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Esiste l’Islam moderato?

di Maurizio Dalla Palma
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I dati sul terrorismo appena diffusi dicono che dall'11 settembre 2001 a oggi sono 65 i musulmani condannati in Italia per legami con Al Qaeda. Eppure la gente non ha paura e crede nel dialogo. Lo rivela il nostro sondaggio

I dati sul terrorismo appena diffusi dicono che dall'11 settembre 2001 a oggi sono 65 i musulmani condannati in Italia per legami con Al Qaeda. Eppure la gente non ha paura e crede nel dialogo. Lo rivela il nostro sondaggio

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L’Islam moderato esiste. E il dialogo con i musulmani è possibile, nonostante il fondamentalismo e le differenze culturali. È il risultato a sorpresa del sondaggio di Donna Moderna che vedete in queste pagine. Il 66 per cento delle persone intervistate per noi dall’istituto Swg di Trieste dice di non avere paura dell’Islam e l’86 per cento è convinto che esistano i musulmani moderati. Una risposta per niente scontata in un periodo di nervi a fior di pelle. Prima gli assalti alle ambasciate occidentali nei Paesi islamici per le vignette satiriche su Maometto. Poi l’incredibile vicenda di Abdul Rahman, l’afghano fuggito in Italia il 29 marzo perché nel suo Paese rischiava la condanna a morte per essersi convertito al Cristianesimo.

Infine la diffusione in questi giorni dei dati sul terrorismo islamico in Italia: dal 2001 a oggi sono state condannate 65 persone. Il nostro sondaggio va in controtendenza. E incoraggia il dialogo con l’Islam, come chiesto da Papa Benedetto XVI al Concistoro del 23 marzo con i cardinali. Da cosa nasce tanto ottimismo? «Gli italiani credono a quel che sperimentano da tempo: una pacifica convivenza con i musulmani» dice Stefano Allievi, docente di Sociologia all’università di Padova e autore di Islam italiano - Viaggio nella seconda religione del paese (Einaudi). «In Italia vivono quasi un milione di islamici, arrivati per cercare un lavoro e desiderosi di integrarsi. Appena il cinque per cento va in moschea e una parte ancora più piccola è tentata dal fondamentalismo. Solo nei quartieri degradati delle grandi città, abitati in prevalenza da stranieri in difficoltà, si concentrano frustrazione, risentimento ed estremismo».

Ma il sondaggio di Donna Moderna raccoglie anche commenti preoccupati. «Un terzo degli intervistati ha paura degli islamici: non è poco. Cosa diremmo se un italiano su tre fosse intimorito dagli ebrei?» spiega Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera e autore di scottanti inchieste sull’Islam. «I timori sono in parte reali. In Italia, infatti, agiscono gruppi di integralisti che, per quanto minoritari, sono bene organizzati. Il loro obiettivo è quello di costruire nel nostro Paese una realtà musulmana separata, uno Stato nello Stato in cui le donne portano il velo, i ragazzi studiano il Corano e si parla l’arabo». Una prospettiva inquietante. Lo scontro sui modelli di convivenza è scoppiato nella Consulta islamica, un organismo, voluto dal ministro dell’Interno, che raccoglie gli esponenti musulmani.

Il 7 marzo, in una riunione molto agitata, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane (Ucoii) ha presentato una serie di richieste: permessi di lavoro per la preghiera del venerdì, menu halal (senza carne di maiale) nelle mense, l’otto per mille a favore del culto, l’apertura di scuole e banche musulmane. Aspirazioni legittime o prove generali di fondamentalismo? «Ma quale fanatismo! I musulmani si limitano a rivendicare gli stessi diritti dei cristiani: la possibilità di pregare, la costruzione di centri culturali, la difesa delle radici culturali» spiega Hamza Roberto Piccardo, segretario nazionale dell’Ucoii. Una rassicurazione sufficiente? Dal sondaggio di Donna Moderna viene fuori che un terzo degli italiani (quello che ha paura dell’Islam) teme soprattutto le differenze religiose e culturali. Una paura che spinge gli abitanti di Colle Val d’Elsa (Siena) e di Gallarate (Milano) a opporsi all’apertura di nuove moschee, tanto da costringere il vescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, a prendere le difese degli immigrati.

Ribatte Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero: «Io sono convinto che le differenze culturali siano quasi incolmabili, basta pensare alle violenze familiari sulle donne. Per evitare tensioni avremmo dovuto limitare l’arrivo di islamici nel nostro Paese, a vantaggio di popoli più simili al nostro». Oggi i musulmani in Italia sono un terzo degli stranieri. Ma il flusso è destinato ad aumentare e presto, secondo il Dossier Immigrazione 2005 della Caritas, un sesto della popolazione avrà origini non italiane. Andiamo verso l’integrazione o avremo una casbah in ogni città? «Attenzione, i musulmani in Italia provengono da Paesi molto diversi tra loro: alcuni sono assetati di modernità, altri restano più legati alle loro tradizioni» spiega Souad Sbai, presidentessa dell’Associazione delle donne marocchine in Italia.

«Ma le donne capiranno i vantaggi dell’Occidente e presto vedremo ragazze come Leila, la tunisina del Grande Fratello, bella ed emancipata». Dunque: integrazione o fondamentalismo? Risponde l’italo-iraniana Farian Sabahi, docente di Modelli di integrazione all’università Bocconi di Milano e autrice di Islam: l’identità inquieta dell’Europa (Il Saggiatore): «Nel mio viaggio attraverso le comunità islamiche d’Europa ho visto realtà molto diverse: dalle moschee moderate di Parigi agli imam fondamentalisti di Stoccarda, in Germania. La soluzione dipende da noi».

Il sondaggio

Hai paura dell’Islam?

Sì 34%

No 66%

Se sì, cosa ti spaventa?

Il fanatismo religioso 73%

La discriminazione nei confronti delle donne 17%

La cultura, troppo diversa

dalla nostra 10%

Si può convivere in pace

con l’Islam?

Sì 80%

No 20%

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