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L’Iran di Hassan Rouhani verso una nuova era. Ecco perché

di Oscar Puntel
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Il presidente dell'Iran, Hassan Rouhani, ha raggiunto un accordo con la comunità internazionale sul nucleare. Il leader ha detto che il suo Paese è pronto a una “nuova era” nelle relazioni diplomatiche con l'Occidente. Cosa significa? Ci saranno più diritti per tutti? Qui vi spieghiamo perché i rapporti si erano interrotti. E come la situazione potrebbe cambiare

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Il presidente dell'Iran, Hassan Rouhani, ha raggiunto un accordo con la comunità internazionale sul nucleare. Il leader ha detto che il suo Paese è pronto a una “nuova era” nelle relazioni diplomatiche con l'Occidente. Cosa significa? Ci saranno più diritti per tutti? Qui vi spieghiamo perché i rapporti si erano interrotti. E come la situazione potrebbe cambiare

Il presidente dell'Iran, Hassan Rouhani, è in Italia: la prima visita estera, dopo aver raggiunto questa estate un accordo con la comunità internazionale sul nucleare. Il leader ha detto che il suo Paese è pronto a una “nuova era” nelle relazioni diplomatiche con l'Occidente. Vi spieghiamo perché i rapporti si erano interrotti.

Il dossier nucleare

L'Iran è stato oggetto di un isolamento economico e finanziario internazionale a partire dal 2002: Onu, Unione Europea, Stati Uniti e altri avevano imposto delle sanzioni perché il Paese stava sviluppando un programma nucleare a scopo militare. Sarebbe stata una minaccia per l'intera regione mediorientale, i cui equilibri geopolitici sono da sempre molto delicati. Nel 2005, e ripetutamente negli anni, l'allora presidente Ahmadinejad parlava addirittura di “cancellare Israele dalle carte geografiche”. Il 2015 è stato l'anno che ha segnato la rinuncia a una bomba atomica iraniana in cambio della revoca delle sanzioni: l'accordo è stato raggiunto in luglio. E oggi si sta attuando gradualmente.

I rapporti tesi con gli Usa

Per decenni, i rapporti Iran-Usa sono stati assai turbolenti. Tant'è che oggi non esiste un'ambasciata americana a Teheran, né una iraniana a Washington. I rapporti si intorpidirono all'indomani della Rivoluzione Islamica Iraniana del 1979, che segnò il passaggio dalla monarchia a una repubblica, la cui costituzione è fondata sulla legge del Corano. Gli Usa, rei di aver dato accoglienza all'ex re persiano, vennero definiti “Grande Satana”, e quattrocento studenti assaltarono l'ambasciata americana, prendendo in ostaggio 53 diplomatici e liberandoli solo nel 1981. Il futuro dei rapporti fra Usa e Iran passerà soprattutto dal dossier nucleare, che – ha precisato il presidente Rouhani - “se applicato bene, getterà le basi per minori tensioni con gli Usa, creando le condizioni per aprire una nuova era. Ma se gli americani non rispettano la loro parte dell’intesa nucleare, allora sicuramente il nostro rapporto con loro resterà come in passato”.

La negazione dei diritti umani

In Iran non c'è libertà di pensiero: dissidenti, attivisti politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, studenti, artisti, sindacalisti, membri di minoranze etniche, politiche e religiose finiscono in carcere solo per l’esercizio del loro diritto alla libertà di opinione ed espressione. Il bavaglio è messo anche a Internet. Dall’inizio del 2015, secondo i dati di Iran Human Rights, nel Paese sono state messe a morte più di 800 persone. Le esecuzioni capitali avvengono anche per reati di droga. Un fronte internazionale molto variegato chiede l'allentamento di queste pesanti misure anti-democratiche.

L'alleanza con la Siria

L'Iran è la casa-madre degli sciiti, corrente religiosa dell'Islam. Il presidente della Siria, Bashar al Assad, fa parte della setta degli alawiti, che sono affiliati agli sciiti. Per questo, l'Iran ha sempre sostenuto il regime di Assad, in questa faida tutta interna all'Islam, che è la guerra civile siriana. E che vede sul campo di battaglia, contro Assad, l'altro grande ramo religioso: quello dei Sunniti. In questo complicato scenario ha attecchito l'Isis. E la lotta al Califfato e al terrorismo è passata, almeno formalmente, in primo piano anche per l'Iran. Che nel frattempo è stato invitato a unirsi agli sforzi diplomatici per risolvere quella crisi (insieme a Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e altri Paesi).

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