Le malgare 2.0

Credits: Ipa

Radunare il bestiame alle 4 e mezzo del mattino, camminare verso la stalla al suono dei campanacci, vedere come il latte munto si trasforma in panna. È la vita di ogni giorno nelle malghe, i pascoli alpini. Un’esperienza che d’estate attira un numero crescente di turisti: in Veneto le guide accompagnano coppie e famiglie intere alla scoperta delle 90 fattorie sull’Altopiano di Asiago, dove dal 3 al 6 settembre c’è la kermesse “Made in Malga” che l’anno scorso ha registrato 30.000 visitatori (madeinmalga.it). E in Trentino, fino al 12 settembre, si può partecipare all’iniziativa “Albe in Malga”, per vivere un giorno come veri montanari (visittrentino.it/ albeinmalga).

In alta quota si sta lontani dalla iperconnessione (i cellulari non “prendono”), ma vicini al ritmo delle stagioni. Si riscopre il contatto con la natura, in armonia fra terra e cielo. E dopo? «Dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere» osserva lo scrittore Mauro Corona, celebre scalatore che da ragazzo è stato un malgaro. Come dire che della montagna ci si può solo innamorare. C’è chi lo intuisce durante una vacanza mordi e fuggi. E chi, invece, ne fa uno stile di vita. Sì, la malga può diventare un posto in cui trasferirsi per inventarsi un lavoro. Rivisitando con passione imprenditoriale un mestiere tradizionale. E, a sorpresa, spesso sono proprio le donne fra i 20 e i 40 anni a fare questa scelta. Come mostrano le 4 storie che raccontiamo qui.

Cristina ha ereditato dal nonno la vocazione per l’alpeggio
Ha seguito le orme del padre e vive nell’azienda casearia che le ha lasciato il nonno: «Sono affezionata alle mucche: se ne muore una ci sto male». Cristina Gusmeroli, 21 anni, ha vissuto a stretto contatto con gli animali fin da piccola «quando nella stalla ero più di «intralcio che d’aiuto, ma volevo esserci a tutti i costi» racconta. A 15 anni ha iniziato a fare il formaggio come suo fratello Martino, oggi 31enne e “collega” malgaro. «Dà soddisfazione vedere i clienti che tornano perché hanno apprezzato la ricotta o il burro che hai preparato con le tue mani» nota. D’estate Cristina gestisce la produzione in due alpeggi lombardi, Alpe Garzino e Alpe Orta Vaga in Valtellina. «È una vita dura: svegliarsi prima dell’alba, non avere corrente elettrica e usare l’energia dei pannelli solari... Però è sempre stato il mio sogno e voglio continuare». Rimpianti? «Se potessi tornare indietro, frequenterei l’istituto agrario; invece ho preso il diploma di segretaria d’azienda. Ma mi è servito, perché ora mi occupo pure della contabilità della nostra impresa. Lavorare in famiglia è bello: si litiga un po’, ma siamo una squadra».

Mandra insegna ai ragazzi come si fanno i formaggi della tradizione
Mandra Schennach, 35 anni e 3 figli, cura insieme al marito, che d’inverno fa il boscaiolo, la filiera del formaggio con i ritmi di una volta: dal pascolo alla mungitura in stalla, dalla stagionatura alla vendita. «Da sola di fronte al mio pentolone lavoro quintali di latte al giorno, ma non mi pesa. Quando i miei bambini erano piccoli me li legavo con una fascia sulla schiena e via!» racconta. La sua Malga Stabolone in Valle del Chiese, in Trentino, sembra uscita da un’altra epoca: senza fronzoli, per pochi visitatori. «Ho iniziato da giovanissima, dopo esperienze come lavoratrice stagionale sul Lago di Garda» ricorda Francesca. Che oggi è diventata un esempio per i ragazzi che vorrebbero percorrere la sua strada professionale. «Quassù mi raggiungono tanti allievi per imparare come si fa un buon formaggio con il metodo tradizionale. Quello che io amo come un figlio».

Paola preferisce la fattoria a un posto in ufficio  «Quassù mi sono scordata tacchi e unghie laccate, ma la cosa più bella è fare questo mestiere con passione». Paola Bortoli, 40 anni, sintetizza così la sua scelta di trasferirsi a 1.700 metri a Valnontey, 3 chilometri da Cogne, in Valle d’Aosta. La prima volta che ha visto il paese aveva 5 anni ed era in vacanza con i genitori: «Ricordo ancora le lacrime durante il viaggio di ritorno in città, dove non ci sono prati». Un amore immediato che è diventato uno stile di vita quando a 27 anni ha ritrovato Massimiliano, conosciuto da bambina proprio in montagna, e lo ha sposato. «All’epoca avevo un ottimo impiego a Milano in una multinazionale e dovevo partire per Bruxelles, promossa a un posto in direzione. Ma ha vinto la voglia di alta quota» racconta. Con il marito e i 3 figli nati nel frattempo, Michel, Léon e Julie, ora Paola gestisce la fattoria Ferme du Grand Paradis. «Altro che ufficio: qui ho la mia stalla con capre e vacche, un caseificio, un negozio, un piccolo agriturismo e un ristorante. Provo più soddisfazione nel creare i formaggi tipici che nello stare seduta dietro una scrivania».

Stefania ha lasciato gli studi per dedicarsi agli animali
«La mucca a cui sono più affezionata? L’ho vista nascere un anno e mezzo fa e l’ho chiamata Hermosa: significa “bellissima” in spagnolo». A 22 anni, Stefania Sartori dirige la Malga Trat in Valle di Ledro, in Trentino, da vera imprenditrice. «Le responsabilità sono tante, ma quando vedo lo stupore dei turisti che vengono a trovarci, mi rendo conto di quello che si perdono e che invece io ho sempre davanti agli occhi». Stefania ha lasciato la scuola prima per viaggiare tra Irlanda e Sudamerica, poi per dedicarsi agli animali: «Non c’è solo la mungitura 2 volte al giorno. Bisogna stare sempre dietro alle mucche. Lo ammetto, non ci sono feste, non si va mai in vacanza, insomma qualche rinuncia la faccio. Ma qui ho imparato 3 cose: a rispettare i ritmi della natura, a non sprecare nulla e a fare di necessità virtù. Per esempio, se d’estate ci sono pochi temporali, dobbiamo custodire l’acqua piovana e usarla con parsimonia».

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Laura Badaracchi, Alessandra Gesuelli

Quest’estate le malghe sono prese d’assalto dai turisti. Ma nei pascoli alpini non si va soltanto in vacanza: c’è chi decide di stabilirsi lì. Come hanno fatto quattro giovani imprenditrici

 

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