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Donne e Islam: l’emancipazione passa per il velo

di Michela Ventrella
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Abbiamo intervistato Annalisa Gadaleta, la 44enne pugliese che ricopre il ruolo di assessore alla Cultura al Comune di Molenbeek: la banlieue di Bruxelles dove sono stati reclutati dagli jahidisti gli autori delle stragi di Parigi del 13 novembre. Qui vi spiega com'è importante per le donne musulmane portare il velo: è un modo per conservare le loro radici. Come racconta anche il premio Nobel...leggi di più

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Abbiamo intervistato Annalisa Gadaleta, la 44enne pugliese che ricopre il ruolo di assessore alla Cultura al Comune di Molenbeek: la banlieue di Bruxelles dove sono stati reclutati dagli jahidisti gli autori delle stragi di Parigi del 13 novembre. Qui vi spiega com'è importante per le donne musulmane portare il velo: è un modo per conservare le loro radici. Come racconta anche il premio Nobel...leggi di più

Nell’estate 2015 ho incontrato il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi in Puglia, impegnata nella sua costante difesa per i diritti civili degli iraniani, in particolare delle donne. Durante la nostra chiacchierata mi disse che oggi ci sono ragazze nate in Occidente da genitori arabi che si ostinano a portare il velo, "nonostante le loro mamme o zie non lo usino". Nuove generazioni d'immigrati che fanno di tutto per conservare e valorizzare le loro radici. "Questa rigidità mi spiega Shirin -  è conseguenza del fatto che queste donne non si sentono accettate nella società occidentale e cercano un'identità nelle loro comunità d'origine. Ne deriva una chiusura verso il mondo in cui vivono. Una condizione che diventa terreno fertile per il radicalismo e forme di odio più estreme".

Da Molenbeek, la battaglia dell'italiana Annalisa Gadaleta, assessore alla Cultura

Le sue parole mi sono ritornate alla mente quando ho conosciuto Annalisa Gadaleta, la 44enne pugliese che da tre anni ricopre il ruolo di assessore alla Cultura, istruzione e ambiente al Comune di Molenbeek: la banlieue di Bruxelles conosciuta anche come Belgistan, alla ribalta delle cronache internazionali perché qui sono stati reclutati dagli jahidisti gli autori delle stragi di Parigi del 13 novembre.

L'emancipazione passa per il velo

Annalisa sta portando avanti una sfida d'integrazione culturale in un comune dove  il 40% degli abitanti su 80mila è musulmano e il tasso di disoccupazione raggiunge il 35%. Uno dei punti fermi del suo programma politico è la liberalizzazione del velo per le donne sul posto di lavoro. Un tema molto discusso in Belgio. "Se una donna vuole per sua libera scelta portare il velo, noi non dobbiamo vietarglielo. Significherebbe non riconoscere la sua volontà di emanciparsi" dice Annalisa.

Gli immigrati hanno diritti, ma anche doveri

Shirin e Annalisa, due donne diverse, una nata a Teheran e l'altra a Bari, che probabilmente non si sono mai incontrate, ma che hanno in comune una storia passata da migranti. Le loro voci si accordano su un concetto fondamentale: integrazione culturale. Significa che gli immigrati hanno dei diritti, ma anche degli obblighi verso i Paesi che li accolgono. Significa che in Paesi come il Belgio, dove i marocchini sono già alla terza o alla quarta generazione, bisogna pensare a loro come cittadini europei e non più come emigrati. "L'integrazione sociale da sola non basta, a questa gente dobbiamo dare gli strumenti per partecipare attivamente alla vita democratica della società in cui vivono e questo significa valorizzare anche la loro diversità" dice Annalisa. Secondo l'assessore di Molenbeek i punti di partenza in Europa devono essere l'obbligo della conoscenza della lingua per gli stranieri stanziatisi e sistemi virtuosi che rompano gli schemi di chiusura delle piccole comunità. A Molenbeek, per esempio, c’è uno degli esperimenti degli orti urbani più riusciti in Europa, per esempio, e molte donne musulmane collaborano con il Comune in azioni di volontariato.

Insomma, si riparte da qui. In Belgio si guarda al futuro con le idee di un'italiana nata e cresciuta in uno dei quartieri più difficili di Bari (il San Paolo) ed emigrata per amore 20 anni fa.

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