del

Come si fa a sconfiggere l’Isis?

di Sara Scheggia
Vota la ricetta!

Gli attacchi di Parigi hanno lasciato una scia di angoscia. Tutti si  chiedono se stia per esplodere la terza guerra mondiale

Un caffè con Donna Moderna

Gli attacchi di Parigi hanno lasciato una scia di angoscia. Tutti si  chiedono se stia per esplodere la terza guerra mondiale

Gli attacchi di Parigi hanno lasciato una scia di angoscia. Tutti si  chiedono se stia per esplodere la terza guerra mondiale: la Francia  bombarda Raqqa, città della Siria ritenuta il quartier generale dell’Isis.  In Europa si susseguono allarmi-bomba. E in Mali un gruppo jihadista  legato ad Al-Qaeda ha preso in ostaggio 170 persone in un hotel: 21 (tra  cui 2 terroristi) sono morte durante il blitz per la liberazione. Cosa  sta accadendo? Tre esperti rispondono ai nostri dubbi.

BISOGNA BOMBARDARE LO STATO ISLAMICO?
«No. Gli attacchi aerei sono imprecisi e i militanti dell’Isis si nascondono bene. L’unica possibilità di batterli è mandare soldati di terra» spiega Alessandro Orsini, direttore del Centro per lo studio del terrorismo dell’università Tor Vergata di Roma. «Perché non si è fatto finora? Per il mancato accordo tra i 2 blocchi di Paesi che hanno interessi in Siria. Da un lato Russia e Iran, vicini al presidente-dittatore Bashar Al Assad; dall’altro Usa, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, schierati con le forze contrarie al regime di Damasco. E, nonostante nei giorni scorsi al G20 in Turchia si sia arrivati a una bozza di accordo per una “piattaforma comune contro il terrorismo”, l’invio di truppe sul campo sembra ancora poco probabile».

CHE RUOLO HA L’ITALIA NELLA LOTTA AL TERRORE?
«Dà un supporto fondamentale in termini di intelligence: i nostri servizi segreti sono sofisticati ed efficienti» dice Raffaele Marchetti, docente di Relazioni internazionali alla Luiss di Roma. «Bombardare l’Isis invece ci farebbe diventare un obiettivo sensibile» nota Orsini. Non a caso, l’aereo russo sul Sinai è stato abbattuto dopo che Mosca ha avviato i raid aerei sulla Siria.

CHI FINANZIA IL CALIFFATO? «I Paesi sospettati di sostenere l’Isis sono tanti: tra questi gli Emirati Arabi e il Qatar. Ma non sono i governi a farlo, si tratta per lo più di famiglie di potenti magnati e privati. C’è poi una parte di autofinanziamento: l’Isis controlla una grossa fetta di territori in Siria e in Iraq e vende illegalmente petrolio ad alcuni Stati del Medio Oriente» nota Marchetti.

PERCHÉ NON BOICOTTIAMO I PAESI AMICI DELL’IS?
«Le monarchie del Golfo sono alleate storiche dell’Occidente: difficile isolarle, anche perché il passaggio di denaro o armi all’Isis è spesso occulto. Visto che la loro “colpa” non è dimostrabile, è complicato sottoporli a sanzioni internazionali» osserva Marchetti. «L’Italia, in particolare, non ha la forza di rinunciare a certi accordi economici. Si pensi, per esempio, ai grattacieli di Porta Nuova a Milano: sono stati comprati di recente da un fondo di investimento del Qatar».

DOBBIAMO CHIUDERE LE FRONTIERE? C’è chi pensa che i terroristi si nascondano tra i profughi e i migranti. Non è così. «All’Isis servono mesi per addestrare attentatori esperti: difficile che il Califfato corra il rischio di metterli su barconi che affondano o che vengono intercettati dalla polizia» nota Alessandro Orsini. Subito dopo i fatti di Parigi, la Francia ha chiuso le frontiere sospendendo gli accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini Ue. «È una misura di emergenza, non la soluzione. Serve di più rafforzare il lavoro di intelligence» sostiene Orsini. «Perché la minaccia arriva dall’interno: il problema sono i terroristi nati e cresciuti in Europa. I controlli del passaporto ai confini non impediscono ai cittadini europei di spostarsi da un Paese all’altro dell’Unione». Come è stato per i fratelli Kouachi, autori della strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio. Erano francesi, non immigrati». Anche per questo i ministri dell’Interno e della Giustizia Ue hanno deciso di rafforzare i controlli su tutti i viaggiatori, cittadini europei compresi, alle frontiere esterne dell’Ue: sarà registrato il passaporto di chiunque va all’estero e rientra. Significa che il trattato di Schengen è di fatto sospeso.

GLI HACKER BLOCCHERANNO I JIHADISTI? Gruppi di hacker-attivisti come Anonymous, Ghost.org e Binary.sec hanno lanciato una guerra informatica ai terroristi, cancellando profili sui social con cui reclutano militanti. E Telegram, servizio russo simile a WhatsApp, li sta aiutando. Funzionerà? «Queste azioni sono efficaci per bloccare la propaganda di Isis» spiega Marino Miculan, docente di Reti di calcolatori e sicurezza all’università di Udine. «Per colpire davvero i jihadisti bisogna scovarli nelle chat segrete e cifrate in cui si nascondono. Alcuni usano profili virtuali e comunicano tra loro nei forum dei videogiochi. Occorre risalire alla vera identità dei partecipanti e capire quali e dove sono le sorgenti delle informazioni».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna