del

Abbiamo visto il film su Malala. Con suo padre

di Lorenzo Ormando
Vota la ricetta!

Arriva al cinema il documentario sulla ragazza pakistana simbolo della lotta per il diritto allo studio. E rivela chi è davvero la più giovane vincitrice del Nobel per la pace

Un caffè con Donna Moderna

Arriva al cinema il documentario sulla ragazza pakistana simbolo della lotta per il diritto allo studio. E rivela chi è davvero la più giovane vincitrice del Nobel per la pace

Malala, il documentario appena uscito sulla giovane pakistana divenuta il simbolo della lotta per il diritto all’istruzione delle donne nel mondo, si apre con una sequenza animata che racconta della leggendaria eroina Malalai di Maiwand. «Era una ragazza che, nel 1880, combatté accanto al suo popolo durante la seconda guerra anglo-afghana. Quando ho scelto il nome per mia figlia mi sono ispirato al suo coraggio e ai suoi ideali di libertà» racconta Ziauddin Yousafzai, il papà di Malala, all’anteprima londinese della pellicola diretta dal premio Oscar Davis Guggenheim. Per girarla, il regista è stato per un anno e mezzo a casa della famiglia Yousafzai a Birmingham, in Inghilterra.

LA PASSIONE  Il film è il ritratto di un’adolescente carismatica che, quando non è impegnata a studiare come i coetanei, conduce una vita straordinaria, tra battaglie civili e incontri con i leader del mondo. Ma le scene che colpiscono di più sono quelle della sua vita “normale”: Malala che insegna al padre a usare Twitter, che scherza con i fratelli minori, che cerca su Google le foto del campione di tennis Roger Federer e si giustifica ridendo: «Mi piace il suo taglio di capelli».

Racconta Ziauddin: «A fine agosto è tornata a casa saltando per la gioia. Quando le ho chiesto perché, mi ha detto che aveva superato tutti gli esami scolastici col massimo dei voti. Non l’ho mai vista così felice, neppure il giorno in cui vinto il Nobel per la pace a 17 anni, la più giovane della storia».

IL SOGNO  «Malala vuole entrare alla Stanford University negli Stati Uniti, per studiare politica e filosofia» rivela il padre. «Spera che la gente non la consideri solo per il dramma che ha vissuto, ma per i risultati che riuscirà a raggiungere con le proprie forze. Io e mia moglie non potremmo essere più fieri». Anche la mamma di Malala si è lasciata ispirare dalla figlia. «Ha lasciato la scuola da bambina, oggi è tornata sui libri e sta imparando a leggere e scrivere. A casa Malala la rimprovera se scopre che non ha fatto i compiti» dice Ziauddin.

Quando parliamo di quel 9 ottobre 2012, giorno in cui un gruppo di talebani ha sparato a sua figlia mentre tornava da scuola in autobus, il suo sguardo si fa cupo: «Ho rimesso in discussione tutto, incluso il mio essere un buon padre. Durante le notti in ospedale mi sono chiesto spesso se non avessi sbagliato a incoraggiarla a difendere le sue idee».

IL CARATTERE  Gli dico che dal documentario emerge lo spirito vivace di Malala e lui annuisce: «Riesce sempre a vedere il lato positivo delle cose. Mi aiuta a guardare alla vita in un modo nuovo». A chi somiglia di più? «Dalla madre ha ereditato la saggezza e la grande ironia. Da me l’amore per lo studio. Sono insegnante, mi piace lavorare coi giovani perché rappresentano il futuro dell’umanità. A volte mi chiedono cosa abbia fatto per renderla la ragazza speciale che è: io rispondo che non ho meriti. Non conta ciò che ho fatto, ma soprattutto ciò che non ho fatto. Non le ho tarpato le ali, le ho permesso di esplorare le sue potenzialità. I nostri figli guideranno il mondo di domani, lasciamo che crescano liberi».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna