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Cosa sta succedendo in Egitto?

di Oscar Puntel
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Le indagini sull'omicidio di Giulio Regeni, le bombe e gli attentati terroristici. Cosa sta veramente succedendo in Egitto?

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Le indagini sull'omicidio di Giulio Regeni, le bombe e gli attentati terroristici. Cosa sta veramente succedendo in Egitto?

Stefano Torelli
Con la collaborazione di

Stefano Torelli

Ispi - Istituto per gli studi di politica internazionale

Le indagini difficili sul caso Regeni. Ma anche: le bombe e gli attentati terroristici. La mancanza di una vera opposizione e tanti piccoli movimenti politici e sindacali che operano in clandestinità e su cui stava studiando il giovane ricercatore friulano rapito e ucciso al Cairo. Cosa sta succedendo in Egitto?

Una finta opposizione
Il sistema di potere in Egitto ruota tutto attorno a un nome: Abd al-Fattah al-Sisi. È il presidente e si è fatto eleggere nel 2014, con elezioni dove di fatto era il candidato unico.

“Al-Sisi per l'occasione ha svestito i panni di generale, ma viene dai vertici militari. Che sono potentissimi, in quel paese, e anche strettamente legati alla politica”, ci dice Stefano Torelli, ricercatore dell'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale. “L'Egitto è gestito con dinamiche autoritarie: le opposizioni come il partito dei Fratelli Musulmani, ma anche i movimenti sindacali o sedicenti gruppi di sinistra sono stati tutti repressi. Con tutte le libertà. C'è una opposizione ufficiale ma si tratta di pochi partiti per lo più cooptati dal regime. La società civile e i movimenti sindacali agiscono clandestinamente”, dice lo studioso.

Scontro dentro il potere
Dall'esterno, il presidente e il suo governo sembrano un blocco solido e imperturbabile. “In realtà – aggiunge Torelli - molti parlano di lotte intestine fra forze di polizia, gruppi di sicurezza, servizi segreti deviati, che agiscono anche contro il regime stesso. Vi è un sottobosco strano di strutture che lavorano quasi indipendentemente e per mandare messaggi al presidente, però non sono chiare le reti e le connessioni fra queste organizzazioni. E infatti non si esclude che la morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, sia inquadrabile in queste dinamiche”.

Come si è arrivati a questo punto?
Partiamo da Mubarak, che 'cade' nel 2011, sulla scia delle proteste di popolo. “In un primo momento, c'è tutta una fioritura di quei movimenti e partiti politici fino ad allora repressi: su tutti svetta la 'Fratellanza musulmana', prima bandita e fuorilegge. È il partito che nel 2012 diventa maggioranza. Uno dei suoi leader, Mohamed Morsi, viene eletto Presidente della Repubblica”, spiega il ricercatore dell'Ispi. “Quelle del 2012 sono state dipinte come le prime vere elezioni democratiche che l'Egitto abbia mai avuto dall'indipendenza (cioè dal 1922, ndr), proprio perché hanno partecipato tutti quelli che hanno voluto. Ma questo ha creato delle preoccupazioni soprattutto nel mondo militare, che con Morsi presidente ha visto diminuire il proprio potere a vantaggio della Fratellanza musulmana”.

2013, ritornano i militari
Morsi governa a colpi di maggioranza, non curandosi dell'opposizione. “Molte riforme erano unilaterali, non condivise e in un anno di governo le condizioni anche economiche della popolazione non sono migliorate”, dice Stefano Torelli dell'Ispi.

Si arriva così alle rivolte del 2013, che sono state sfruttate dall'esercito e dall'attuale presidente al-Sisi, tra l'altro ministro della difesa di Morsi. Al-sisi dà quindi l'aut-aut a Morsi: dimissioni o destituzione per intervento militare perché “lo chiede il popolo”. Il presidente in carica viene quindi arrestato. E la fratellanza musulmana dichiarata organizzazione terroristica, i vertici imprigionati e condannati. Al-sisi va al potere e instaura un regime militare.

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