Perché il Regno Unito è nel mirino dell’Isis?

Credits: Ansa
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di

Oscar Puntel

Gli ultimi attentati di London Bridge e Manchester vedono la Gran Bretagna e Londra sempre più nel mirino dei terroristi. Perché?

Ancora Isis, ancora il Regno Unito. La notte del 3 giugno un pulmino ha investito su London Bridge - ponte simbolo della città - diversi pedoni. Ne sono poi usciti tre aggressori che hanno accoltellato altri passanti, colpendoli «in nome di Allah». Pochi minuti dopo nella zona di Borough Market, a sud del Tamigi, lo stesso commando ha continuato la sua azione prima di cadere sotto i colpi della polizia. I morti del duplice attacco sono sette, i feriti almeno una quarantin. Pochi giorni prima, il 22 maggio, un kamikaze britannico di origini libiche si era fatto saltare in aria a Manchester, dove si era appena concluso il concerto della popstar Ariana Grande. Tre le 22 vittime e i 60 feriti, c’erano tantisime ragazzine.

Ad Arturo Varvelli, esperto di terrorismo internazionale dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, chiediamo di aiutarci a capire il perché di tutto ciò.

Perché un altro attentato nel Regno Unito?

«È il Paese del continente europeo che ha uno dei più alti tassi di radicalizzazione: negli ultimi 3 anni, proprio da qui sono partite 800-850 persone alla volta della Siria e dell’Iraq. Oggi combattono nelle fila dell’Isis. I giovani sposano la causa dello Stato islamico con facilità».

Che cosa attira i ragazzi verso il terrorismo?

«L’Isis “pesca” le sue vittime nella marginalità sociale. A loro viene promesso benessere e ricchezza, anche dopo la morte. Arrivano a rinnegare la loro famiglia di origine o il Paese che li ha fatti studiare: come il 23enne Salman Abedi, il kamikaze di Manchester. Questi giovani non si sentono né cittadini britannici né appartenenti agli Stati di provenienza dei genitori o dei nonni».

Perché nel mirino degli attentatori ci sono sempre più spesso i giovani?

«Sono un simbolo di libertà di pensiero, di espressione, di costumi, anche di moda occidentale. L’Isis è contro tutto questo. Avere bambini fra le vittime invece alimenta la propaganda: “Nemmeno l’infanzia ci intenerisce” è il loro messaggio».

I due attentati che conseguenze avranno per la Gran Bretagna e l’Europa?

«Il livello di allerta resterà alto per un lungo periodo. L’Intelligence teme, a ragione, l’emulazione. L’Isis continuerà a colpire ovunque: vuol far sapere di essere ancora attivo, proprio perché in Iraq e in Siria sta perdendo terreno».

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