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La crisi condiziona i rapporti tra colleghi

di Silvia Calvi
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Silvia Calvi

Mamma (separata) di due esplosivi nativi digitali ai quali, tra un esame e l’altro, si aggiunge la...

Secondo gli ultimi dati Istat, la crisi economica non ha prodotto "soltanto" una grave disoccupazione (6,3 milioni di italiani oggi cercano un impiego e, tra questi, il 40 per cento ha meno di 24 anni e il 56,4 per cento non lavora da più di un anno). Ma, complice l'esplosione di contratti di solidarietà, prepensionamenti, licenziamenti e cassa integrazione, negli ultimi anni ha cambiato la vita anche di chi un contratto continua ad averlo.

In generale, chi un impiego ce l'ha lavora di più e guadagna meno (secondo la Commissione di vigilanza sui fondi pensione -1,4 milioni di italiani ha dovuto sospendere i versamenti per i fondi pensione). E, in molti casi, lo spettro del licenziamento, insieme alla frustrazione di non poter puntare su un avanzamento o un aumento per quanto ci si possa dare da fare, genera tensioni, rivalità e invidie (a volte anche meschinità) tra colleghi come non si erano mai viste (è la crisi, baby!)

Ne parlo con le mie amiche e conoscenti. Chiedo alle mamme amiche fuori dai cancelli della scuola. Così scopro che  Raffaella, 43 anni, impiegata in un'agenzia pubblicitaria di quelle blasonate, teme soprattutto i periodi di ferie (o le assenze per malattia) perché, in quelle occasioni, "la serpe di turno" prende le pratiche dalla sua scrivania e sbandiera ai quattro venti che lo fa per aiutarla. Sembra un bel gesto, ma ovviamente produce l'effetto di indebolire la sua immagine. «Il risultato è che, anche quando sono al mare, mi capita di pensare angosciata all'ufficio. E non mi era mai successo!» ammette.

C'è poi la storia di Maristela, sudamericana. Nell'impresa di pulizie per cui lavora, battutine o commenti pesanti sono all'ordine del giorno: c'è la crisi e, secondo alcuni colleghi, lei occupa un posto di lavoro che, invece, spetterebbe a un italiano. Alla fine prende la parola Nina che, con un po' di imbarazzo, ammette di odiare la sua vicina di scrivania: «Perché lei è stata promossa e io no? Abbiamo le stesse competenze, quasi la stessa anzianità di servizio, non è giusto! Proprio non mi va giù!». Mi torna in mente il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. L'avete visto?

Mi piacerebbe saperne di più. Vi riconoscete in questo quadro? Se avete voglia di condividere la vostra storia, raccontatemela: sarebbe un'ottima partenza per approfondire l'argomento sulle pagine di Donna Moderna a partire da vicende reali più che dalle statistiche. Cito ancora dei numeri solo perché confermano che il clima è davvero peggiorato. Una ricerca Eurispe dice che oggi siamo tutti molto più stressati (dichiara di esserlo il 92 per cento dei dipendenti) .

E le ragioni sono soprattutto quattro: le pressioni sulle date di consegna (59,5 %), la mancanza di tempo da dedicare a se stessi (51, 7%), i carichi eccessivi di (51,5%) , l'assenza di stimoli professionali (50,5%). E, subito dopo, a causare malessere sono proprio  i rapporti con i colleghi (30%).

Così diritti normali e dati per acquisiti (le ferie, appunto, o la maternità, o i permessi per la malattia di un figlio) in certi ambienti sono, ormai, diventati un problemao. Il dipendente teme di indebolire al sua immagine, di diventare il capro espiatorio se in ufficio non si chiude un contratto o un progetto non va a buon fine, di essere accusato di scarsa produttività se le vendite calano. No, non è giusto.

E voi, cosa ne pensate?

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