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Livni, la lady di ferro di Israele

di Stella Pende
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Elegante, intelligente e gelida, il ministro degli Esteri di Gerusalemme è il vero "uomo forte" del Paese. Ha un passato nei servizi segreti. Una carriera politica travolgente. E un obiettivo: diventare capo del Governo

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Nel 2007 la rivista Time l'ha messa fra i cento eroi che trasformeranno il mondo. Recenti e molteplici sondaggi la danno come il politico (chissà perché quando si parla di lei si usa spesso il maschile?) assolutamente più amato e stimato in Israele. Insomma, maghi e visionari della politica internazionale vedono già il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni sul trono diventato per l'ambiguo primo ministro Ehud Olmert una vera e perfetta sedia elettrica.

Al contrario di Ehud, che dopo gli scandali e le accuse di corruzione che l'hanno coinvolto ha dovuto annunciare le sue dimissioni, oggi la Livni (l'unica donna a occupare questa poltrona dopo la grande Golda Meir) è riuscita a non farsi travolgere dallo Tsunami olmertiano. Anzi, ha dimostrato castità politica tanto da guadagnarsi il titolo di "clean Livni", Livni la pulita. E ora è scesa apertamente in campo: «Voglio essere primo ministro: ho tutte le carte per diventarlo».

Figlia del "combattente" dell'indipendenza israeliana Eitan Livni, stella del movimento Irgun, ha respirato gli ideali paterni tanto da abbandonare l'avvocatura per entrare in politica. "Cocca politica" di Sharon, è stata eletta nel 1999 alla Knesset, ma nella sua carriera vanta anche un passato nei servizi segreti del Mossad. Un mestiere rimasto un vero tatuaggio nel suo stile di politica. Poi a ventaglio ha attraversato quasi tutti i ministeri più importanti. Ministro dello Sviluppo regionale nel 2001, poi dell'Agricoltura, di Case e costruzioni, e ancora della Giustizia e infine degli Esteri.

Un perfetto curriculum per atterrare sulla poltrona di Olmert. Con qualche riserva. In questa furia di donne presidenti e primi ministri che vincono per il mondo, la signora Livni non è esattamente colei che pare incendiare i cuori di nessuna passione. Almeno per quanto mi riguarda. È elegante, intelligente e certamente intraprendente, tanto da aver fondato con Ariel Sharon il nuovo partito Kadima (in ebraico "Avanti"). Ma, come le molto citate donne di ferro di quest'era, va avanti come un bulldozer senza mai buttare l'anima oltre l'ostacolo.

«Non ha mai lottato veramente per qualcosa» ha scritto l'editorialista Ari Shavit sul quotidiano Heeretz «e non prende mai da sola una decisione difficile». Ma soprattutto Tzipi non fa mai trapelare un filo di emozione, né di passione contagiosa. È una Condoleezza Rice israeliana e, come ha fatto la simpatica gazzella nera di Bush, promette grandi cambiamenti e conquiste.

Una speranza? Che la sorte del Medioriente, e in particolare quella del conflitto israelo-palestinese, non vedano lo stesso epilogo che con la Rice hanno visto l'Iraq e la Palestina. Tranquilla Livni. Vincerai o no, sarai comunque l'uomo di punta della nuova era israeliana. Alcuni dicono addirittura che la signora è talmente forte politicamente che riuscirà a influenzare più di chiunque e pesantemente i prossimi movimenti nell'area. E se dovrà mai esserci, come è probabile che ci sarà, la temuta guerra tra gli Stati Uniti e l'Iran, Tzipi, come Condy, sarà molto vicina ai suoi alleati oltreoceano.

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