del

Ma noi abbiamo davvero paura dei migranti?

di Monica Triglia

Da una parte l'Austria, che evita per un soffio l'elezione di un presidente ultranazionalista. Dall'altra un importante sondaggio diffuso da Amnesty International da cui emerge che le popolazioni sono molto più a favore dell'accoglienza di quanto lo siano i governi. In mezzo l'interrogativo: cosa pensa davvero la gente dell'emergenza più drammatica degli ultimi tempi?

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Da una parte l'Austria, che evita per un soffio l'elezione di un presidente ultranazionalista. Dall'altra un importante sondaggio diffuso da Amnesty International da cui emerge che le popolazioni sono molto più a favore dell'accoglienza di quanto lo siano i governi. In mezzo l'interrogativo: cosa pensa davvero la gente dell'emergenza più drammatica degli ultimi tempi?

Un'opinione di

Monica Triglia

Nata a Casale Monferrato, è vicedirettore di Donna Moderna. Ama viaggiare, leggere, gli animali. Ha...

Quando ho saputo che nelle elezioni austriache l’esponente dei Verdi Alexander Van der Bellen aveva battuto l’avversario Norbert Hofer, rappresentante della destra ultranazionalista, ho tirato un respiro di sollievo. Ma subito ho pensato che qualcosa non tornava comunque.

Solo 31 mila voti, infatti, hanno permesso a Van der Bellen di diventare presidente e non lasciare l’Austria in mano all’esponente di un partito che fomenta la paura contro i migranti,

è contraria al multiculturalismo e vorrebbe costruire un muro al Brennero, al confine con l’Italia.

31 mila voti sono niente. E questo scarto minimo sembra andare contro quello che invece racconta un sondaggio importante, condotto in 27 Paesi da GlobeScan, agenzia internazionale di consulenza strategica, diffuso da Amnesty International. Dalla ricerca emerge che

la gente comune è molto più a favore dell’accoglienza di quanto lo siano i governi.

Complessivamente, una persona su 10 prenderebbe un rifugiato in casa; una su 3 lo accetterebbe nel quartiere, una su 2 nella città e 8 su dieci nel proprio Paese. Solo il 17 per cento si oppone agli ingressi.

Io di storie positive ne conosco tante.

Alcune le abbiamo raccontate su Donna Moderna. Sono storie di famiglie italiane che, tramite progetti di accoglienza come “Refugees Welcome Italy” , “Rifugiato a casa mia” della Caritas , “Tandem” della onlus Ciac di Parma, hanno scelto di ospitare chi arriva da lontano, in fuga da situazioni disperate, e dà loro una possibilità di vita dignitosa.

E ci sono anche storie come quella di Stella, in provincia di Savona, dove il Comune, le parrocchie, le associazioni di volontariato l’estate scorsa hanno organizzato una festa per dare il benvenuto ai migranti nuovi arrivati. Il sindaco Marina Lombardi aveva spiegato bene il perché: «Anche a Stella siamo stati chiamati a farci carico del problema degli sbarchi dei profughi. E abbiamo dovuto affrontare due incertezze: dove ospitarli e la normale paura di ciò che non si conosce». Incertezze presto risolte. «Una ex scuola ormai inagibile in tempi rapidissimi è stata ripulita e riadattata. Mentre la paura è stata accantonata ragionando sul fatto che anche loro, i profughi, hanno paura».

Il sondaggio di GlobeScan (“Refugee Welcome Index”) ha coinvolto 27.000 persone: «I dati parlano da soli» è il commento di Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. «Le popolazioni sono pronte ad accogliere i rifugiati e sono contro le risposte inumane dei governi che fanno politica sulla pelle di chi fugge da guerre e repressioni. Troppo spesso, la retorica anti-rifugiati ha solo l’obiettivo di aumentare il consenso. Ma i risultati del sondaggio dimostrano che i governi non tengono conto della maggioranza silenziosa dei loro cittadini che è disposta a occuparsi in prima persona della crisi dei rifugiati».


Che è una gran bella cosa, mi è venuto da pensare oggi mentre leggevo del primo Summit umanitario mondiale che si sta tenendo a Istanbul con obiettivi importanti:

prevenire e far cessare i conflitti, rispettare i diritti umani anche durante le guerre, lavorare affinché nessuno sia abbandonato al proprio destino.

Ai governi che partecipano al Summit Amnesty International ha chiesto di impegnarsi a condividere le responsabilità di ospitare e assistere i rifugiati.

Ma allora, cosa stanno a indicare le elezioni austriache?

«Tra i 27 Paesi nei quali Globescan ha svolto il sondaggio, non c’è l’Italia e non c’è neanche l’Austria. Non possiamo sapere quindi come avrebbe risposto un campione austriaco» risponde Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. «È vero che dalle indicazioni delle urne emerge che una parte della popolazione ha dato retta alla retorica anti-rifugiati e alla politica della sicurezza, all’associazione tra accoglienza e insicurezza. È però anche vero che il sondaggio di Globescan ci dice che i sentimenti di accoglienza e di umanità restano largamente invisibili e non sono intercettati dai grandi mezzi d’informazione. In un contesto polarizzato come quello delle elezioni austriache, è ben possibile che il nostro ipotetico campione austriaco avrebbe mostrato una percentuale di favore all’accoglienza pari, o quasi, alla percentuale dei voti che non sono andati a Norbert Hofer».

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