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63 studentesse sono fuggite: ma allora Boko Haram non è invincibile?

di Annalisa Monfreda
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Sono scappate. 63 delle 276 studentesse rapite in Nigeria da Boko Haram sono fuggite mentre i loro carcerieri erano intenti in un'altra operazione (anche se poi 45 di loro sono state ricatturate).

Ma allora questa setta non è così invincibile.

Allora questo gruppo armato che sta tenendo in scacco la più grande potenza africana (perché la Nigeria questo è), che ha ucciso 1500 persone da inizio anno e che ha sollevato star e premi Nobel attorno allo slogan #bringbackourgirls, allora questo gruppo può essere beffato da una ventina di audaci ragazzine?

Quando voglio capire qualcosa d'Africa vado sempre da lui. Raffaele Masto è uno scrittore e giornalista di Radio Popolare. Uno che l'Africa la conosce perché ci ha consumato le suole delle scarpe, come si diceva dei giornalisti di una volta.

«Boko Haram non è invincibile, puoi starne certa», mi dice con la voce pacata di sempre.

Come fai a dirlo? Il terrorismo islamico internazionale non c'entra?

«No, il terrorismo di matrice islamica sta cercando di governare Boko Haram, di inglobarlo. E infatti ci sono già diversi combattenti stranieri nelle fila del gruppo nigeriano. Ma non ce la fa: Boko Haram ha una matrice così surreale, un armamento ideologico talmente incredibile che è difficile inglobarlo».
Cos'ha di surreale Boko Haram?

«Te ne dico un paio che fanno sempre effetto. Boko Haram non crede alla sfericità della terra perché non è scritta nel Corano. E non crede neppure alla pioggia, intesa come meccanismo di evaporazione e condensazione: per Boko Haram la pioggia è solo una benedizione o punizione divina».
Com'è possibile che un gruppo così semini il terrore nel mondo?

«Iniziamo dal principio, ti va?». Non aspettavo altro.

«La lacerazione tra Nord e Sud della Nigeria è una conseguenza delle politiche coloniali. I britannici prima hanno disegnato i confini di questo stato pensando agli equilibri con le altre potenze coloniali (e non a quelli tra i popoli africani). E poi, in fase di decolonizzazione, hanno scelto di dare il potere alle élite islamiche del Nord, in quanto ritenute più affidabili»
Gli europei che danno il potere ai musulmani?

«Sì, ma non credere che fossero degli estremisti. La Nigeria è una delle più grandi nazioni islamo-cristiane del mondo e al suo interno le religioni hanno sempre vissuto in armonia tra di loro. Che fossero cristiani o musulmani per i britannici faceva poca differenza».
E come si è arrivati all'estremisimo brutale di Boko Haram?

«Fino al 2000 la Nigeria è stata governata da giunte militari espressione del Nord. Quando, di fronte alle pressioni internazionali, la Nigeria è stata costretta a indire elezioni democratiche, il Sud popolatissimo, cristiano e nero ha chiaramente preso il potere.

Ma le elite islamiche del Nord non ci stavano. E così, pur di continuare ad attingere alle enormi ricchezze di questo Paese, concentrate nel Sud, si sono inventate di tutto.

Primo: gli stati del Nord hanno deciso di applicare la legge coranica, cosa che in tanti anni di religione islamica non avevano mai pensato di fare.



Secondo: forti di questa legge coranica, hanno condannato una ignara donna, Safiya, alla lapidazione per adulterio. Sapendo che il mondo si sarebbe ribellato. E così è stato.

Terzo: hanno impedito la somministrazione del vaccino antipolio ai bambini, perché sostenevano contenesse sostanze che affievolivano il sentimento musulmano. Ed è esplosa l'epidemia di polio.

È la politica che strumentalizza la religione, non il contrario.

E oggi tocca a Boko Haram».

Qual è dunque la vera storia di Boko Haram?

«Si tratta di una una setta fondata dall'imam Ustaz Mohammed Yusuf, che nel 2007 andava per i villaggi  del Borno predicando come Gesù. Lo stato gli fece addirittura una moschea. Quando nel 2009 fu ucciso, il movimento di Boko Haram cominciò ad arrabbiarsi. Ma se allora si arrabbiava armato di bastoni e machete, oggi Boko Haram ha armi automatiche, esplosivo, combattenti, capacità logistiche: riesce ad attaccare in maniera organizzata e in diversi punti dello stato. È chiaro che viene sostenuto dai politici del Nord, che usano Boko Haram per riappropriarsi del potere».
E perché questo dovrebbe rassicurarci?

«Ti ricordi il Mend? Verso la seconda metà del duemila i guerriglieri riuniti sotto questa sigla, hanno sfidato le multinazionali del petrolio: rapimenti, attentati, uccisioni. Era un movimento di emancipazione del Sud del Nigeria, il delta del fiume Niger: volevano che i proventi del petrolio rimanessero lì. Ma in realtà seminavano il terrore per permettere a Jonathan Goodluck, l'attuale presidente, di arrivare al potere. Una volta che ciò è successo, il Mend è sparito e le multinazionali del petrolio sono rimaste al loro posto, a sfruttare l'enorme ricchezza della Nigeria. Io sono convinto che se alle prossime elezioni dovessero vincere le elite del nord, Boko Haram sparirà».
E dobbiamo andare avanti così? Sperando che volta per volta vinca chi foraggia queste politiche del terrore?

«No, certo. Ma d’altra parte un intervento delle forze occidentali non sarebbe  una buona idea. Dobbiamo agire al fine di rafforzare e legittimare i governi democraticamente eletti. Affinché siano sempre più in grado di arginare questi gruppi, espressione di interessi di pochi».

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