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Caso Emergency: botta e risposta con Teresa Strada

di Ilaria Cavo
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L'associazione lascia l'Afghanistan. Una vicenda ambigua. Un uomo (Gino Strada) che si ama o si odia. Una donna (la moglie) che ha votato la vita a lui. Ecco cosa risponde alle domande che tutti si fanno su di lei

L'associazione lascia l'Afghanistan. Una vicenda ambigua. Un uomo (Gino Strada) che si ama o si odia. Una donna (la moglie) che ha votato la vita a lui. Ecco cosa risponde alle domande che tutti si fanno su di lei

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Ha la voce calma, ma è una giornata frenetica. "Sono i momenti più tristi dei 13 anni di Emergency" dice Teresa Strada, come se intuisse già la prima domanda. Da 24 ore i medici dell'Associazione che presiede hanno dovuto lasciare l'Afghanistan. Lei, moglie e braccio destro di Gino, gestisce da Milano il rientro. "È triste, molto triste".

Anche ingiusto?

"Non eravamo più al sicuro. I servizi segreti afgani ci hanno accusato di contiguità con i talebani: è un'accusa che in Italia fa sorridere ma là è rischiosa".

Ma è vero che voi li curate, i talebani?

"Certo, sarebbe assurdo il contrario. Di solito mettiamo i nemici nella stessa corsia. Una volta abbiamo sistemato un mujaidin vicino a un talebano: il primo giorno non si sono guardati, il secondo hanno iniziato a parlarsi, il terzo si scambiavano le sigarette".

L'Italia rinforza la presenza militare in Afghanistan e voi ve ne andate...

"È un paradosso. Abbiamo curato una famiglia su due, hanno bisogno di noi. Spero che il distacco sia provvisorio".

Vi aspettavate qualcosa di più?

"D'Alema in Parlamento ci ha ringraziato: ma noi non abbiamo bisogno di ringraziamenti. Abbiamo bisogno di una mossa diplomatica. È stato anche detto che Rahmatullah Hanefi (manager di uno degli ospedali di Emergency, arrestato dopo aver fatto da mediatore per Daniele Mastrogiacomo) deve avere un giusto processo: ma se è stato preso senza un mandato di cattura, senza una motivazione".

Pensa che l'immagine di Emergency sia stata rafforzata o danneggiata?

"Ricevo centinaia di telefonate e lettere: la parola più ricorrente è indignazione. Chi ci ha sempre attaccato continua a farlo, ma io, per la mia salute mentale, ho deciso che non li ascolto e non li guardo più".

Qual è stato il momento più difficile?

"Quando Gino mi ha detto che aveva impiegato un'ora, al telefono, per convincere Rahmatullah a mediare per l'inviato di Repubblica. Ho avuto e ho paura per mio marito. Per fortuna ora parte per il Sudan, abbiamo inaugurato un centro di cardiochirurgia. Va laggiù a operare, è il suo modo per rilassarsi".

Ma avete mai un momento per voi?

"Certo. Dieci giorni di vacanza ogni due anni, col cellulare che suona sempre. Mi aveva promesso che avrebbe trascorso qui il 21 aprile, il suo compleanno, invece sarà in Sudan. Pazienza".

Ma cosa c'è dietro questa pazienza?

"C'è la furbata di mio marito: la sua idea di fondare Emergency. Dall'88 al '94, quando era volontario tra Afghanistan, Perù e Etiopia, era tutto più difficile. Da quando è nata Emergency, siamo stati coinvolti in un progetto comune".

Anche lontana, pensa di essere stata di aiuto a Gino, in questi anni?

"In questo caso dietro un grande uomo non c'è una grande donna, ma una grande figlia. Se Cecilia avesse sofferto la lontananza dal padre, io l'avrei richiamato. Gli avrei detto di smetterla di fare l'eroe. Lei invece ha sempre appoggiato le scelte di suo padre".

Si è mai sentita messa da parte?

"Le rispondo con un aneddoto. Un giorno mia figlia è venuta da me con un foglio dietro la schiena. Era la postfazione che Gino aveva scritto per il suo primo libro. Avrebbe dovuto rimanere un segreto tra loro due: in quelle pagine lui diceva di essersi sentito un ladro e un truffatore per tutte le volte che mi aveva lasciato sola. Mia figlia me l'ha mostrata dicendo: "Non resisto, voglio vedere se ti arrabbi come una biscia o piangi come un vitello". Ho fatto entrambe le cose: era una lettera d'amore stupenda. Un'altra furbata".

Suo marito, in quella dedica, scrive che rifarebbe tutto. E lei, Teresa?

"Ora che Gino non mi sente posso dirlo: non solo lo rifarei, inizierei molto prima. Quando si è giovani si hanno più energie".

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