Noi, che abbiamo trovato lavoro grazie a una laurea scientifica

Credits: Olycom
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di

Isabella Colombo

Sono ancora poche le ragazze che scelgono facoltà  come ingegneria o informatica. Eppure una laurea scientifica apre molte porte. Ecco le storie di quattro donne che hanno avuto successo dopo essersi laureate in materie scientifiche. Con i consigli per vincere i pregiudizi

Stem, ovvero scienza, tecnologia, ingegneria e matematica: sono le materie sconsigliate per decenni alle donne perché, secondo uno stereotipo molto diffuso, non sono portate per numeri e formule. Niente di più falso.

Purtroppo, però, le ragazze hanno interiorizzato questa discriminazione e difficilmente scelgono una facoltà scientifica, soprattutto nel nostro Paese. Lo dimostrano i dati. In Italia la percentuale di donne che occupano posizioni tecnico-scientifiche è tra le più basse dei Paesi Ocse: il 31,71% contro il 68,9% di uomini. Solo il 5% delle quindicenni italiane, poi, aspira a intraprendere professioni tecniche o scientifiche (dati Ocse, Istat ed Eurostat).

Molti i progetti nati per stimolare e attrarre l’interesse degli adolescenti verso lo studio delle Stem. Il più recente si chiama Hypatia, come la matematica e astronoma vissuta in Grecia tra il IV e il V secolo, e coinvolge insegnanti, studenti, aziende e istituti di ricerca italiani. Lo scopo è cambiare il modo in cui vengono insegnate le materie scientifiche dentro e fuori dalla scuola.

#EuFactor - Il genio è dentro di te è invece un progetto dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia che stimola nei ragazzi da 16 a 19 anni la passione per le Stem in vista delle nuove opportunità di lavoro (eufactor.eu).

Ecco quattro storie di donne che hanno avuto successo dopo aver studiato una materia scientifica. 

  • Credits: Federico Barattini
    Elisa Palazzi
    Studia montagne e ghiacciai per capire come salvare il Pianeta
    37 anni, fisica, lavora all’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche.

    «Non è che da bambina passassi le giornate a guardare le nuvole sognando di fare la scienziata del clima. Anzi, c’è stato un momento in cui ho pensato che sarei diventata l’insegnante di ginnastica. Studiare fisica è stata una scelta casuale: un professore bravo e carismatico del liceo mi ha fatto scoprire il bello di questa materia e capire che non sarebbe stato più complicato che studiare altro. Sono arrivata al Cnr di Bologna durante le ricerche per la tesi di laurea, sono rimasta a lavorare con stage e assegni di ricerca e poi mi hanno trasferito a Torino: il mio gruppo di lavoro è internazionale ed è specializzato nello studio del clima e dei suoi mutamenti in montagna. È importante oggi monitorare le vette, dove il riscaldamento è più intenso e rapido che altrove, causando cambiamenti nello stato dei ghiacciai, perdita di biodiversità e pericolo per le riserve d’acqua. È utile pr capire quali provvedimenti prendere». 

    Il consiglio di Elisa
    «Le facoltà scientifiche sono considerate difficili e molte ragazze pensano di non farcela. Non è così: io a scuola ero brava ma non ero la classica secchiona. Eppure sono diventata uno scienziato. Perché se studi con impegno e ti interessa l’argomento non c’è nessun ostacolo all’apprendimento, anche se la materia può apparire ostica».

  • Susanna Terracini
    Crea formule matematiche semplici per analizzare numeri complessi
    53 anni, matematica, insegna e svolge ricerche all’Università di Torino.

    «Ho sempre amato i numeri ma a differenza delle colleghe, che volevano diventare insegnanti, io puntavo alla ricerca. Fare carriera non è stato facile: spesso si pensa che le donne, anche se preparate, non abbiamo la statura per ricoprire ruoli di livello. Anche a me è venuto il dubbio ma l’ho cacciato e ora dirigo un programma di ricerca finanziato dall’European research council: creo sistemi di calcolo per analizzare dati. Oggi se studi matematica puoi specializzarti in altri settori, come informatica o finanza, perché sai costruire metodi per risolvere problemi».

    Il consiglio di Susanna
    «Presiedo l’European women in mathematics, una rete che sostiene le matematiche. Per essere più forti le donne Stem devono fare rete, più siamo isolate più l’ambiente tende a non farci sentire all’altezza».

  • Credits: Ambrosi
    Paola Girdinio
    Progetta reti elettriche che combattono spreco e inquinamento
    60 anni, è nel Consiglio d’amministrazione di Enel e ha lavorato per il ministero dell’Ambiente e del territorio.

    «Spesso si pensa che le materie scientifiche, rispetto a quelle umanistiche, siano aride. Non è così. Per me la fisica è come la filosofia, ti aiuta a capire il perché delle cose. E se ti avvicini senza stereotipi ti rendi conto che è appassionante. Lo stesso vale per l’ingegneria: non si tratta solo di numeri, serve creatività. Quella che uso per progettare le Smart grids, reti energetiche intelligenti a zero spreco che andranno a tutto vantaggio del nostro Pianeta».

    Il consiglio di Paola
    «Quando fui nominata preside della facoltà di Ingegneria di Genova, la prima volta per una donna, le iscrizioni femminili aumentarono del 20%. Questo vuol dire che a volte basta una piccola spinta. Eccone una: le donne negli studi scientifici ottengono in media volti più alti dei colleghi maschi!».

  • Donatella Sciuto
    Inventa i sistemi di calcolo che fanno funzionare telefonini, telepass e lavatrici
    54 anni, ingegnere informatico, insegna Architettura dei calcolatori e sistemi operativi al Politecnico di Milano dove è prorettore.

    «Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che non mi ha mai fatta sentire diversa da mio fratello. Ero io, non lui, ad aiutare papà nei lavori manuali in casa. Scegliere studi che mi permettessero di creare e progettare è stato naturale. Ora realizzo sistemi digitali complessi di calcolo, quelli che servono per far funzionare uno smartphone, il telepass o la lavatrice. Un settore che diventerà sempre più importante in un mondo digitale e iperconnesso».

    Il consiglio di Donatella
    «Ai miei tempi, in ingegneria, su 400 iscritti c’erano 4 donne. Avrei potuto sentirmi un’extraterrestre e lasciare. Invece non ne ho fatto un problema: ho capito che spesso gli ostacoli sono nella nostra testa e dobbiamo imparare a non porci limiti».

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