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Libia, se l’Italia interviene aumenta il rischio di attentati?

di Fabio Brinchi Giusti
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La Libia è in una crisi profonda da anni. Ed è a un passo da casa nostra. L'Italia ha tutto l'interesse a intervenire per stabilizzare il paese. Ma se mandiamo truppe e aerei, quali sarebbero le conseguenze?

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La Libia è in una crisi profonda da anni. Ed è a un passo da casa nostra. L'Italia ha tutto l'interesse a intervenire per stabilizzare il paese. Ma se mandiamo truppe e aerei, quali sarebbero le conseguenze?

La Libia non conosce pace dal 2011, quando le rivolte popolari portarono, nel giro di pochi mesi, al crollo del regime di Gheddafi. Dalla caduta del dittatore, il Paese è dilaniato dagli scontri fra le varie fazioni armate che si contendono il potere.

Quali sono gli eserciti in lotta nel Paese?
Attualmente la Libia è spaccata in due: l'ovest dove comanda il governo islamista di Tripoli (da non confondere con l'Isis che è un'altra fazione ancora) e l'est sotto il controllo del governo di Tobruk, l'unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Ma sia ad est che a ovest si trovano diverse città "indipendenti" gestite in maniera autonoma da bande armate locali. La città di Sirte e il suo circondario (compresi cento chilometri di costa) sono invece cadute nelle mani dello Stato Islamico.
Daesh (l'altro nome con cui è noto l'Isis) aveva in passato preso parzialmente possesso della città di Derna, ma è stato scacciato da una rivolta della popolazione locale. È proprio la presenza dei terroristi a spaventare di più. Se non si fermerà l'espansione di Daesh, l'Europa potrebbe ritrovarsi una seria minaccia a pochi chilometri dalle sue coste. La mediazione dell'Onu sta tentando di riportare il paese sotto un unico governo: a settembre è stato annunciato un accordo fra Tripoli e Tobruk per la nascita di un nuovo governo d'unità nazionale con lo scopo di stabilizzare la Libia e sconfiggere l'Isis.

Qual è il ruolo dell'Italia in Libia?
La Libia è un ex colonia italiana, si trova a cinquecento chilometri dalla Sicilia e i rapporti diplomatici, culturali ed economici fra i due Paesi sono sempre stati molto intensi. La Libia è un importante partner energetico e dalla Libia passa la maggior parte dei migranti che arrivano a Lampedusa. La guerra e la mancanza di una qualsiasi autorità riconosciuta sono fra i fattori responsabili dell'alto numero di sbarchi degli ultimi anni. L'Italia ha quindi tutto l'interesse a stabilizzare la Libia e la nostra diplomazia ha avuto un ruolo attivo nelle trattative di pace.

L'Italia invierà soldati in Libia?
Da tempo si discute sull'ipotesi di inviare militari nel Paese per sostenere il processo di pace. "E' ancora poco chiaro" - spiega Davide Maria De Luca, giornalista che ha curato numerose inchieste sulla Libia - "se sarà un intervento di terra, con truppe inviate ad addestrare un nuovo esercito libico, oppure un intervento aereo, mirato a colpire le basi dell'Isis in Libia. O ancora, una combinazione dei due. L'Italia, probabilmente, avrebbe la guida di un simile intervento e potrebbe inviare nel paese fino a 4-5 mila militari, stando alle indiscrezioni degli ultimi mesi. Ma, fino ad oggi, il governo italiano sembra categorico su un punto: qualsiasi tipo di intervento potrà iniziare soltanto se sarà richiesto ufficialmente da un governo libico con una forte legittimità." Dunque l'Italia e altri Paesi europei potrebbero sì inviare truppe in Libia, ma solo se sarà richiesto dal governo d'unità nazionale e se solo se quest'ultimo chiederà sostegno militare nella lotta all'Isis.

La crisi libica potrebbe aggravare il rischio di attentati terroristici in Italia?
Per quanto pericoloso, al momento l'Isis in Libia non è riuscito a costruire lo stesso potere che ha in Siria e Iraq. "Qui l'Isis controlla un territorio su cui abitano milioni di persone e dispone di una milizia che secondo le stime più recenti conta tra i 30 e i 35 mila uomini" spiega ancora De Luca. "In Libia, per quanto si sia rafforzata moltissimo negli ultimi mesi, l'Isis ha disposizione circa 3.500 combattenti e controlla un territorio abitato da qualche decina, forse un centinaio di migliaia di persone." In Siria e Iraq inoltre Daesh ha potuto contare sulle profonde divisioni etnico-religiose acuite dalla guerra, mentre in Libia la popolazione è più omogenea e soprattutto il conflitto, per quanto grave, non ha ancora raggiunto la stessa intensità. Un eventuale intervento militare italiano non aumenterebbe il rischio attentati. "Di sicuro nessuno può escluderlo" aggiunge De Luca. "Ma bisogna anche ricordare che l'Italia è uno dei pochi paesi europei a non aver subito significativi attentanti di matrice islamista negli ultimi anni. Secondo gli esperti ci sono numerosi fattori che spiegano questa "eccezione, come un'immigrazione islamica relativamente recente e poco numerosa e una politica di contrasto al terrorismo da parte del governo molto dura. Questi fattori non scomparirebbero dall'oggi al domani, anche nel caso in cui decidessimo di intervenire in Libia."

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