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Chernobyl 20 anni dopo

di Maurizio Dalla Palma
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Ha fotografato per primo la centrale squarciata dall'esplosione. Oggi Igor Kostin racconta quella tragedia in un documentario e in un libro

Ha fotografato per primo la centrale squarciata dall'esplosione. Oggi Igor Kostin racconta quella tragedia in un documentario e in un libro

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È il fotografo di Chernobyl, l’uomo che ha scattato tra i vapori radioattivi la prima immagine del reattore nucleare esploso il 26 aprile 1986 in Ucraina. Igor Kostin, 69 anni, ha seguito per mesi la drammatica lotta per evitare una seconda deflagrazione. Una storia raccontata nel documentario La battaglia di Chernobyl, in onda il 26 aprile alle 21 su Discovery Channel. In libreria c’è una raccolta di foto di Kostin: Chernobyl (EGA). Non sono ricordi ingialliti ma un monito per il futuro.

Quella centrale è ancora pericolosa?

«Sì, tra le macerie del reattore rimangono 100 chili di plutonio, imprigionati in un sarcofago di cemento. Ma lo scudo protettivo è danneggiato e i lavori per sostituirlo vanno a rilento».

Le autorità sanitarie parlano di 4 mila morti. Altre fonti di 500 mila.

«Qualcuno cerca di nascondere la realtà. Gli ospedali ucraini sono pieni di bambini malformati e di malati di cancro. E molti staranno male in futuro».

Lei vive con questa paura?

«Ho subito due operazioni alla tiroide. Ma sono i rischi dei reporter».

Chi sono gli eroi di Chernobyl?

«I liquidatori, 500 mila soldati e volontari che hanno spostato le macerie contaminate a mani nude. Li chiamavano bio-robot, perché sostituivano i macchinari, andati in tilt per le radiazioni. Sono morti in 20 mila».

Nel mondo si torna a chiedere l’apertura di centrali nucleari.

«Gli esperti giurano che i nuovi impianti sono sicuri. Ma sentivo le stesse rassicurazioni per Chernobyl. No, non mi fido».

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