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Sarah Lewis: Impariamo dai nostri fallimenti

Cadendo e rialzandosi, trovando altre strade e imparando dai propri insuccessi si scoprono cose nuove. E' questa la lezione di Sarah Lewis, professoressa di Harvard, che insegna come le più grandi invenzioni e i capolavori sono nati così

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Cadendo e rialzandosi, trovando altre strade e imparando dai propri insuccessi si scoprono cose nuove. E' questa la lezione di Sarah Lewis, professoressa di Harvard, che insegna come le più grandi invenzioni e i capolavori sono nati così

In questi giorni a Milano c'è una importante conferenza dove partecipano manager e imprenditori in cerca di ispirazioni. Si chiama World Business Forum (Wobi) e vede sfilare sul palco grandi storymaker, gente con una storia da raccontare.

Da sir Ken Robinson, un'autorità in tema di educazione in Gran Bretagna, al patron della Virgin Richard Branson; dallo chef  Davide Oldani al coach di Rafa Nadal, lo zio Toni; dall'esperto di pensiero creativo Seth Godin fino al papà di Malala, Ziauddin Yousafzai e a María Belón medico spagnolo sopravvissuta allo tsunami del 2004 e la cui storia ha ispirato il film The impossible con Naomi Watts.

Ognuno ha raccontato la sua esperienza, il suo sguardo sul mondo. Una in particolare mi ha colpito: quella di Sarah Lewis, docente di Arte e African American studies ad Harvard e autrice di The Rise (che in italiano suona come "l'ascesa", il rialzarsi), un best seller negli Usa.



Sarah Lewis è giovane e bella e il suo messaggio è controcorrente: i fallimenti ci aiutano a crescere, a migliorare, a prendere le misure con noi stessi e con gli ostacoli che dobbiamo affrontare.


Cita Winston Churchill e J.K Rowling (quella di Harry Potter), gli artisti del Novecento e Michelangelo.

«Imparare dai fallimenti è qualcosa che non ti insegnano a scuola o nella vita. Io ho cominciato a occuparmene quando ho visto che le persone che ammiravo e che mi erano di ispirazione ne erano passati attraverso. E che, grazie agli insuccessi, erano riuscite a intraprendere strade diverse» mi racconta quando la incontro.

Il libro, dice, l'ha scritto per inspirare altra gente. «Se non impari a padroneggiare gli insuccessi non sei in grado di scoprire altre cose».

Ma come si fa a "digerire" un fallimento senza cadere nella frustrazione? Sarah Lewis inizia il suo saggio raccontando la storia di un gruppo di ragazze arciere. Del loro provare e riprovare a scoccare la freccia sempre più vicino all'obiettivo, della ricerca del gesto perfetto, quello un po' di sbieco. Della tenacia che ci vuole.

Distinguere tra successo e maestria: il successo è colpire il cerchio da 10 punti, la maestria è sapere che non serve a niente se non sai farlo di nuovo e di nuovo.

E per raggiungere la maestria devi passare attraverso i fallimenti, perseguire una certa eccellenza nell'oscurità.

Maestria è l'avvicinarsi, non l'arrivare. E questo ci può portare a essere migliori.

«La creatività nasce da questo, il fallimento è importante per capire chi siamo e i nostri limiti. Non è detto che ci si riesca sempre, ma quando ce la si fa è un happy ending».

La cultura, l'arte, continua ancora Sarah Lewis, ci aiutano ad avere un pensiero laterale, a usare l'immaginazione, fonte principale per la creatività e il rinnovamento. «L'immaginazione è più importante della conoscenza, diceva Einstein» mi spiega.
Meglio perseguire una costante ricerca invece del raggiungimento di un obiettivo.

Si tratta insomma di cambiare i nostri parametri, di riassestarsi e capire cosa è veramente importante nella vita. Perché molti dei più importanti trionfi dell'umanità, compreso alcuni Premi Nobel e capolavori letterari e artistici sono conversioni, correzioni, dopo prove fallite.

«Kafka vedeva incompletezza dove noi oggi vediamo capolavori. Ed è per questo che abbiamo America, Il processo o Il castello».

Mi viene da pensare alla fatica che facciamo noi donne nel bilanciare tutte le nostre "facce": di mamme, lavoratrici, casalinghe, amanti, mogli... Quanti fallimenti incontra una donna, soprattutto nella sua carriera e nella sua vita. «Vero» mi risponde. «Per questo il messaggio è ancora più importante per noi donne». Del resto siamo noi che sappiamo il valore della resilienza, dell'adattamento.

Insomma, la parola d'ordine è non arrendersi ma vedere le cose che non vanno come un'opportunità per un rinnovamento. Perché, conclude, citando Oprah Winfrey: «In fondo il fallimento è solo la vita che ci porta verso un'altra direzione».

 

 



 

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