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Clima e meteo: torna il Niño

di Luca Mercalli
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Osservato dagli studiosi del clima fin dagli anni ’6o, è un anomalo riscaldamento delle acque del Pacifico che si ripete ogni 2-7 anni, provocando inondazioni, siccità e perturbazioni

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Osservato dagli studiosi del clima fin dagli anni ’6o, è un anomalo riscaldamento delle acque del Pacifico che si ripete ogni 2-7 anni, provocando inondazioni, siccità e perturbazioni

Si chiama El Niño, “il piccolino” in spagnolo. Furono i pescatori sudamericani a chiamarlo così, riferendosi al bambin Gesù, perché questo fenomeno meteorologico si presenta proprio nel periodo natalizio di fronte alle coste di Perù ed Ecuador.

Osservato dagli studiosi del clima fin dagli anni ’6o, è un anomalo  riscaldamento delle acque del Pacifico che si ripete ogni 2-7 anni,  provocando inondazioni, siccità e perturbazioni. Adesso si teme che i cambiamenti climatici in corso possano esaltarlo, alterandone le caratteristiche e l’intensità. Ed è di moda attribuirgli la “colpa” delle stagioni impazzite. «Autunno mite? Ovvio, è tornato il Niño»; «Si gela troppo presto? Chiedi al Niño». In realtà, però, le cose non stanno esattamente così.

LE PREVISIONI NEL MONDO A fine novembre la temperatura di una vasta area dell’Oceano Pacifico è aumentata di 3 gradi rispetto alla norma: non si era mai osservata prima una tale intensità. In questo caso sì, il Niño c’entra: è causa di annate molto calde su scala planetaria. Tanto che il 2015, complice il riscaldamento globale, sarà ricordato come l’anno più rovente dal 1880. Il Niño altera anche i regimi delle piogge soprattutto sulle regioni tropicali. Così si attende un inverno più siccitoso nel Sud-Est asiatico. E più piovoso, invece, sugli Stati americani del Golfo del Messico.

COSA SUCCEDERÀ DA NOI Via via che ci si allontana dalle zone tropicali, però, le influenze del Niño a lunga distanza, dette “teleconnessioni”, si fanno più labili. Quindi, individuare tendenze sull’andamento stagionale in Europa è molto difficile. Attualmente le previsioni a lungo termine non sono affidabili. Ecco perché non è possibile sapere se il Niño ci porterà un inverno gelido o asciutto o piovoso. Per ora possiamo spingerci a dire che tempo farà, al massimo, tra una decina di giorni. Ma molti enfatizzano senza fondamento scenari per i prossimi mesi.

Pensiamoci bene: se le previsioni stagionali funzionassero davvero, già lo scorso maggio si sarebbe dovuto sapere che avremmo avuto il luglio più caldo di sempre. E a settembre ci avrebbero detto che la prima metà di novembre sarebbe stata simile alla primavera, no? Invece nulla. Pertanto, anche se non c’è dubbio che il Niño sarà fonte di sorprese atmosferiche, tocca accontentarsi di scoprirle settimana per settimana.

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