Elezioni tedesche, ecco perché Angela Merkel vincerà (di nuovo)

Credits: Ansa
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di

Vanna Vannuccini

Da 12 anni Angela Merkel guida il governo tedesco. E sondaggi e analisti non hanno dubbi: il 24 settembre sarà cancelliera per la quarta volta. Grazie a un mix di ragionevolezza, solidità e pragmatismo

Una donna incastonata nell’ambra, impenetrabile, inossidabile: così la descrive Der Spiegel, uno dei rari giornali tedeschi che ancora prendono le distanze. Gli altri la adulano. Il culmine è stato raggiunto dal direttore del quotidiano economico Handelsblatt, che in una intervista tv preelettorale come ultima domanda le ha chiesto: «Posso abbracciarla?».

Angela Merkel governa da 12 anni e molti tedeschi fanno fatica a immaginarsi un altro cancelliere. Forse nemmeno lei ci riesce. Sempre uguale a se stessa nelle giacche colorate sopra i pantaloni neri: che incontri il presidente cinese Xi Jinping, si mostri con il panda dello zoo di Berlino o sieda accanto al marito Joachim Sauer al Festival lirico di Bayreuth (per una volta in abito lungo di raso celeste). Sempre con il sorriso amabile e un po’ scettico, come davanti a qualcuno che cerca di venderle un melone un po’ passato.

Angela Merkel tranquillizza tutti

Il 24 settembre Angela, 63 anni, riconquisterà la poltrona di cancelliere per la quarta volta. I sondaggi le attribuiscono consensi da dittatore africano: nel suo partito, la Cdu, non ha più rivali e lo sfidante socialdemocratico Martin Schulz non sembra avere chance. La mancanza di alternative è diventata negli anni la forma di governo di Angela. Che ha saputo tranquillizzare tutti. Soprattutto ora, in un mondo “selvaggio”, lei dà l’impressione di interpretare la ragionevolezza. Sarebbe più utile se corresse a Pechino, invece di fare un comizio a Norimberga, le suggeriscono i giornali tedeschi di fronte alla crisi con la Corea del Nord. La vittoria a Berlino è assicurata, mentre il mondo ha bisogno di lei.

Angela Merkel sa cogliere le occasioni 

La sua potrebbe essere una storia da film. Il padre, un pastore protestante di Amburgo, si era trasferito con la famiglia nella Germania dell’Est quando lei aveva 3 anni. Laureata in Fisica perché in un Paese comunista era la cosa politicamente più neutra («Nemmeno i comunisti possono disconoscere le leggi di natura» diceva), nei primi giorni caotici dopo la caduta del Muro aveva cominciato a fare attività politica. Entrata nell’Unione cristiano-democratica, aveva avuto un incarico come seconda portavoce di Lothar De Maizière, per 6 mesi premier della Germania est durante le trattative per la riunificazione. Siccome il portavoce titolare aveva il terrore degli aerei, toccò a lei accompagnare De Maizière a Bonn per i suoi incontri con Kohl.

Angela Merkel ispira fiducia 

Quando nella stanza c’è un elefante, tutti gli altri sembrano topolini: così spiega il successo di Merkel un suo consigliere. Anche lei, un tempo, ha avuto un elefante davanti a sé. Nel 1990 il cancelliere Helmut Kohl l’aveva scelta solo perché doveva mettere nel governo una donna e un rappresentante dei tedeschi dell’Est appena entrati nella Germania riunificata: Angela rappresentava da sola entrambe le categorie. Nel 2001 ci fu un terremoto quando, dopo un quarto di secolo sotto la guida di Kohl, il vertice del partito piegato dagli scandali la elesse segretario generale per rispondere alla base che chiedeva una faccia nuova, pulita: sicuramente “la ragazza dell’Est”, così la chiamava Kohl, era difficile da immaginare con una valigia imbottita di marchi come quelle che i funzionari della Cdu avevano portato in Svizzera.

Interpreta la volontà dei cittadini

Merkel è il cognome del suo primo marito. Nata Kasner, Angela si era sposata giovanissima, come succedeva nella Germania orientale principalmente per avere diritto a una abitazione. Presto aveva divorziato e più tardi aveva incontrato il chimico Joachim Sauer, con cui ha convissuto per 17 anni. Quando diventò per la prima volta ministro, un cardinale la richiamò all’incongruenza di una vita fuori dal matrimonio per qualcuno che rappresentava un partito cristiano: lei, obbediente, sposò Joachim, mantenendo però il cognome con cui era conosciuta.

Il suo pragmatismo, del resto, è leggendario. Le sue decisioni sono sempre vicine ai convincimenti della maggioranza: uscita dall’energia atomica, matrimonio per tutti, salario minimo. Se n’è allontanata solo una volta, quando ha avuto davanti agli occhi la tragedia dei profughi, ma poi silenziosamente ha preso sempre più le distanze dalla iniziale politica di accoglienza, pur senza sconfessare le prime dichiarazioni. «Ogni tempo ha le sue sfide specifiche» ha detto sorridendo in una riunione di governo. E i ministri intorno a lei sembravano gli uomini della scorta.

Cosa succederà dopo il voto

La sola incognita delle elezioni politiche tedesche del 24 settembre è chi sarà il futuro alleato di governo di Angela Merkel. Seppur rosei, i numeri non basteranno alla Cdu-Csu della cancelliera per governare da sola. E decideranno se Merkel tornerà alla “grosse Koalition” con i socialdemocratici della Spd (con cui governa da 2 legislature) o opterà per una coalizione con i liberali, se non addirittura con liberali e verdi. La crescita dei partiti populisti (l’AfD di destra e il Linke di sinistra) rende difficile prevedere chi si piazzerà al terzo posto. La coalizione che si formerà avrà effetti sul programma di governo: la Spd vuole aumentare le imposte ai ricchi e garantire dei minimi di pensione ai più poveri, al contrario i liberali vogliono ancora meno Stato e più mercato. Anche in Europa. Ma sarà sempre la cancelliera a dettare la linea politica.


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