Brexit: 5 cose da sapere

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Oscar Puntel

Il 23 giugno il Regno Unito è chiamato al voto sulla Brexit. Dovrà scegliere, con un referendum, se restare o meno nell'Unione europea. Ma che conseguenze avebbe sull'Italia un'eventuale uscita della Gran Bretagna?

Brexit deriva dall'unione di due parole: Bretain e Exit. Il Regno Unito infatti è di fronte a un bivio: restare o andarsene dall’Unione europea? I sudditi di Sua Maestà lo decideranno, con un referendum, il 23 giugno. "Restare" o "Lasciare l'Ue": sono le due caselline che potranno barrare, sotto il quesito: "Should the United Kingdom remain a member of the European Union or leave the European Union?" (Il Regno Unito dovrebbe restare un membro dell'Unione Europea o lasciare l'Unione Europea?). 

Se passasse la prima opzione, Londra continuerà il suo percorso dentro l'Ue, sebbene a condizioni privilegiate. In febbraio, infatti, il premier David Cameron ha negoziato quattro concessioni importanti per il suo paese.

Contrariamente, se prevalesse la seconda opzione, nel giro di due anni gli inglesi uscirebbero da tutti i trattati che li hanno legati agli altri 27 Stati Ue.

Vi spieghiamo la Brexit, in cinque punti.

Che cosa è la Brexit?

E' il termine con cui si identifica la possibile uscita dall'Unione europea del Regno Unito. Deriva dall'unione di due parole: Bretain e Exit. Questo Stato è entrato nell'Ue nel 1973; due anni dopo i britannici si erano espressi con un referendum sulla loro permanenza. Quarant'anni dopo – e siamo nel maggio 2015 -, il partito conservatore e quello di estrema destra, lo UK Independence Party, hanno chiesto un nuovo referendum perché la struttura e le funzioni dell'Unione europea erano profondamente cambiate nel corso degli anni.

Quali sono le posizioni dentro il paese?

Per la verità, i partiti che hanno chiesto il referendum mostrano molta insofferenza verso le regole dell'Ue, i suoi regolamenti restrittivi, la sua politica di controllo su ogni aspetto della vita. Insomma, per loro l'Ue è solo una casa burocratica, piena di inefficienze e mangia-soldi. Sono a favore dell'uscita dall'Ue, circa la metà dei conservatori (inclusi cinque ministri del governo), diversi esponenti del partito laburista, lo UK Independence Party (partito euro-scettico, che alle Europee del 2015 ha preso 4 milioni di voti). Sono contrari all'uscita dall'Ue: il premier David Cameron, altri esponenti del partito conservatore (che ha lasciato libertà di voto ai suoi), la maggioranza del partito laburista e i liberali. Da diversi sondaggi, risulta che l'opinione pubblica è equamente divisa. Conservatori e Laburisti sono i principali partiti nel sistema politico inglese.

Come sarebbe l'Unione europea senza il Regno Unito?

Se si staccasse un paese dall'Unione europea, per prima cosa risulterebbe più difficile muovere persone, capitali e prodotti verso quel paese. Così accadrebbe che il Regno Unito sarebbe trattato come tutti gli altri paesi extra Ue: per viaggiare a Londra servirà un apposito visto; se un'azienda italiana volesse vendere i suoi prodotti in Gran Bretagna sarebbe costretta a pagare un dazio più elevato, cioè una tassa doganale più alta per l'ingresso della sua merce; capitali finanziari investiti in quei mercati verrebbero ulteriormente tassati da quello Stato (e questo non è un buon incentivo, per un investitore privato. Anzi probabilmente ci sarebbe una fuga verso altri mercati).

Come sarebbe il Regno Unito senza Unione europea?

Premessa importante. L'Unione europea ha firmato 58 trattati commerciali con altrettanti paesi nel mondo (tra cui le grandi potenze come Cina, Usa, Canada…) , per agevolare la compravendita delle merci. Uscendo dall'Ue, il Regno Unito non potrà più beneficiarne e quindi dovrà rinegoziare tutti questi accordi. Probabilmente ne dovrà firmare uno per agevolare il transito degli europei, sull'esempio della Svizzera. Altro punto sono le tasse che Londra paga a Bruxelles, per 'sedere' nelle istituzioni europee. Secondo l'Institute for Fiscal Studies ammontano a 150 milioni di sterline ogni settimana. Che verrebbero risparmiate sui bilanci di Sua Maestà. I contrari alla Brexit, invece, sostengono che si tratta di soldi che poi rientrano nel Regno Unito, grazie ai Fondi comunitari, gli stanziamenti dell’Unione per sostenere economia, formazione e infrastrutture del suo vasto territorio.

Su noi italiani ci sarebbero delle conseguenze?

Sì, perché le nostre economie sono tutte legate. Le piazze finanziarie sono connesse: quando Milano va male, si trascina dietro anche Parigi e Londra. La paura più grande, ha sottolineato uno studio dell'agenzia Fitch, è un fantasma che si chiama spread (noi italiani ce lo ricordiamo dal 2012). In pratica che cosa accadrebbe? I debiti sovrani dei paesi Ue, trasformati in titoli di Stato, non verrebbero più comprati dagli investitori stranieri, diffidenti dalle intemperanze di quelle piazze finanziarie. Per vendere i loro titoli, quindi, i singoli governi sarebbero costretti a pagare interessi più alti, proprio per renderli più appetibili sul mercato. Da qui, un'impennata dell'indice spread (che misura la differenza fra gli interessi sul debito di un Paese e quelli tedeschi). Interessi che però gonfierebbero i nostri bilanci statali, facendo aumentare la spesa pubblica. Per riequilibrare, ci dovremmo attendere nuove Finanziarie 'lacrime e sangue'? Troppo presto per dirlo, ma il rischio c'è. Per questo il vento euro-scettico che soffia su Londra, potrebbe generare temporali anche qui, in Italia.

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