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Perché in America a 11 anni puoi trovarti a sparare

di Filippo Brunamonti
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Dopo il massacro nell'Umpqa Community College a Roseburg, in Oregon, un'altra tragedia scuote l'America del Far West: una bambina di 8 anni è stata uccisa con una pistola da un amico di 11. Un giornalista che vive negli States ci racconta come può succedere tutto ciò

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Dopo il massacro nell'Umpqa Community College a Roseburg, in Oregon, un'altra tragedia scuote l'America del Far West: una bambina di 8 anni è stata uccisa con una pistola da un amico di 11. Un giornalista che vive negli States ci racconta come può succedere tutto ciò

“Era una bambina preziosa; non importa di che umore fossi, lei riusciva tutti i giorni a strapparmi un sorriso”. Le parole e quei piccoli singhiozzi intossicati di rabbia, ci piovono dritti dal nido della mamma di McKayal Dyer, l’ultima piuma bianca volata via a causa del libero, sfrenato mercato delle armi da fuoco in America. Perché nel Paese in cui l’arma è “un diritto individuale che appartiene a tutti gli americani”, anche un angelo di 8 anni, come McKayal, capelli biondi da principessa, collanina di pietre colorate al collo, può congelare per sempre il sogno di crescere, studiare, avere una famiglia. Un colpo secco al petto, partito da una calibro 12, ecco quanto basta per diventare pezzi di formaggio vecchio nell’America a mano armata. E se a impugnare la pistola, e far sgusciare il proiettile da quella canna, è un undicenne soltanto, qualcosa di storto nel sistema dev’esserci.

Già, McKayal è un’altra storia straziante di cui avremmo preferito non scrivere. Ma la catena di fucili e revolver che distrugge vite di genitori e figli innocenti ha ormai lo stesso odore acre del cherosene. Il ragazzino che, a White Pine, Tennessee, ha sparato a McKayal, l’ha fatto solo perché la bambina gli ha negato di vedere il suo cucciolo di cane; l’arma era a portata di tutti, in casa. E bang! Se a questo aggiungiamo le vittime della sparatoria nell'Umpqua Community College a Rosenburg, in Oregon - studenti colti di sorpresa a lezione da un ragazzo iscritto nello stesso istituto - e le altre giovani “eclissi”, in Kentucky, in Virginia, dove persino i bambini hanno fatto fuoco su altri bambini, allora quei caricatori svuotati sono forse l’ultimo grido d’allarme rivolto al governo federale, agli Stati e, soprattutto, al Congresso. Che chiudano una volta per tutte l'armeria privata.

Perché queste pistole da Far West, nonostante le norme restrittive sulle armi di tipo militare, finiscono nelle mani di comuni ragazzini? I dati sono da record: un massacro su tre avviene in America. Le cause vanno dall’instabilità mentale alla povertà, dal razzismo estremo al terrorismo. Secondo le forze dell’ordine, sarebbero 310 milioni le pistole e i fucili nelle mani dei cittadini. Tre anni fa erano 200. Negli Stati Uniti vivono 318 milioni di persone, quindi ognuna imbraccia un’arma da fuoco ed è libera di usarla. Le sparatorie di massa sono le più frequenti: oltre al caso di Columbine nel 1999, e del Virginia Tech del 2007, seguono Aurora e Newtown nel 2012.

Per procurarsi una pistola ed arrivare a un passo dall’infanticidio è sufficiente mettere il naso in un negozio muniti di documento di identità, come se fosse un normale supermarket. Se l’archivio dati non rileva crimini precedenti e dice che siete puliti, l’arma è vostra. Tranquilli: la percentuale dei “respinti” è al di sotto del 2 per cento. Secondo il Washington Post, in almeno 30 Stati un bambino può possedere legalmente una rivoltella o una carabina.

Prima a far notizia erano i bambini feriti a morte dal padre intento a pulire l'arma, ora la fede nel diritto costituzionale a possedere un'arma - scritto sulla Costituzione in modo piuttosto equivoco - mette K.O. anche le tanto odiate lobby. Gli americani potrebbero ribellarsi in qualsiasi istante, così come hanno saputo raggirare le multinazionali del tabacco e della pillola. Eppure la sete di pistole acceca un po’ tutti. E’ un fatto di DNA, e non solo di profitto: dal secondo emendamento che nel 1791 garantì "il diritto di portare armi, al fine di mantenere una ben regolata milizia", alla sentenza della Corte Suprema che nel 1939 osò mettere in dubbio l'applicabilità di quel diritto. Sino ad oggi: il corpicino di McKayal Dyer rivolto in una pozza di sangue e il presidente Barack Obama con il volto segnato da un indelebile senso di frustrazione. Per non essere riuscito a cambiare le leggi sulle armi, per essere “diventati insensibili”, per la “routine”. La routine di uno sparo elementare che ha ancora molto da insegnarci sull'America della Bibbia e del piombo.  

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