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Ma l’Europa reggerà o no?

di Maurizio Dalla Palma
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Il 1° luglio il premier inglese Tony Blair assumerà la presidenza dell'Unione.E dovrà affrontare la sua crisi più grave

Il 1° luglio il premier inglese Tony Blair assumerà la presidenza dell'Unione.E dovrà affrontare la sua crisi più grave

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La bandiera blu con 25 stelle si è afflosciata. E alla vigilia della presidenza di turno britannica dell'Unione europea, che scatta il 1° luglio, il sogno di un continente unito nell'economia e nella politica vive la sua crisi più grave. Colpa di un mese terribile. Prima i referendum in Francia e Olanda, che hanno bocciato il Trattato costituzionale, costringendo l'Unione europea a congelare il processo di ratifica nei singoli Stati. Poi la mancata approvazione, nel vertice del 16 e 17 giugno a Bruxelles, del bilancio comunitario per il 2007-2013. Colpi da ko: l'Europa è alle corde o saprà riprendersi?

«La crisi c'è e non sappiamo ancora quanto durerà e quali saranno le conseguenze» spiega l'ambasciatore Sergio Romano, storico e commentatore politico. «Naturalmente la Commissione europea e il Parlamento di Strasburgo continuano a funzionare e proprio in questi giorni vengono prese importanti decisioni sul mercato dello zucchero. Anche i singoli Stati sanno di non poter liquidare le conquiste ottenute in questi anni grazie alla Ue: nessuno è davvero disposto a rinunciare ai fondi di investimento, di solidarietà e alla moneta unica. Ma è chiaro che l'Unione europea, senza la nuova Costituzione, funzionerà a rilento». Uscire dalla situazione di stallo, rilanciare il Trattato comunitario, affrontare la concorrenza cinese: la patata bollente passa ora nelle mani di Tony Blair, che per sei mesi sarà il presidente di turno dell'Ue.

«Blair si impegnerà, ma la crisi affonda le radici nei singoli Stati» dice Romano. «Il problema più grave riguarda la leadership: gli attuali capi di Stato e di governo europei, primo tra tutti il presidente francese Jacques Chirac, non hanno la credibilità per rilanciare il progetto di unificazione. La responsabilità è tutta loro. Di fronte alle difficoltà dell'economia, i politici hanno gettato la colpa sulle istituzioni di Bruxelles, alimentando l'euroscetticismo dei cittadini. E ora non sanno più come comportarsi per rilanciare l'Unione europea».

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