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3 domande sul lavoro del futuro

di Isabella Colombo
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In molti casi i robot ci sostituiranno, ma a noi resteranno i mestieri creativi. Le aziende avranno pochi dipendenti e tanti collaboratori. E tutti dovremo abituarci a orari flessibili

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In molti casi i robot ci sostituiranno, ma a noi resteranno i mestieri creativi. Le aziende avranno pochi dipendenti e tanti collaboratori. E tutti dovremo abituarci a orari flessibili

Sempre più flessibile, specialistico, manuale. E sempre meno stabile e sicuro. Sarà così, secondo il Roosevelt Institute di New York, il lavoro del futuro. Non solo a causa della crisi. Nei prossimi anni assisteremo alla diffusione dei robot, che sostituiscono le persone. E faremo i conti con un fenomeno per ora sotterraneo. «Una rivoluzione organizzativa è già iniziata nelle aziende» dice Vincenzo Moretti, sociologo della Fondazione Giuseppe Di Vittorio di Roma. «Siamo all’inizio, ma alcuni segnali si vedono». Ecco quali.

FAREMO NUOVE PROFESSIONI? Sì. I ricercatori della Oxford University ritengono che il 47% di tutti i posti di lavoro sia destinato a sparire. I robot svolgeranno le mansioni di operai, assicuratori, commercialisti, cassieri, e qualsiasi compito che Olycompossa essere standardizzato. Non corrono il rischio di restare disoccupati, invece, coloro che hanno impieghi creativi e di relazione con altre persone, dagli assistenti sociali agli psicologi di coppia, dagli avvocati agli insegnanti. In particolare ci sarà una riscoperta della manualità. Non, però, nei mestieri di basso profilo. «Gli artigiani sposeranno la tecnologia più avanzata: useranno la progettazione al computer e il design multimediale per realizzare oggetti unici, ad alto valore aggiunto» spiega Michele Tiraboschi, giuslavorista e direttore del Centro studi sul lavoro Adapt-Marco Biagi di Modena. Tra questi ci sono gli esperti di stampanti 3D che riescono a disegnare di tutto, anche singoli pezzi di ricambio su commissione che sarebbe costoso richiedere di fare in un’azienda.

ANDREMO ANCORA IN UFFICIO? Sempre meno, perché le imprese assumeranno pochi impiegati e avranno molti collaboratori esterni. «Negli Usa i freelance crescono più dei lavoratori subordinati» dice Tiraboschi. E in Italia molta nuova occupazione è a tempo determinato. «Questo è dovuto alla difficoltà, per un imprenditore, di prevedere il futuro. I prodotti diventano rapidamente obsoleti e, per esempio, un’azienda non sa che tipo di professionsita gli servirà tra 5 anni. Di conseguenza non si assume per sempre». Chi continuerà ad andare in ufficio, lo troverà più attento alle esigenze personali: in questi anni i servizi di welfare offerti dalle imprese italiane ai dipendenti, come gli asili, sono aumentati del 29%. Ci sono poi i collaboratori esterni, che avranno nuovi luoghi di lavoro. «Aumenteranno sia gli spazi in affitto per il coworking sia i makerspace con gli strumenti, condivisi, degli artigiani: ambienti in cui ci si scambia idee» dice il sociologo Moretti. Così un architetto avrà accanto un grafico o un fotografo: insieme potranno portare avanti progetti comuni.

AVREMO PIÙ TEMPO LIBERO? In molti casi sì, se sapremo organizzarci bene. Chi resterà in azienda non dovrà timbrare il cartellino. «Si lavorerà per obiettivo o per progetto, senza un orario fisso: torni a casa quando vuoi tu, se garantisci il risultato» spiega Tiraboschi. È per questo che la società britannica Virgin lascia ai dipendenti la responsabilità di scegliere da soli quando prendersi le ferie. Tutti, a partire dai freelance, dovranno diventare manager di se stessi. «Il confine tra vita privata e lavoro sarà fluido e bisognerà adottare nuovi modi per gestire il tempo» dice
Moretti. «Altrimenti il rischio è lavorare di più».

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