Il viaggio dell’eroe…in team

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Se avete già lavorato in team, avete di certo fatto esperienza della sua ricchezza e complessità. Un vero e proprio viaggio dell’eroe, quello del singolo che insieme ad altri avanza verso la propria realizzazione, gli altri, e un obiettivo.

Affrontiamo nelle nostre vite prove più o meno difficili ed inaspettate che diventano, una volta superate, altrettante pietre miliari della nostra crescita spirituale. È un viaggio dell’eroe la nostra vita. Un viaggio che ha, come in ogni racconto che si rispetti, uno stesso pattern: il protagonista trasforma in forza le proprie debolezze nel momento in cui le affronta, e diventa l’eroe quando, con la sua determinazione, conduce sé e gli altri a cambiare, e le sue battaglie sono prima o poi anche le nostre. Gli antagonisti sono i catalizzatori del miglioramento, le resistenze abbattute a picconate dall’incontro con un maestro o un evento deflagrante, l’altalena di vittorie e sconfitte il mezzo per evolvere in consapevolezza e responsabilità personali.

Quando il protagonista del viaggio é un gruppo di lavoro, l’avventura diventa più articolata che per il singolo individuo. I ritmi sono incalzanti e le scadenze ineludibili, le relazioni interpersonali intense e frequenti, la posta in gioco intrisa di significati, le differenze di aspettative, bisogni, valori e stili comportamentali, lontane e a volte contrapposte.

Se da un lato lavorare in gruppo accresce la motivazione e innesca una sana contaminazione di saperi e abilità, dall’altro incrementa le probabilità di divergenze e incomprensioni.

La persona troverà negli altri membri uno specchio che riflette la sua immagine caricaturata. Una stessa caratteristica personale potrà essere oggetto di allergie per qualcuno e motivo di ammirazione per qualcun altro. E il soggetto, di fronte a tali rimandi, potrà confondersi oppure distinguere i tratti di sé da valorizzare e quelli da smussare, da quei rimandi che invece sono l’eco della storia dell’altro. La vera vittoria nel gruppo è quella del singolo sulle proprie insicurezze, credenze limitanti, paure, spinte svalutative, al di là del raggiungimento dell’obiettivo comune.

E questo é quanto sta accadendo anche a noi, le “Cworkers” di Piano C, cinque donne selezionate in un mucchio indifferenziato di 200 persone per realizzare un progetto focalizzato sulle persone e voluto da un’azienda che ha cofinanziato per noi un percorso di formazione e di coaching.

Mai conosciute prima del 26 gennaio scorso e catapultate in una corsa all’obiettivo definito dall’azienda suddetta, ci siamo lanciate a testa bassa sul “to do”, dando per scontato il “come” fare - regole, ruoli, forme di comunicazione - che allo scoccare del primo mese ha reclamato attenzione.

Siamo nello Storming, la fase del team che mette in subbuglio singoli e relazioni mentre consente di superare il Forming, che corrisponde per un gruppo a quanto succede tra due innamorati protetti dall’incantesimo dell’idealizzazione. Ci stiamo scontrando, e finalmente ci stiamo incontrando.

Da coach, per deformazione professionale, leggo i giochi psicologici del tutto inconsapevoli tra di noi e sono combattuta tra assumere il ruolo professionale che ricopro da una vita o lasciarmi attraversare dalla tempesta di gruppo. Alla fine scelgo di vivere quest’esperienza navigando a vista, perché anche il non sapere, qualche volta, é un privilegio. Se non sai, guardi tutto con occhi nuovi. Se non sai, tutto é possibile.


Manuela de Simone
C to Work, terza edizione

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