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Dopo Londra, imparare a convivere con la paura

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È il pensiero di tutti: la prossima volta tocca a noi. Ma gli inglesi danno l'esempio, vivono come sempre. Anche così si combatte il terrore

È il pensiero di tutti: la prossima volta tocca a noi. Ma gli inglesi danno l'esempio, vivono come sempre. Anche così si combatte il terrore

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Londra assediata. E pensare che era stata la città dei figli dei fiori, dei figli della pace. Dove il movimento pacifista aveva visto germogliare i suoi primi sentimenti, i simboli e la sua musica. Un'idea della pace che era volata soprattutto sulle note dei Beatles, consacrata da canzoni immortali come Imagine di John Lennon.

Oggi, invece, la capitale inglese è tramortita e ferita. Fuori, la città orgogliosa batte e continua a rispettare i suoi ritmi. Ascolta e fa tesoro delle parole di Elisabetta, la sua regina, che ha detto: "Non ci faranno cambiare il nostro stile di vita". Infatti subito si sono riaperti gli uffici, e i negozi coi saldi estivi sono tornati affollati. Ma è il cuore di Londra che si è fermato. Negli occhi della gente. Nelle loro parole. Nella paura di un'altra o di più bombe.

Scotland Yard però è al lavoro, e ha una lista di 30 uomini del fondamentalismo islamico sospettati di aver preso parte agli attentati del 7 luglio. Intanto i musulmani veri e moderati di Londra si sono schierati contro gli assassini della metropolitana e dei bus, che coi poveri morti di questi giorni uccidono un po' anche loro. È difficile farlo capire. Ma questi massacri vanno anche contro l'Islam "maledetto e traditore" dei moderati.

Difficile farlo capire a chi vuole vedere nell'Islam intero un killer universale. Mentre è chiaro sempre di più che comprensione, collaborazione e possibili scambi di notizie con la comunità islamica "civile" sarebbero fondamentali e utilissimi per la prevenzione e la guerra al terrorismo stesso. Intanto aspettiamo. dall'11 settembre il terrore si avvicina. Passo passo. Prima a New York, la capitale maledetta dell'Occidente cattivo. Poi Istanbul, Madrid, infine Londra. Siamo vicini.

Sentiamo il fiato delle bombe sul nostro collo. Il sibilo, il tuono, le urla che abbiamo sentito e visto durante questi ultimi attentati ci vengono addosso, li immaginiamo, li sentiamo nelle nostre strade, nelle nostre città. Il ministro degli Interni Pisanu si dà da fare. I Servizi, questa parola meravigliosa e misteriosa per molti di noi, sono allerta.

Ma il coro è unanime: la prossima volta tocca a noi. All'Italia. I sogni diventano incubi. I nostri bambini. un autobus. una metropolitana. un aereo. un traghetto. dove si nascondono gli orchi della morte? È difficile mettere il silenziatore alla paura della paura. Ma si può e si deve accompagnarla, conviverci. Oggi soprattutto. Senza allarmismi stupidi e senza panico.

Usando buonsenso e prudenza. Non rinunciando a certi obblighi che magari ci paiono noiosi e inutili. Nulla è inutile davanti al buio del pericolo. Nemmeno le esercitazioni nelle metropolitane e sui treni. Nemmeno la pazienza davanti ai lunghi e molti controlli degli aeroporti. Nulla è inutile davanti al terrore.

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