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Donne sfigurate: una tragedia silenziosa

di Stella Pende
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Vittime della crudeltà dei loro uomini, in Pakistan migliaia di ragazze vengono deturpate con l'acido. Come la bellissima Fakhra, che ha avuto il coraggio di parlare

Vittime della crudeltà dei loro uomini, in Pakistan migliaia di ragazze vengono deturpate con l'acido. Come la bellissima Fakhra, che ha avuto il coraggio di parlare

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È bella Fakhra. Anche se il viso è stato cancellato. Anche se gli occhi sono due piccole gocce di lago ferite. Anche se un fiume di acido maledetto le ha strappato via dalla faccia tutto quello che era. Ma non quello che è: donna e madre che non si arrende alla ferocia degli uomini, per aiutare «tutte le poverine come me, che abbandonate diventano solo vergogna». Fakhra Younas, come migliaia di donne in Pakistan, India e Bangladesh, è una sopravvissuta dell'acido. Una delle mille ragazze e bambine che maschi carnefici, rifiutati e lasciati, o anche solo arrabbiati per gli scarsi beni portati in dote, bruciano vive per vendetta. E per rabbia.

Una tragedia silenziosa che Fakhra racconta in un libro struggente: Il volto cancellato, (Mondadori). Dove, con il coraggio e la forza di un piccolo lupo, questa donna eroica ripercorre  la corsa del suo dolore, sbocciando dentro la sua rinascita. Fakhra era bellissima. In Pakistan faceva la ballerina, lavoro ammirato ma criticato. Suo marito, il crudele e ricco Bilal, abbandonato perché violento, le versa addosso un fiume di acido che le scioglie la carne. «Il dolore era come avere un fuoco che infiamma la pelle e il cervello insieme» ricorda Fakhra. «Adesso fai una doccia» le dissero i medici dell'ospedale.

"Il volto cancellato", di Fakhra Younas, è su Bol.com

«Sotto l'acqua sentii i pezzi della mia carne che cadevano dal corpo». In quella stanza tutti morivano. Ma lei no: «L'acido, arrivato fino al petto, non mi faceva respirare» mi racconta oggi. «Ma  io respiravo la voglia della mia vita. C'era il mio bambino, Nauman, che mi aspettava. E poi dovevo raccontare la mia storia con la mia bocca, per tutte quelle che la bocca non l'avrebbero mai più avuta». Fakhra ce l'ha fatta. Accanto a lei molte donne: la tenera madre e sua sorella Kiran, che invece di abbandonarla, come accade alle poveracce come lei "buttate" dalla famiglia, l'hanno accarezzata, massaggiata e amata: «Hanno lavato col loro pianto il mio corpo piagato come se fosse rimasto bello».

E poi Themina Durrani, la grande scrittrice ribelle pakistana, matrigna di suo marito: «Themina ha rischiato la vita per farmi scappare con mio figlio in Italia» dice Fakhra, e la sua voce è piccola come quella di una bambina infelice. In Italia, dove un medico eccellente come Valerio Cervelli, professore di chirurgia plastica all'Università Tor Vergata di Roma, l'ha operata molte volte, permettendole di alzare la testa attaccata al collo, di aprire la bocca, gli occhi. Di riavere un naso. «Oggi Fahkra è un problema chirurgico» dice il medico. «Ieri era un rebus». E poi Clarice Felli di Smileagain, che aiuta Fakhra e le altre donne dell'acido: «Una donna angelo. Mi ha appena portato da Lahore il biglietto del mio amico Shan, attore celebre a Karachi: "La bellezza sarà sempre quella dentro"».

>>Chi le aiuta

Solo nel 2002, oltre 900 donne in Pakistan sono state sfregiate con l'acido solforico.  La Onlus italiana Smileagain è impegnata ad aiutarle a ricostruirsi un volto e una vita.  Mandando un sms allo 48589 si può contribuire a Smileagain con un euro. Per informazioni, tel. 065565129.

"Il volto cancellato", di Fakhra Younas, è su Bol.com

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