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Perché 3 è il mio numero magico per lavorare

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Per me che sono abituata a lavorare al mio tavolino guardando uno schermo, (sono la firma di The Swinging Mom e sono redattrice di due magazine digitali), che rimanda come massimo feedback un sistema impallato o meno, lavorare per tre mesi, tre giorni alla settimana insieme ad altre quattro donne è stato un bellissimo “shock”.

Siamo tutte diverse: per competenze, per caratteri, formazione e background personale. Senza il percorso comune di Cto Work, le nostre vite difficilmente si sarebbero incrociate. Eppure, dopo un primo periodo di naturale assestamento, in cui abbiamo dovuto prendere le rispettive misure, posso dire che abbiamo raggiunto un bell’equilibrio. Mi sono scoperta a sentirmi bene in questa insolita alternanza tra “abbuffata” di stimoli ed ispirazione, e una fase successiva di quiete “ruminante”, che poi, quasi per magia, sedimenta nei giorni successivi e crea, potentemente. Questo andamento in modalità montagne russe mi si è come cucito addosso: ne avverto il riverbero positivo sull’intero processo che genera le idee, anche personali.

Da quando sono impegnata in quest’avventura, è come se la mia mente, già notevolmente “multitasking” e abituata a districarsi in gimcane quotidiane, avesse trovato un nuovo assetto, particolarmente congeniale alla sua resa migliore. Una dimensione in cui la fiducia reciproca è il pilastro: non a caso tra gli esercizi di team building, uno degli elementi fondamentali è stato proprio costruire i presupposti per una certa dose di “abbandono” e senso di sicurezza nel gruppo. Una volta consolidata questa base, si è potuta intessere via via tutta la fitta trama squisitamente femminile fatta di lavoro ma anche di confidenze, di discussioni e confronto, di risate e consigli.

Ma veniamo alla domanda che sicuramente ormai frulla in testa a chi legge: in concreto, cosa si fa a Piano C in questi tre mesi? Il nostro progetto si struttura a tre livelli: (eccolo di nuovo, il numero magico!)

• Il primo mira a perfezionare la nostra formazione personale su specifici aspetti che possono potenziare il nostro curriculum: c’è chi ha scelto il corso sui Social Media, chi ha imparato i pro e i contro della Partita Iva e chi dopo questi tre mesi sarà in grado di stilare un Business Plan coi fiocchi.

• Un secondo punto è la possibilità di sperimentare lo strumento del coaching individuale e di gruppo: un lavoro utile per fare chiarezza e far emergere punti di forza e debolezza in noi stesse.

• Infine, acquisita questa maggior sicurezza, abbiamo la possibilità di applicarla ad un progetto aziendale concreto. Quest’anno la partnership è con QVC, azienda rimasta “misteriosa” fino all’ultimo, che ci ha affidato il delicato compito di studiare le best practice del mercato in tema di employer branding e talent acquisition. Questi due concetti stanno rivoluzionando il mondo del marketing e delle risorse umane, spostando il baricentro dal tradizionale processo di recruitment ad una gestione innovativa degli elementi di attrattività di un’azienda, al fine di assicurarsi il miglior team e qualità dell’ambiente di lavoro possibili.

Se vi incuriosisce questa formula, davvero magica per quanto mi riguarda, e volete saperne di più, seguite il profilo di C to Work perché ci sono ancora, di certo, molte sorprese che ci aspettano!

Sabina Frauzel
C to Work, terza edizione

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