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Donald Trump e le sue gaffe contro tutti

di Cristina Sarto
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Da quando si è candidato per i Repubblicani alle Presidenziali americane, Donald Trump continua a dominare la scena, mettendo in imbarazzo i colleghi di partito (ma non solo: il 50 per cento degli americani sarebbe a disagio per la sua elezione). La sue gaffe? Razziste e sessiste. L'ultima: durante un comizio nel Michigan, il miliardario ha deriso Hilary Clinton rievocando la sua sconfitta nel...leggi di più

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Da quando si è candidato per i Repubblicani alle Presidenziali americane, Donald Trump continua a dominare la scena, mettendo in imbarazzo i colleghi di partito (ma non solo: il 50 per cento degli americani sarebbe a disagio per la sua elezione). La sue gaffe? Razziste e sessiste. L'ultima: durante un comizio nel Michigan, il miliardario ha deriso Hilary Clinton rievocando la sua sconfitta nel...leggi di più

Dice quello che gli passa per la testa e se ne frega delle conseguenze. Donald Trump, il tycoon 69enne in cerca della nomination Repubblicana per la corsa alla Casa Bianca, è famoso per le sue sparate contro tutti: donne, avversari, minoranze etniche. Solo gaffe? Macché. È la strategia del colpo di scena: offendere, stupire e mai chiedere scusa. Raccogliendo sempre più consensi tra bigotti e ultraconservatori, anche se negli ultimi giorni il gradimento nei suoi confronti sembra in flessione.

Vediamo dunque che cosa si nasconde dietro le uscite da prima pagina del politico americano del momento.

«La prima cosa che farò se verrò eletto? Istituire la pena di morte per chi uccide un poliziotto».
L’ultima provocazione del multimilionario risale un comizio del 10 dicembre, nel New Hampshire. Una promessa che cavalca le tensioni scoppiate tra cittadini e forze dell’ordine a partire da un episodio di un anno fa, quando due poliziotti newyorkesi rimasero uccisi in un conflitto a fuoco. Da quel giorno, il Paese è spaccato: chi denuncia le maniere troppo forti degli agenti, soprattutto di fronte a cittadini di colore e chi si preoccupa per il risentimento nei confronti della polizia.

«Vietiamo l’ingresso ai musulmani in America».
Frontiere chiuse per tutti gli islamici che vogliono entrare negli Stati Uniti, almeno fino a quando non si troverà un modo per fronteggiare l’allerta terrorismo. Pochi pensavano che il tycoon non avrebbe sfruttato le stragi di san Bernardino, in California e di Parigi, per cavalcare l’ondata di sentimenti anti-islamici. Ma secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, gli è andata male: al 57 per cento degli americani la sua proposta non piace.

«Chiudiamo Internet perché alimenta il terrorismo».
Scherza o fa sul serio? È la domanda che si sono fatti tutti quelli che lo scorso 7 dicembre hanno assistito al comizio dell’aspirante Presidente Usa. Per la verità, una proposta simile è arrivata anche da Hillary Clinton. Il Repubblicano, però, è andato oltre. Rilanciando così: «Dovremmo vedere Bill Gates e altri esperti per capire come fare». Il New York Times ha risposto con ironia: «Il potere di Bill Gates di oscurare una parte del web è pari a quella di dare una sistemata ai capelli di Trump».

«Gli immigrati messicani? Tutti criminali, trafficanti di droga e stupratori».
Evviva il politically correct. La sparata settembrina di Trump ha fatto venire i brividi persino ai vertici della destra Repubblicana, che lo hanno subito richiamato a un linguaggio più moderato. E pensare che lui, dopo avere impiegato migliaia di messicani nelle sue imprese di costruzioni, pensava di andare a nozze con il nazionalismo bianco!

«Si poteva vedere che le usciva il sangue dagli occhi. Le usciva sangue ovunque». Lo scorso agosto, l’allusione al ciclo mestruale ai danni della giornalista Megyn Kelly, colpevole di avergli rivolto domande troppo aggressive, è stato il top della volgarità firmata Trump. Tanto che il candidato repubblicano, che con questa battutaccia sessista pensava di lusingare l’elettorato macho, ha cercato di correggere il tiro: «Mi riferivo agli occhi e al naso».

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