Quello che non sai sulle consegne in 24 ore

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Ilaria Amato

Dalla cena agli abiti griffati, ai regali natalizi. Nel 2017 i servizi di delivery hanno registrato un boom del 30%. Ma hanno effetti collaterali inaspettati

Basta un clic e a casa ti portano qualsiasi cosa: dal cetriolo bio al capo firmato, dalla console per i videogiochi alla mensola. I servizi di delivery sono sempre più efficienti, e richiesti. Secondo la società di statistiche Euromonitor, l’Italia è il secondo Paese al mondo per consegne a domicilio di cibo, con un giro d’affari per il 2017 di oltre 11,5 miliardi di euro: davanti a noi, solo gli Stati Uniti. Oltre agli alimenti, anche informatica, elettronica di consumo e abbigliamento tirano, registrando un aumento del 28% nell’ultimo anno. Un vero e proprio boom. Questa impennata del mercato quali effetti collaterali ha?

Ne risente la salute dei fattorini

«Chi fa consegne a domicilio con un furgone deve recapitare in media 200 pacchi al giorno. Per riuscirci trascorre dalle 7 alle 11 ore nel traffico, senza poter scegliere la strada da seguire: le grandi aziende come Amazon usano un algoritmo che traccia in modo automatico il percorso da fare, e non sempre è il più breve e logico» spiega Alessio Gallotta, sindacalista della Filt- Cgil di Milano. «La parte più dura di questo lavoro non è costituita tanto dagli spostamenti quanto dagli stop: le circa 160 volte al giorno in cui si parcheggia il furgone, si scaricano i pacchi, si salgono le scale con il peso, tra l’altro senza nessuna formazione specifica su come farlo per non danneggiarsi la schiena. È un mestiere usurante, oltretutto, con scarso margine di recupero: spesso c’è un solo giorno di riposo a settimana».

Cresce il rischio di incidenti

La parola d’ordine è consegnare tutto. A fine giornata devi arrivare a quello che in gergo chiamano “obiettivo zero”: rientrare in magazzino senza nulla. La fretta fa aumentare il rischio di incidenti, mentre la sicurezza passa in secondo piano. «Questi lavoratori hanno scarsissime coperture assicurative, spesso di tipo privato» spiega Marta Fana, economista, autrice di Non è lavoro, è sfruttamento (Laterza). «Il contratto nazionale logistica e trasporti appena rinnovato include esplicitamente i fattorini in bici e moto, quindi i lavoratori delle piattaforme come Just Eat, Deliveroo, Foodora. Tuttavia lo snodo della questione è che i fattorini non sono riconosciuti come dipendenti, diretti o indiretti, di queste aziende, bensì come collaboratori o partite Iva. Per questo non hanno diritto a nulla: dal salario previsto dal contratto nazionale alle ferie, dalla malattia ai regimi orari». «Il tutto per un euro a consegna» aggiunge Alessio Gallotta.

Aumenta lo smog

Non ci si pensa, ma le consegne a domicilio hanno un impatto forte anche sull’ambiente. Una ricerca dell’università del Delaware ha rivelato che l’impennata degli acquisti online comporta un aumento di traffico e smog, visto che i pacchi vanno recapitati a casa, uno a uno. «Non solo: il mito delle consegne h24, 7 giorni su 7, si sta sgonfiando» fa notare Alessio Gallotta della Filt- Cgil. «Il 50% di quelle effettuate la domenica va a vuoto, e quindi devono essere ripetute nei giorni successivi, raddoppiando lo spreco di carburante e la congestione stradale».

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