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Oggi il lavoro si trova nei Paesi dell’est

di Adriano Lovera
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Sono sempre di più gli italiani che cercano fortuna nei Paesi dell'Est. Dove l'economia è in crescita e le opportunità di lavoro aumentano. Parola degli esperti. E di chi si è trasferito.

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Sono sempre di più gli italiani che cercano fortuna nei Paesi dell'Est. Dove l'economia è in crescita e le opportunità di lavoro aumentano. Parola degli esperti. E di chi si è trasferito.

Negli anni ’90, insieme ai Pet Shop Boys, cantavamo Go west. Tutti a Ovest. A 30 anni di distanza, il ritornello si è capovolto: tutti a Est.

Proprio lì, negli Stati dell’ex blocco sovietico, che ormai di comunista non hanno più nulla, oggi sempre più italiani riescono a far fortuna.

Ma da che cosa nasce questo fenomeno? «L’Est europeo è attraente per molti motivi. In primo luogo, offre opportunità professionali. In Europa orientale ci sono Paesi in rapida crescita, che stanno recuperando l’arretratezza del passato grazie a un cocktail fatto di Fondi europei ben spesi e tassazione leggera » spiega Matteo Ferrazzi, economista, autore del volume Me ne vado a Est. Storie di imprenditori e cittadini italiani nell’Europa ex comunista (Infinito edizioni).

I PRO

01. Londra e Berlino perdono appeal.

«L’economia tedesca sta rallentando. La Gran Bretagna attira ancora molti italiani, ma il governo inglese sta tagliando il welfare per gli stranieri e Londra è ormai sovraffollata, con prezzi delle case e affitti alle stelle» dice Ferrazzi.

A fronte delle difficoltà delle tradizionali mete di emigrazione per gli italiani, la provincia di Praga vanta oggi il tasso di disoccupazione più basso dell’Unione europea: 2,5%.

02. L’Est attrae banche e multinazionali.

Le persone che si spostano in Europa orientale lo fanno spinte da due considerazioni: quei Paesi offrono opportunità di trovare un lavoro che preveda ritmi sostenibili e una buona qualità della vita.

«C’è poi un elemento nuovo» aggiunge l’esperto Ferrazzi. «Una volta, in queste zone c’era fame soltanto di manodopera poco specializzata, perché le industrie, comprese quelle italiane, delocalizzavano per sfruttare il basso costo del lavoro. Oggi, invece, si assumono ingegneri e informatici».

La Polonia ospita decine di banche importanti, dall’italiana Unicredit all’americana Goldman Sachs. In Romania è da poco sbarcata la multinazionale delle gomme Continental: non per produrre pneumatici, ma per realizzare un centro ricerche che assorbirà 400 ingegneri. A Praga, invece, Amazon ha appena aperto il centro tecnologico che fornisce assistenza alle filiali di tutto il continente, assumendo 500 persone. «Anche nel commercio, nei campi della ristorazione o dell’arredamento, sta emergendo una classe media sempre più affamata di prodotti made in Italy» aggiunge l’esperto.

Ciò significa che per i nostri connazionali si moltiplicano le opportunità di aprire negozi e di avviare attività di import-export.

I CONTRO

01. Bisogna imparare la nuova lingua.

Non mancano, ovvio, le difficoltà. «La lingua è un ostacolo duro da superare. Imparare gli idiomi slavi da adulti è tutt’altro che semplice, così si corre il rischio di fare una vita un po’ chiusa e frequentare solo gli altri stranieri» ammette Ferrazzi. «La sanità, invece, è mediamente a un livello accettabile. Anche se in certi posti, come in Romania, è spesso complesso accedere a un buon ospedale e avere le cure migliori».

02. Non sempre si trova subito un posto.

Alle famiglie che si trasferiscono nell’Europa dell’Est basta uno stipendio per vivere senza grandi privazioni nell’attesa, di solito non lunga, di cogliere l’occasione giusta. Come racconta Nastasia De Icco, 35enne che vive a Praga con il marito Diego: «Lui si occupa di produzioni video e guadagna bene. Io sono un avvocato neo mamma. Per ora ho ricevuto due offerte. Uno studio legale internazionale mi chiedeva il full time per mansioni di basso livello. Mentre un call center mi avrebbe accordato il part-time a 5 euro l’ora. Ne costa di più una baby sitter che parli inglese. Così aspetto».

Ecco le storie di chi ha già fatto il salto a Est.

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