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Angela Merkel donna dell’anno. Ecco perché

di Oscar Puntel
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Angela Merkel, secondo la rivista americana Time, è la donna dell'anno, il simbolo di un Paese che è ancora la locomotiva del vecchio Continente. Per lei e per la sua diplomazia, il 2015 è stato particolarmente impegnativo. Ecco i nodi che ha dovuto affrontare

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Angela Merkel, secondo la rivista americana Time, è la donna dell'anno, il simbolo di un Paese che è ancora la locomotiva del vecchio Continente. Per lei e per la sua diplomazia, il 2015 è stato particolarmente impegnativo. Ecco i nodi che ha dovuto affrontare

Scandalo Volkswagen: non ha scalfito la Germania
Lo scandalo delle auto che rilasciavano inquinanti al di sopra delle misure permesse è stato un banco di prova internazionale. Per la prima volta la Germania si vedeva gli occhi del mondo puntati addosso. Il monolite dell'integrità e della robustezza economica si infrangeva nell'imbroglio di un software installato nelle auto Volkswagen e che truccava i dati sullo smog. La cancelliera Angela Merkel non ha cercato scusanti. Anzi ha chiesto “massima trasparenza” e “chiarezza al più presto”. La strategia è stata quella di rincuorare gli investitori esteri. “È stato un evento drammatico, ma non avrà impatto sul made in Germany”, ha spiegato, quando il suo ministero dei trasporti già istituiva una commissione d'inchiesta dentro la casa automobilistica. “Credo - ha ricordato - che la reputazione dell'economia tedesca, la fiducia nell'economia tedesca, non sia stata così scossa".

Ucraina: ha dato impulso alla distensione
Nelle occasioni internazionali, Merkel si è sempre ritagliata uno spazio per vedersi con Putin, il presidente russo. Lavorare con Mosca è una delle priorità in agenda, per monitorare quel che accade in Ucraina. Quando la Russia si è ripresa la Crimea, c'è stata la “violazione del diritto internazionale, e l'azione militare in Ucraina ha inflitto gravi danni alla cooperazione tra Russia ed Europa perché noi vediamo in essa una minaccia al sistema di pace europeo”. L'impulso alla distensione dei toni è stato dato insieme ai francesi. Ed ora anche lo stesso Putin ha ammesso di vedere “progressi nel processo di pace iniziato con gli Accordi di Minsk”, affermando che ora in Ucraina la situazione è più tranquilla.

Crisi dei migranti: prima ha chiuso le porte, poi le ha aperte. E ora?
Tutti ricorderanno le immagini tv di una glaciale Merkel davanti a una bambina palestinese: “Se decidiamo di accogliere tutti, non saremo in grado di sostenere la situazione”. La ragazzina scoppiò in lacrime e lei si affrettò a consolarla. Di fatto, l'atteggiamento della cancelliera sul dossier migranti è sempre stato ambiguo. Prima ha mostrato apertura: “Se l'Europa fallisce sul tema dei rifugiati - ha ammonito - sarà distrutta la sua stretta connessione con i diritti civili universali”, intendendo che il problema è europeo. “C’è un diritto alla protezione dalla guerra e dalla persecuzione sancito dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra che è valida in tutti i Paesi europei”. Poi ha corretto il tiro, di fronte all'ondata di migranti, proprio dei primi giorni di dicembre. La Germania ha infatti inasprito le regole del diritto di asilo, annunciando rimpatri per gli afghani, anche se in zone sicure del paese d'origine, e reintroducendo accertamenti anche sui siriani.

Con la Turchia: ha agito con diplomazia
La cancelliera vede nella Turchia un partner affidabile per trovare una soluzione ai problemi dei migranti. Una specie di contropartita al decennale desiderio turco di far parte dell'Ue (idea, questa, che non piace a molti Paesi europei). “Siamo pronti ad accelerare il processo di adesione della Turchia all'Unione europea, in cambio di un contributo della Turchia nell'arginare il flusso di migranti" ha detto Merkel. Ankara è infatti una delle basi di appoggio per i raid anti-Isis e zona di transito dei migranti in fuga dalla Siria. Per questo, Ankara è strategica.

Contro l’Isis: ha dichiarato ufficialmente la guerra
Dopo i fatti di Parigi, mai risposta è stata più veloce e concreta come quella arrivata da Berlino. L'Isis va combattuto perché - ha fatto sapere il governo tedesco - “è una minaccia alla pace mondiale e alla sicurezza internazionale per le sue azioni terroriste, i gravi attentati persistenti, sistematici e contro i civili, così come il reclutamento e l'addestramento dei combattenti stranieri”. L'esecutivo guidato dalla Cancelliera e il Parlamento tedesco hanno quindi approvato l'intervento militare della Germania in Siria. Il contingente sarà di 1200 uomini per un anno, oltre a una fregata, ai caccia e agli altri aerei logistici, che saranno di supporto ai raid francesi. Una risposta più che significativa alla richiesta del presidente francese Hollande. Merkel oggi ci mostra il suo volto interventista. E pensare che qualche mese fa era in lizza per il Nobel per la pace.

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