Da dove nasce “l’odio” tra Corea del Nord e Usa

Credits: STR/AFP/Getty Images
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di

Adriano Lovera

L'Onu discute di nuove sanzioni alla Corea del nord, mentre Kim Jong-un continua a ordinare test nucleari. Trump dichiara che l’America si difenderà. E la tensione cresce. Ma come siamo arrivati al rischio di un conflitto?

Prima i missili lanciati nel mare del Giappone, poi il test di una bomba a idrogeno. La Corea del Nord, guidata dal giovane dittatore Kim Jong-un, tiene in scacco il mondo. Ma la provocazione sembra avere un obiettivo preciso: gli Stati Uniti. Che rispondono senza giri di parole: «La misura è quasi colma» ha detto Donald Trump. Da cosa nasce la ruggine tra Pyongyang e Washington?

Kim si sente accerchiato

 «C’è un dato storico» spiega Antonio Fiori, professore associato del Dipartimento di Scienze politiche dell’università di Bologna, tra i massimi esperti della regione. «Dal 1945, dopo la divisione della penisola coreana in 2 Stati, il Nord comunista e il Sud filo-occidentale, i legami militari tra il Sud e gli Stati Uniti si sono fatti sempre più stretti. Cosa che al Nord viene vissuta come una sorta di invasione. Dopo il crollo dell’Urss nel 1991, poi, il Nord ha individuato nella Cina un partner commerciale privilegiato, ma a livello militare è solo. Per trovare legittimazione, il regime ha bisogno di mantenere alta la tensione interna: perciò agita lo spettro di una possibile occupazione da parte dell’America». Oltre alla storia, conta l’attualità politica. «Nel 2002 George Bush pronunciò il famoso discorso in cui descriveva Iraq, Iran e Corea del Nord come “l’asse del male”. E l’Iraq è già stato distrutto» nota Fiori. «Dopo Obama, che usava un approccio moderato, Trump ha ripreso gli stessi toni. Twitta frasi come “le pistole sono cariche”, citando un film di John Wayne. Ma così fa il gioco di Kim».

Solo Trump può scatenare una guerra

Il presidente Usa vorrebbe obbligare la Cina a bloccare le forniture di cibo ed energia a Pyongyang. Punta a far desistere Kim Jong-un e a dimostrare che, quando fa la voce grossa, il mondo esegue. «Però si sbaglia» osserva Fiori. «Il dittatore non accetterà mai, anche perché il suo potere interno si fonda proprio su questo clima di mobilitazione perenne. La Cina e la Russia, contrarie alle sanzioni, vogliono aprire un tavolo di trattative: la Corea del Nord abbandoni i test, Usa e Corea del Sud interrompano le operazioni militari congiunte». Cosa aspettarci? «Lo stallo durerà mesi. Kim sta mostrando i muscoli: vuole essere riconosciuto come potenza nucleare e non fare la fine di ex leader come Saddam Hussein o Gheddafi, che hanno accettato gli ispettori Onu sui loro siti nucleari, ma sono stati ugualmente attaccati. Però non aggredirà mai gli Usa o il Giappone, verrebbe annientato in pochi giorni. Se scoppierà un conflitto, sarà per decisione degli Usa. E Kim potrà dire di essere la vittima».

Le tappe dell’escalation

1945

Al termine della Seconda guerra mondiale la Corea viene divisa in 2 Stati: il Nord controllato dall’Urss, il Sud sotto l’influenza degli Usa.

1950-1953

Il tentativo del Nord di invadere il Sud provoca la guerra di Corea. Gli Usa e altri 17 Paesi, su mandato dell’Onu, intervengono in difesa di Seul; Russia e Cina appoggiano  Pyongyang, che esce sconfitta. La Corea resta divisa in 2 Stati.

1993

Il leader nordcoreano Kim il Sung, al potere dal 1948, inizia i test missilistici nel mar del Giappone.

2003

Il regime guidato Kim Jong Il si sfila dagli accordi internazionali di non proliferazione nucleare e nel 2006 annuncia test atomici.

2011

Prende il potere, a soli 27 anni, l’attuale presidente Kim Jong-un.


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