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Brexit, cosa cambia per chi va in Inghilterra?

di Simone Spetia

Il giornalista di Radio24 Simone Spetia, esperto in temi economici, risponde alla domanda che ci facciamo un po' tutti: con la Gran Bretagna fuori dall'Ue, cosa cambia per chi vuole andare in Inghilterra per le vacanze, o per studiare o lavorare?

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Il giornalista di Radio24 Simone Spetia, esperto in temi economici, risponde alla domanda che ci facciamo un po' tutti: con la Gran Bretagna fuori dall'Ue, cosa cambia per chi vuole andare in Inghilterra per le vacanze, o per studiare o lavorare?

Cosa cambia per chi va in Gran Bretagna quest'estate

Non solo non ci saranno cambiamenti, ma presumibilmente si godrà di qualche vantaggio, almeno per quest'anno. Vediamo perché.

L'ipotesi di uscita di uno Stato membro dall'Unione Europea è regolato da uno specifico articolo dei trattati, il quale non prevede che avvenga immediatamente, ma che lo Stato membro notifichi la cosa al Consiglio europeo. Inizia poi una fase di studio e di negoziati che può arrivare a durare un paio d'anni, eventualmente prorogabili. Appurato che per l'estate 2016 siamo tranquilli, cosa succederà negli anni successivi? Poco o nulla: è difficile che Londra vari delle regole particolarmente restrittive, come la richiesta di un visto turistico, a meno che altri Paesi o la stessa Unione Europea non decidano di farlo con i britannici. Molto dipenderà da quanto sarà profonda la rottura con Bruxelles. E i vantaggi di cui scrivevamo sopra? E' ampiamente ipotizzabile - e anche la Banca Centrale inglese se lo aspetta - che la vittoria della Brexit possa portare a una rapida svalutazione della sterlina. Il prevalere del sentimento antieuropeista, per quanto doloroso, potrebbe consentirci di fare vacanze britanniche molto meno costose di quanto non ci aspettassimo. A che prezzo, però.

Cosa cambia per chi vive o vuole andare a vivere in Gran Bretagna

Il tema degli immigrati europei è stato al centro della campagna elettorale del referendum e uno degli argomenti forti dei pro Brexit. Per gli Italiani che vivono e lavorano in Inghilterra, le cose sarebbero cambiate anche con una vittoria del no, perché Londra sta già rinegoziando gli accordi con Bruxelles.

Iniziamo da chi già si trova là. Il grande tema è l'accesso al welfare britannico, ossia tutte le prestazioni sociali e in particolare l'assegno di disoccupazione e il sistema sanitario. E' quasi certo che, sulla base del diritto internazionale, queste persone conservino i propri diritti, così come gli inglesi che vivono in altri Paesi europei. A proposito, avreste mai immaginato che sono 2500 i britannici che percepiscono un sussidio in Italia? Per chi lo sta progettando ora le cose sono diverse. Potrebbe volerci un visto di lavoro e si sta immaginando, tanto in caso di Brexit quanto in caso di Bremain, una gradualità nell'accesso alle prestazioni. Niente il primo anno, qualcosa in più il secondo e così via, fino ad arrivare ad una completa equiparazione con i cittadini britannici.

Cosa cambia per chi vuole andare a studiare in Gran Bretagna

Gran parte degli studenti inglesi - l'81% secondo un sondaggio - era contrario all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Non è un caso. Sono proprio loro, insieme ai loro colleghi del resto del continente, che saranno tra i più penalizzati. Iniziamo guardandola dal nostro lato. Attualmente gli studenti universitari stranieri sono equiparati a quelli del Regno Unito e godono in Scozia dell'esenzione totale dal pagamento delle tasse, in Irlanda del Nord e in Inghilterra della completa parificazione e pagano al massimo 9mila sterline l'anno. E' la cifra, per esempio, che si paga nella prestigiosa università di Oxford e che oscilla, per chi non fa parte dell'Unione Europea, tra le 15mila e le 22mila sterline, per salire ulteriormente nei corsi di medicina.

Con la Brexit c'è il rischio che le tariffe applicate siano esattamente queste, con un grande rischio per la Gran Bretagna: molti studenti europei hanno un rendimento elevato e si concentrano su materie scientifiche e Londra potrebbe perdere capitale umano prezioso. Il problema, ovviamente, riguarda anche gli studenti inglesi, che decidano di studiare in altre parti d'Europa o che, come in molti casi, trascorrono dei periodi all'estero per approfondire le materie che studiano in patria.


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