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Ma allora sta scoppiando la guerra contro l’Isis?

di Natascia Gargano
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Ci chiediamo cosa succederà ora che la Francia ha aumentato il numero di attacchi in Siria, Stati Uniti e Russia stanno tentando un accordo e l'Onu ridisegna le strategie internazionali. Ci risponde Paolo Magri, direttore dell'Istituto per gli Studi di politica internazionale (Ispi)

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Ci chiediamo cosa succederà ora che la Francia ha aumentato il numero di attacchi in Siria, Stati Uniti e Russia stanno tentando un accordo e l'Onu ridisegna le strategie internazionali. Ci risponde Paolo Magri, direttore dell'Istituto per gli Studi di politica internazionale (Ispi)

«La guerra è iniziata da oltre un anno. Solo in Siria ci sono stati oltre 2mila raid aerei, in totale 6mila raid se si include anche l'Iraq, da parte di una coalizione di 60 Paesi, di cui 20 attivi militarmente. Ciò di cui si sta discutendo ora è un rafforzamento di questo impegno, con una coalizione più ampia, che includa magari anche Russia e Iran, visto che a oggi i risultati sono stati insoddisfacenti.

Il tema centrale è quello dell'utilizzo di forze di terra, che sono necessarie, ma che nessuno vuole mettere in campo sino a quando non ci sarà chiarezza sul ruolo dell'esercito di Assad, che per molti Paesi è a tutt'oggi un nemico quanto l'Isis.

Per quanto riguarda l'Italia è molto improbabile un ruolo militarmente attivo. La priorità del nostro Paese è e rimane la crisi in Libia, per ragioni relative ai legami storici, all'immigrazione, e alla nostra sicurezza energetica.

La Francia ha aggiunto i suoi sforzi a quelli già esistenti. Lo ha fatto, con un iniziativa unilaterale, in un momento in cui all'Onu e non solo si stanno ridisegnando le strategie della comunità internazionale. L'intervento francese può essere utile per smuovere le acque ma può anche rivelarsi una fuga in avanti di Parigi, come abbiamo già visto in altre crisi.

L'incontro fra Obama e Putin è stato una prova generale di un tentativo di compromesso, che aiuti a uscire dall'impasse che si protrae ormai da tempo, fra chi sostiene che Assad debba rimanere (i russi) e chi sostiene invece che debba uscire di scena per poter avviare una fase nuova. Quest'ultima posizione è moralmente accettabile ma sino ad oggi ha di fatto impedito qualsiasi intervento di sostanza per risolvere la crisi».

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