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Perché in Banghladesh è stato ucciso un italiano?

di Francesco Magnani
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Il nostro cooperante è stato scelto, inseguito e freddato a colpi di pistola perché “spregevole crociato”. Vuol dire che l'Italia è nel mirino dei terroristi islamici? Lo abbiamo chiesto a due esperti. Che ci hanno anche spiegato come si sia allargata la "mappa del terrore". Ecco quindi i Paesi più a rischio

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Il nostro cooperante è stato scelto, inseguito e freddato a colpi di pistola perché “spregevole crociato”. Vuol dire che l'Italia è nel mirino dei terroristi islamici? Lo abbiamo chiesto a due esperti. Che ci hanno anche spiegato come si sia allargata la "mappa del terrore". Ecco quindi i Paesi più a rischio

Con l’attentato di Cesare Tavella in Bangladesh, per la prima volta anche l’Italia e gli italiani finiscono nel mirino del terrorismo del califfato islamico. Certo, il cooperante ravennate ucciso lunedì a Dacca non è la prima vittima italiana di attacchi jihadisti (pensiamo per esempio ai quattro turisti nostri connazionali rimasti uccisi durante l’assalto al museo del Bardo a Tunisi, lo scorso marzo), ma il suo assassinio segna un preoccupante salto di qualità. Tavella non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Tavella è stato scelto, inseguito e freddato a colpi di pistola perché “spregevole crociato”.

ITALIANI I NUOVI NEMICI. “Dobbiamo ancora verificare l’autenticità della rivendicazione - osserva Marco Lombardi, sociologo dell’Università Cattolica di Milano, esperto di terrorismo e direttore della rivista Itstime (www.itstime.it) - ma la gioia con la quale è stata rilanciata via twitter dai sostenitori del jihad ci mostra che ormai anche l’italiano è considerato un crociato, e lo Stato italiano e il suo popolo nemici da combattere”.

Tavella lavorava per una ong cristiana, ma agli occhi di molti analisti la sua condanna a morte potrebbe essere legata più alla sua nazionalità che alla sua religione. “Mi è molto difficile - osserva Silvia Colombo responsabile di ricerca per il Mediterraneo e il Medio Oriente dell’Istituto Affari Internazionali - non collegare l’attentato a Tavella a quanto avvenuto poco tempo fa in Libia, quando il governo islamista di Tripoli ha accusato gli italiani della morte di uno dei boss degli scafisti. Potrebbe essere un avvertimento a un Paese che ospita la Santa Sede, è in prima linea contro il terrorismo anche se non prende parte diretta agli attacchi aerei ed è considerato uno degli anelli deboli dell’Europa rispetto al fenomeno migratorio”.

UN NUOVO FOCOLAIO DEL TERRORE. Dietro l’assassino di Tavella si allunga anche un’altra ombra inquietante: la sua morte ha svelato al mondo intero che persino un Paese finora ritenuto “sicuro” come il Bangladesh sia diventato un terreno fertile per il terrore islamico. La rivendicazione della morte del cooperante fa riferimento a una sedicente Bangladesh Wilayah (provincia): termine comunemente utilizzato per le divisioni territoriali del Isis. Se fosse confermata, sarebbe la prima attiva nel subcontinente indiano. “Finora sul Bangladesh si erano concentrate le mire di Al Qaeda - commenta Lombardi - non è da escludere che l’attentato a Tavella sia un’accelerazione da parte dell’Isis in una sorta di competizione tra le due diverse organizzazioni terroristiche di matrice islamista”.

I CONFINI DEL TERRORE SI ALLARGANO. Lunedì l’attentato al cooperante italiano a Dacca, la scorsa settimana il rapimento di tre turisti occidentali in un resort nelle Filippine, tre mesi fa la strage sulle spiagge tunisine di Sousse: ormai la mani insanguinate del terrore jihadista si allungano su un territorio in continua espansione. “L’Isis controlla direttamente solo una parte dell’Iraq e della Siria - spiega Lombardi - ma grazie alla presenza di gruppi di combattenti che spuntano come gemme è riuscita a rafforzare la sua influenza a macchia di leopardo in buona parte del Nord Africa e a Est fino all’Indonesia e alle Filippine”.

“Sembra quasi che il Califfato - conclude Lombardi - abbia adottato una strategia precisa di attacco: lascia che a colpire i luoghi o le istituzioni più simboliche, come Charlie Hebdo o i consolati, siano le sue cellule dormienti in Occidente, mentre nelle zone in cui sa di poter esercitare maggiore influenza rivolge i mirino contro i cittadini occidentali, cooperanti o turisti, per sconvolgere ancora di più le nostre abitudini e la nostra percezione di sicurezza”.

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