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Guerriere dalla Cina

di Sabrina Barbieri
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Le eroine di kung fu non sono solo personaggi del cinema. Noi le abbiamo incontrate nella provincia di Henan, dove siamo stati con lo scrittore Valerio Massimo Manfredi. Che in questo magico luogo ha ambientato il suolibro L'impero dei draghi

Le eroine di kung fu non sono solo personaggi del cinema. Noi le abbiamo incontrate nella provincia di Henan, dove siamo stati con lo scrittore Valerio Massimo Manfredi. Che in questo magico luogo ha ambientato il suolibro L'impero dei draghi

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Cina, provincia di Henan. Siamo nella patria del kung fu. Quarantamila ragazzini si allenano nei cortili delle sette scuole di arti marziali più famose del Paese, cresciute attorno al mitico monastero di Shaolin. Un colpo d'occhio impressionante. Tra questi combattenti in erba, che sembrano volare e sanno rendere il corpo insensibile al dolore, si distinguono delicati volti femminili, dallo sguardo fiero. Ad ammirare le piccole guerriere c'è anche Valerio Massimo Manfredi, lo scrittore italiano più letto all'estero che, con la trilogia Aléxandros, ha venduto 5 milioni di copie nel mondo. Manfredi è venuto a scoprire quella Cina antica che così bene descrive nel suo nuovo libro: L'impero dei draghi (Mondadori).

>>Vestite di nuvole

Sì, dopo averci incantato al cinema con La tigre e il dragone, Hero e La foresta dei pugnali volanti, le ragazze dagli occhi a mandorla, il corpo d'acciaio e l'agilità di uno scoiattolo, ora sbarcano in libreria. «La mia eroina si chiama Yu Chang, che significa Vestita di nuvole» dice lo scrittore, mentre le piccole guerriere kung fu si esibiscono su un tappeto rosso con salti e giochi di spada. «È una principessa cinese che vive attorno al 260 dopo Cristo.

Tormentata dal ricordo di un dolore enorme, ritrova la felicità accanto a un uomo venuto da molto lontano. Da un mondo a lei sconosciuto». L'Impero romano, per l'esattezza. Che Valerio Massimo Manfredi fa magicamente incontrare con quello cinese. Yu Chang, dagli occhi nerissimi che brillano come quelli di una tigre, incrocia il destino del comandante Marco Metello Aquila e dei suoi dieci legionari. Manfredi la fa entrare in scena così. «Raggiunse l'ultimo dei soldati prima che varcasse la soglia e gli tagliò la gola con un pugnale affilatissimo... subito dopo ne indossò la casacca e gli stivali, e calzò l'elmo... afferrò l'arco e la faretra e si avviò su per le scale».

E poi la fa volare: «Saltava da un terrazzo all'altro, si arrampicava agilissima su pinnacoli arditi». Adesso tante piccole Yu Chang si muovono veloci davanti allo scrittore, in queste scuole diventate fabbriche di atleti kung fu. Un'arte marziale che si è sviluppata dopo il periodo in cui si svolge il romanzo di Manfredi, ma che è stata preceduta da altri tipi di lotta, sia a mani nude, sia con le armi. «Quindi, anche se è totalmente frutto della fantasia» dice Manfredi «il mio personaggio è verosimile: nella Cina di allora c'erano già donne addestrate al combattimento». E ci sono sempre state, anche nei secoli successivi. Come Mulan. La conosciamo per avere ispirato un personaggio della Disney, ma nella realtà fu una ragazza che, attorno al 400, andò veramente in guerra spacciandosi per l'anziano padre.

>>Allieve di un'arte antica

Le moderne Yu Chang non hanno nemici veri da sconfiggere, ma una tecnica raffinatissima da imparare. Per assicurarsi un lavoro, un futuro. Arrivano da ogni parte del Paese e quasi tutte tornano a casa solo una volta l'anno. C'è nostalgia nei loro cuori, ma anche tanta fierezza. Qui si studiano le materie di una qualunque scuola: cinese, inglese, matematica, scienze. In più ci si allena duramente sei ore al giorno. Obiettivo: far compiere al corpo imprese incredibili. C'è chi resta sospeso in aria appoggiato solo alla punta di quattro lance e chi si fa spezzare bastoni sulla schiena senza provare dolore.

>>Bellissime e fiere

Ecco Shuang, 23 anni, insegnante. Il suo nome significa Fanciulla Svelta. «Controlliamo perfettamente il fisico perché impariamo a usare l'energia vitale che è dentro di noi, il Ch'i» spiega questa giovane donna. «Non siamo violente, la regola principale è non far partire mai il primo colpo. Ma se qualcuno per strada cerca di aggredirmi, divento una tigre». C'è da crederle, con quello sguardo di fuoco che ricorda la bellissima Zhang Ziyi. L'attrice che, ne La foresta dei pugnali volanti, uccide i nemici senza pietà. La Fanciulla Svelta Shuang viene circondata da quattro allieve, Giang Li, Lin Lin, Luo Chuan e Li San. Hanno tutte tra i 13 e i 16 anni. Delle eroine del passato conoscono nomi e storie.

A partire da Yongtai, la principessa che morì nel 701 e a cui è intitolato un altro monastero costruito tra queste montagne riarse. Quello da cui vengono le donne guerriere che girano il mondo assieme ai monaci shaolin (atleti e non religiosi, nonostante il nome) con uno spettacolo di arti marziali. Ma quando chiedi a queste studentesse che cosa vogliono fare una volta finita la scuola ti rispondono timidamente: «L'insegnante o... (e il rossore si fa più acceso) l'attrice dei film di kung fu».

A proposito, dopo il successo dei precedenti, presto nelle sale approderà il kolossal Seven swords. È ancora in lavorazione, ma già si sa che sarà seguito da cinque sequel, 60 episodi di un'ora per la tv, un videogame, una serie animata e una collana di fumetti. Le allieve della maestra Shuang correranno a vederlo, non c'è dubbio. E chissà se un giorno una di queste ragazzine che sembrano bambine acerbe finirà nel film tratto da L'impero dei draghi. «I diritti cinematografici del libro sono già stati acquistati» rivela Manfredi. Chi vedrebbe bene nei panni di Yu Chang? «Difficile dirlo» risponde lo scrittore «perché la mia principessa assomiglia tanto a una Dea».

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