Kat Von D e le altre: giovani tatuatrici alla riscossa

Credits: Getty Images. Kat Von D, tatuatrice di Los Angeles che ha dato il suo nome a un reality e a una linea di inchiostri e cosmetici green”
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di

Laura Badaracchi

Un tempo era un mestiere tipicamente maschile. Adesso le “artiste dell’inchiostro” aumentano e, grazie alla loro bravura, conquistano sempre più clienti. Anche tra gli uomini

Giovani, preparate, competitive. Le tatuatrici si affermano sempre di più e rivendicano la loro arte davanti ai colleghi uomini. L’11 e 12 marzo, a Roma, in 150 hanno partecipato alla convention internazionale al femminile The Other Side Of The Ink (L’altra faccia dell’inchiostro). Molte di loro hanno animato anche il Tattoo Expo di Bologna, dove sino alla fine di aprile è aperta la mostra Stigmata. La tradizione del tatuaggio in Italia: visitandola, è ancora più facile rendersi conto di come fino a pochissimi anni fa l’arte di incidere la pelle fosse una prerogativa quasi del tutto maschile, sia dal lato dei clienti sia da quello degli artisti. Cosa è cambiato? E perché le tatuatrici donne sono sempre più richieste anche dagli uomini? Lo abbiamo domandato alle dirette interessate.

In foto: Anna Shalaby nel suo studio Octopus Ink a Padova

Le pioniere hanno iniziato negli anni ’80 

Il primo merito va attribuito a un pugno di artiste che a fine anni ’80, mischiando femminismo e arte, hanno aperto la strada alle nuove generazioni. «Donna Mayla, Genziana Cocco, Miss Arianna e Morg Armeni sono pioniere e icone del tatuaggio italiano» dice la 28enne Ilenia Colagiovanni di Vasto (Chieti). «Dobbiamo a loro l’aver sdoganato l’immagine della tatuatrice quando non veniva presa in considerazione o addirittura discriminata». Genziana iniziò a tatuare nel 1988 a soli 17 anni, ma a 30 di distanza le difficoltà per le sue eredi sono ancora molte. Ilenia, per esempio, dopo il liceo artistico ha lavorato in vari settori dell’artigianato prima di realizzare il suo sogno: «Disegnare sulla pelle qualcosa che non poteva essere ceduto o dimenticato». Tra i suoi clienti, le donne prevalgono solo nella categoria over 40. Anche la 27enne Anna Shalaby, laureata in scultura all’Accademia di Belle arti a Venezia e specializzata in figure colorate, non nasconde i problemi. «Questo è un mondo ancora molto competitivo e maschilista. Ma con il tempo il divario tra tatuatore e tatuatrice sta diminuendo».

In foto: Ilenia Colagiovanni, che con il compagno Diego ha aperto a Vasto Heartmade Tattoo

Le giovani sono preparate e pazienti 

Dietro questo boom si nascondono però anche ragioni tecniche. Per esempio molte ragazze, come dimostrano i casi di Anna e Ilenia, hanno una solida preparazione artistica mentre la maggior parte dei maschi è autodidatta: non significa che siano meno bravi, ma il tratto è diverso, come diversa in generale è la capacità grafica di chi ha mani più piccole. Alcune donne, poi, si sentono meno in imbarazzo a farsi tatuare (specie in alcune parti del corpo) da un’artista dello stesso sesso. «Senza contare» conclude la romana Irene Gipsy Divisi, 22 anni e un 30% di clientela femminile «che la nostra natura, accogliente e comprensiva, riesce a entrare più facilmente in empatia con l’utente e a interpretarne i desideri».

In foto: la romana Irene Gipsy Divisi nello studio Fronte del Porto Tattoo Parlour a Roma

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