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Non studiano e non lavorano: il piano Garanzia giovani li aiuta?

di Myriam De Filippi
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È partito il programma Garanzia giovani a cui hanno già aderito 70mila ragazzi. Una nuova opportunità che, però, in tante Regioni rischia di incepparsi

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È partito il programma Garanzia giovani a cui hanno già aderito 70mila ragazzi. Una nuova opportunità che, però, in tante Regioni rischia di incepparsi

De filippi Miriam
Un'opinione di

Myriam De Filippi

Si occupa di attualità, in particolare lavoro ed economia. È l'”amministratore...

 

Per i cosiddetti “Neet”, i 19 -29enni che non studiano e non lavorano, Garanzia giovani riuscirà a essere una zattera verso il futuro? In tanti ci contano e già quasi in 70mila hanno chiesto di partecipare a questo programma europeo contro la disoccupazione giovanile, che in Italia è arrivata al 46%. Capire se una simile moltitudine carica di speranza non andrà delusa si fa pressante quando  quei 70mila Neet li sottrai all’anonimato delle statistiche delle sigle e dai loro un volto e un nome.

Io penso allora a Manuel, 22enne torinese, che ha deciso di iscriversi a Garanzia giovani. A convincerlo è stata la madre, una mia amica, che mi dice: «Finito il corso professionale, Manuel ha fatto un paio di stage ma poi non è stato assunto perché altri neodiplomati sono arrivati a sostituirlo. Io non ce la faccio più ad averlo a carico e a vederlo tutto il giorno in casa a chattare, senza prospettive». Alla mia domanda, forse non propriamente arguta, «Ha una ragazza?», mi sento controbattere con crudo realismo: «No money, no love: se non hai soldi nessuno ti vuole».

Ma la bordata più realista la ricevo quando leggo  il “libretto di istruzioni” di Garanzia giovani (clicca qui www.garanziagiovani.gov.it/) scopro che il meccanismo è complicato e in qualche punto a rischio inceppamento. Complicato perché prevede varie fasi:

1. entro 60 giorni dall’iscrizione il ragazzo dovrebbe essere chiamato dalla Regione e indirizzato a un Centro per l’impiego;

2. al Centro per l’impiego un funzionario studierà il suo caso;

3. entro altri 4 mesi il giovane può ricevere una tra tante proposte: corso di perfezionamento, stage, iscrizione al servizio civile, tirocinio di 6 mesi presso un’impresa che abbia stipulato una convenzione con il Governo.

Quindi, caro Manuel, armati di pazienza. E anche di fiducia. Il perché lo spiega Giulia Rosolen, ricercatrice di Adapt (associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e le relazioni industriali), che sta monitorando la realizzazione concreta di Garanzia giovani in tutta Italia:

«In molte Regioni mancano le delibere attuative. Sono poche quelle come Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna davvero già pronte e, quindi, in grado di dare risposte effettive ai ragazzi che si sono iscritti. Altra questione: i Centri per l’impiego spesso non operano in modo efficiente e loro stessi dipendono dalle province, ora in fase di smantellamento. Se si vuol far funzionare Garanzia giovani, occorre costruire una rete capace di tenere insieme tutti gli attori del mercato del lavoro. Questo programma non è, però, una zattera piena di falle. Resta un’opportunità, anche se i punti critici vanno corretti. E al più presto».

Di Garanzia giovani tornerò a parlare. E a voi chiedo di raccontarmi le vostre storie di ragazze e ragazzi senza lavoro: quali sono le difficoltà più grandi che incontrate? In che modo sperate di trovare un posto?

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