La vita orribile degli adolescenti migranti

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    Credits: ©Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    A Corinto un gruppo di nordafricani viene attaccato da tre persone del posto. Mostafa El Mouzdahir, investito, finisce all'ospedale per ferite multiple. La mostra fotografica itinerante, realizzata in collaborazione Festival internazionale di Fotografia Cortona On The Move, vuole far discutere il tema delicato dei richiedenti asilo, raccontare i rischi che corrono i giovani migranti e abbattere il muro di pregiudizio che divide l’Europa dal resto del mondo.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    A Patrasso ragazzi afgani aspettano la notte per provare a entrare illegalmente in qualche nave cargo diretta verso l'Italia. "Il primo stato Ue in cui si viene identificati è quello che deve decidere sulla concessione dello status di rifugiato" racconta il fotografo. "E la Grecia, con l'arrivo della crisi, sembra incapace di accogliere. Addirittura c'è chi sotto elezione ha proposto di minare il territorio"
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Un gruppo di ragazzi marocchini si nasconde dietro le rocce del porto, aspettando il momento giusto per entrare illegalmente sulla nave merce diretta verso l'Italia.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Ali arriva dall'Algeria e vive nella vecchia stazione ferroviaria di Corinto, città di mare del Peloponneso dove attraccano le navi dirette verso l'Italia.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Giovani della Siria e del Bangladesh passano la notte alla stazione ferroviara di Orestiada. Più di un milione di migranti vivono in Grecia e buona parte di loro è minorenne.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Ragazzi afgani si riscaldano in una vecchia fabbrica vicino al porto di Patrasso.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    A Patrasso la corsa dei ragazzi all'inseguimento di un camion diretto verso l'Italia.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Mohammed vive all'interno della vecchia fabbrica Columbia records di Atene. Nel tentativo di ottenere un permesso per restare legalmente in Europa, molti ragazzi restano in queste condizioni per anni.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Un vagone della vecchia stazione ferroviara di Corinto è la “casa” di Mohammed, Ahmed e Nabi, ragazzi del Marocco.
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    Credits: © Alessandro Penso- 2012. Grecia. Adolescenza negata.
    Giovani afgani cucinano in una fabbrica abbandonata di Patrasso.
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    Credits:
    Il TIR che sta girando l'Europa con le foto di Alessandro Penso arriverà a Bruxelles il 4 di luglio per portare al Parlamento Europeo le storie di coloro che cercano accoglienza nel nostro Continente. La mostra itinerante concluderà il suo viaggio a Cortona il 17 luglio, nel giorno di inaugurazione del Festival Cortona On The Move – Fotografia in Viaggio.
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di

Donatella Gianforma



Alessandro Penso quest'anno ha vinto il World press photo, premio prestigioso di fotogiornalismo, ma non è proprio uno che "se la tira". Lo incontro sul suo TIR che da Bari sta risalendo l'Europa fino a Bruxelles. The European Dream è una mostra fotografica itinerante pensata in collaborazione con l'agenzia Onu per i rifugiati.  "Il camion è un mezzo simbolico: è un modo per portare questi ragazzi dove loro non riescono ad arrivare" racconta il fotografo mentre distribuisce volantini ai visitatori. E' un fiume di parole Alessandro. Lui dei "suoi" adolescenti migranti, un gruppo di giovanissimi nordafricani e afgani  che ha incontrato alla fine del 2011 in Grecia,  parla come di amici che non rivedrà. I più piccoli al momento del reportage avevano 14 anni. "Con qualcuno sono riuscito a mantenere i contatti via Facebook ma altri no, li ho persi" dice con un filo di rammarico nella voce.  Ha vissuto con loro momenti drammatici mentre erano nascosti nelle fabbriche abbandonate di Patrasso o in una stazione dismessa di Corinto. In questi posti orribili, ricercati dalla polizia e da gruppi di violenti e di razzisti, migliaia di adolescenti che arrivano dal Medio Oriente o dall'Asia centrale trascorrono giorni, settimane, mesi nella speranza di riuscire prima o poi a nascondersi nella pancia di qualche tir e imbarcarsi sulle navi che attraversano il Mediterraneo verso l'Italia.

L'impresa di questi ragazzi è disperata. Il loro è un sogno destinato il più delle volte a infrangersi dopo anni di sofferenza, di solitudine e di abbandono. "Quello che racconto è il senso dell'accoglienza europea, è la mancanza di umanità e di rispetto per i figli di qualcun altro, perché di questo stiamo parlando, di ragazzini" mi dice Alessandro mentre guardiamo le foto della mostra.

"Lui è Mustafa" aggiunge indicandomi un ragazzo ripreso mentre viene travolto da un'auto. "Oggi ha 20 anni. Era partito dal Marocco dopo le rivolte arabe. Sognava la possibilità di vivere in un posto diverso. Voleva studiare. In Grecia  è stato attaccato da tre uomini del posto. Lo hanno investito sotto i miei  occhi e quando l'ho raggiunto in ospedale la polizia gli aveva già fatto un foglio che lo obbligava a lasciare il paese entro 15 giorni. Basta, non ce la faccio più- mi ha detto - Pago un trafficante me ne vado di qui. Lo ha fatto. Ci ha messo un mese per arrivare in Romania dove è finito in un campo. E da lì rimandato a casa".
L'inutile odissea di Jalil, invece, è durata dieci anni. Mi ha chiamato in questi giorni per dirmi che è finita, è tornato nel suo Paese. Lui è afgano e ha una figlia in Polonia. Per cercare di raggiungerla ha passato anni in Grecia. Ma i mesi scorsi  ha ricevuto una telefonata dalla madre ottantenne le cui condizioni di salute erano peggiorate. Lei gli ha chiesto di  poterlo rivedere e lui non ha avuto scelta. Ha chiesto il rimpatrio volontario. Dopo 10 anni non aveva ottenuto neanche un passaporto che gli permettesse di tornare nel proprio paese e poi ricominciare il suo percorso in Europa".

Il TIR di The European Dream è passato anche da Bari e Ancona.  "In queste città le persone venivano da me con domande sacrosante" continua Alessandro. "Alcuni mi hanno detto: ma se non riesco a cavarmela io come faccio ad aiutare loro? Chiara che ho incontrato ad Ancona mi ha spiegato che stava per partire per Londra, per andare a lavorare nel ristorante di un amico. Anch'io sono una che deve emigrare, mi ha detto. Ma tu puoi farlo, le ho risposto. Tu puoi andare a cercare altrove quello che non trovi più nel tuo Paese. Allora perché non riesci a sentirti vicino ai ragazzi di queste foto, che subiscono lo stesso destino ma a cui viene proibito di battersi per una vita migliore? Con il mio reportage voglio abbattere la paura della povertà altrui. E spiegare che  a volte far qualcosa significa anche solo non negare un sorriso".
E voi cosa ne pensate? Cosa possiamo fare tutti noi per questi ragazzi?

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