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Guerra e pace nel mio viaggio zaino in spalla in Israele

di Maurizio Dalla Palma
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Ho visitato questa terra martoriata poco prima dei combattimenti a Gaza. Per strada, in treno, sui bus ho sentito il desiderio di normalità. E la paura della violenza

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Ho visitato questa terra martoriata poco prima dei combattimenti a Gaza. Per strada, in treno, sui bus ho sentito il desiderio di normalità. E la paura della violenza

Maurizio dalla Palma
Un'opinione di

Maurizio Dalla Palma

Giornalista di Grazia, ha lavorato anche a Donna Moderna, alla tv dell’Unione Europea,...












Quattro mesi fa sono stato in Israele, poco prima che iniziasse la spirale di violenza che ha portato alla guerra a Gaza. Prima che ci fosse la strage di innocenti nella popolazione palestinese.

Ho visto molte cose che parlano del desiderio di pace. Di una vita normale.Vorrei dirvi tutto questo con alcune foto. Con immagini che è difficile vedere nei tg.

Ve le mostro avendo nel cuore l'angoscia per quello che sta accadendo in queste ore: l'ennesima tregua saltata, le armi che tornano a sparare.

Ecco una cosa che mi ha stupito: un negozio di abbigliamento femminile nel quartiere arabo di Gerusalemme, nella Città Vecchia, dove musulmani, ebrei e cristiani vivono gomito a gomito.

Gerusalemme, negozio arabo


Questa serie di pantaloni colorati, moderni, attillati, rivelano il sogno delle ragazze palestinesi di essere come tutte le ragazze del mondo. Anche questo è desiderio di pace.

La seconda foto mostra un negozio di abbigliamento femminile nella parte moderna di Gerusalemme, abitata da ebrei.

Gerusalemme, negozio ebraico

Sarebbe uguale al negozio arabo, se non fosse che qui ci sono anche alcuni cappelli colorati che le donne islamiche non possono portare.

 

Girando nella parte araba della Città Vecchia, ho visto questo edificio con due cartelli.


Il primo cartello segnala l'ingresso di una moschea. Il secondo è l'insegna di un salone di bellezza. Sacro e profano mescolati nella vita delle persone, proprio come avviene in Italia.

 

Questo qui sotto è un mercatino di giocattoli e dolciumi per i bambini palestinesi.

bambini palestinesi

Quando i bambini arabi escono dalla scuola coranica, il loro "catechismo", trovano ad aspettarli i genitori e, insieme, comprano caramelle, bambole, magliette di squadre di calcio. I loro piccoli sogni.

Come possono questi arabi, questi ebrei, questi israeliani, desiderare guerra e distruzione?

 

Ma ci sono scatti che mostrano come la violenza sia scesa nel profondo della vita.

 

Un giorno ho preso il treno che porta da Tel Aviv, metropoli moderna, ad Acco, piccola città ai confini con il Libano. Durante il viaggio, seduto tra i pendolari, parlando con alcuni di loro, ho capito quanto Israele si senta fragile.


Una signora anziana mi ha raccontato che cosa abbia significato per lei la formazione di uno Stato ebraico. Lei è nata in una famiglia ebrea che si era stabilita in Egitto, ma a causa delle persecuzioni è stata costretta a fuggire, prima in Francia poi in Italia. Infine, dopo molti anni, ha trovato in Israele la casa dove sposarsi, fare figli, avere stabilità. Ma non quella sicurezza di cui tutti hanno bisogno.

La prima volta che ho visto l'edificio di Tel Aviv qui sotto, non ho capito cosa fosse. È pieno di graffiti realizzati da street artist.


Poi me l'hanno spiegato: è quel che resta del Delphinarium, una discoteca distrutta in un attentato nel giugno 2001. Un terrorista palestinese si è fatto saltare in aria durante una festa di ragazzi ebrei, strappando la vita a 21 teenager. Gli abitanti della città hanno voluto conservare i ruderi: una scelta che la dice lunga sui sentimenti degli israeliani.

L'ultima foto mostra un insediamento ebraico. Colonie come questa vengono costruite tutti i giorni in aree che appartenevano ai palestinesi. O che gli accordi internazionali assegnano alla popolazione araba. Questa forma di "occupazione" alimenta nei palestinesi frustrazione, recriminazioni, violenza. E allontana la pace dal Medio Oriente.

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