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Tutti i lavori che facciamo senza saperlo

di Rossana Campisi

Mobili da montare, viaggi decisi al pc, home banking. Ogni giorno svolgiamo attività che qualcuno, pagato, faceva per noi. Ma chi ne beneficia e chi ci perde davvero?

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Mobili da montare, viaggi decisi al pc, home banking. Ogni giorno svolgiamo attività che qualcuno, pagato, faceva per noi. Ma chi ne beneficia e chi ci perde davvero?

Facciamo benzina al self service, usiamo le casse automatiche per poi imbustare la spesa al supermercato, disponiamo bonifici online, organizziamo le vacanze al pc, ci montiamo i mobili. Sono tutti i lavori che, sommati all’unico che pensiamo di fare ogni giorno, svolgiamo senza sosta, in modo gratuito e senza rendercene conto. E pensare che un tempo erano affidati a impiegati retribuiti per far questo, ci ricorda Craig Lambert, sociologo americano, in Il lavoro ombra, una guida al flusso ininterrotto di attività che apparentemente ci facilitano la vita ma in realtà ci rendono più indaffarati e stressati. Esserne consapevoli, conclude Lambert, è il primo passo per disintossicarci. «Gli effetti sono molto soggettivi e non sempre negativi» precisa Emmanuele Massagli, presidente del centro studi Adapt e docente di Pedagogia del lavoro all’università di Bergamo. «Nel mondo bancario, il più colpito, in 15 anni hanno perso il posto 75.000 italiani a causa dell’home banking. Ma l’home banking che sostituisce lo sportellista della filiale ci fa anche risparmiare soldi e tempo trasformandoci in “prosumer”, ovvero consumatori che producono pil».

E c’è chi non trova addetti

Le cose, sul fronte dell’occupazione, andrebbero meglio se l’offerta fosse all’altezza della domanda: in alcune professioni, infatti, i candidati restano introvabili. Il livello di mismatch (non corrispondenza) tra le due situazioni è il più alto da quando l’Istat, nel 2010, ha iniziato a censire il numero di posti vacanti nelle aziende (oggi pari allo 0,9%). Mancano saldatori a filo ed esperti di cybersicurezza e big data, serve chi sappia scrivere sul web, si cercano operai specializzati ma anche operatori delle cure estetiche.

Le donne sono state le pioniere

Il lavoro ombra quindi influenza sia consuamtori sia lavoratori. Qualche esempio? «Chi è precario oggi mette in mostra competenze, per esempio relazionali, che i “vecchi” salariati a tempo indeterminato spesso non hanno, pur essendo pagati anche più di loro. Di fatto anche queste diventano mansioni non retribuite, “in ombra”» aggiunge Federico Chicchi, docente di Sociologia economica e del lavoro all’università di Bologna. Poi ci sono le professioni intellettuali e i servizi. «Da un’indagine sull’uso del tempo basata sulla domanda “cosa fai ogni 15 minuti” è emerso che soprattutto chi lavora in questi campi non smette mai di lavorare né a pranzo, né dopo cena» sottolinea Emilio Reyneri, professore emerito di Sociologia del lavoro all’università Bicocca di Milano. Difficilmente, ormai, si potrà tornare indietro: «Presto non troveremo più un’agenzia di viaggio a cui affidarci per avere garanzie sulle nostre vacanze ma magari ci candideremo per guidare droni che sostituiranno gli impiegati». Nonostante tutto, conclude Reyneri, il lavoro ombra non è un fenomeno nuovo perché «da sempre le donne si occupano di casa e figli senza essere retribuite: per questo parlerei di femminilizzazione del lavoro». Chi l’avrebbe detto che la “rivincita” sugli uomini sarebbe arrivata così?

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