Abbiamo imparato a reagire agli attentati?

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di

Silvia Schirinzi

Dopo gli attacchi in Catalogna la polizia spagnola ha subito invitato a non condividere foto e video delle vittime, mentre la sindaca di Barcellona ha twittato «Non abbiamo paura». Come sta cambiando la nostra sensibilità di fronte al terrorismo

L'ultimo caso è stato durante gli attentati in Catalogna, quando nel pomeriggio del 17 agosto un furgone si è lanciato contro la folla di turisti e residenti che popolavano la celebre Rambla, la via più conosciuta e frequentata della città, provocando 14 morti e più di cento feriti. Nella notte tra giovedì e venerdì, poi, un'altra auto ha cercato di investire i pedoni a Cambrils, una città costiera che dista circa 100 km da Barcellona, ferendone 7 (di cui uno in condizioni gravi) secondo gli ultimi dati. In questo caso, i cinque terroristi sono stati uccisi sul luogo, mentre ancora si cerca l'autista del furgone di Plaza Catalunya: per ora sono state arrestate tre persone in relazione agli attentati, che la polizia ritiene siano collegati fra loro. Come sempre, ci si è ritrovati affranti a leggere in diretta le notizie sul web, a sentirsi vulnerabili e a chiedersi ancora una volta come sia possibile evitare queste tragedie. 

No alle foto sensibili sui social

Sui social le reazioni sono state molteplici, dallo sdegno alla commozione, ma è importante registrare una nuova sensibilità, coadiuvata dalla fermezza con cui le autorità spagnole hanno messo un freno alla condivisione selvaggia, dettata dall'emotività del momento, di foto e video sensibili. Nelle ore concitate in cui le notizie si rincorrevano confuse, la Polizia ha infatti invitato a non diffondere materiale riguardante le vittime su Facebook e Twitter, come segno di rispetto nei confronti delle vittime stesse e delle loro famiglie, in alcuni casi ancora in attesa di sapere che fine avessero fatto i propri cari. Com'era già successo durante il blocco dell'aeroporto di Bruxelles durante l'attentato del novembre 2015, allora, le persone hanno iniziato a condividere foto di gattini su Twitter per stemperare la tensione e non intasare il flusso di notizie. Purtroppo lo stesso non si può dire di alcuni grandi quotidiani, anche italiani, che invece non hanno esitato a sbattere online quei contenuti. 

Per quanto possano apparire ridicoli, se non proprio inadeguati, è facile intuire perché i gattini siano certamente meglio delle foto cruente che non tutelano la privacy delle persone coinvolte. In molte situazioni simili, infatti, i familiari sono venuti a conoscenza della morte dei propri congiunti tramite foto e video diventati virali, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Per aver postato la foto di un cadavere durante l'orribile incendio della Grenfell Tower a Londra dello scorso giugno, un uomo è stato gravemente multato e rischia fino a tre mesi di prigione: pur comprendendo lo shock del momento, per il giudice era importante ribadire che non si può soprassedere sulla dignità dei morti. Secondo alcuni commentatori, poi, condividere contenuti "leggeri" è anche questa una forma di resilienza, sebbene certamente naïf.

La sindaca di Barcellona su Twitter: «Non abbiamo paura»


Durante la marcia di solidarietà con le vittime svoltasi a Barcellona il giorno dopo l'attentato, le persone che popolavano nuovamente la Rambla hanno spontaneamente intonato il coro «We are not afraid» («Non abbiamo paura», appunto), confermando il grande spirito della città, che la sindaca aveva definito in un tweet «città di pace, aperta e solidale con il mondo».

Ci stiamo abituando al terrorismo?

La domanda è legittima. Con l'intensificarsi degli attacchi nelle città europee, ci ritroviamo a farci sempre le stesse domande - tra cui quella, piuttosto complicata, sul perché l'Italia per ora sia rimasta immune dai massacri - e a fare i conti con tutto quello di cui il terrorismo ci ha privato. A cominciare dalla serenità di sentirsi sicuri nel centro di una città affollata, durante un pomeriggio di shopping in un giorno di vacanza. Fino a non troppo tempo fa i luoghi critici erano bus e metropolitane, poi sono diventati i locali e gli stadi dove si tengono i concerti, i mercatini natalizi, le spiagge e le vie del passeggio: si è detto più volte che gli estremisti vogliono colpirci laddove si festeggia la vita e la libertà, fosse anche solo quella di comprare un souvenir o postare qualcosa di divertente su Internet. Ecco perché anche la foto di un gattino, per quanto ridicola, ha un significato di fronte a chi vuole solo che tutte le luci si spengano.

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