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Mi hanno venduto per rubare in Italia. Ho denunciato i miei sfruttatori

di Maurizio Dalla Palma
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Dragos è un ragazzino esile, con lo sguardo furbo di chi conosce bene la strada. Dragos è un 13enne rumeno molto coraggioso: "tradito" dai genitori, si è ribellato alla vita da piccolo schiavo a Milano e ha così fermato un vergognoso traffico di minori. Ecco il suo racconto, amaro e toccante

Dragos è un ragazzino esile, con lo sguardo furbo di chi conosce bene la strada. Dragos è un 13enne rumeno molto coraggioso: "tradito" dai genitori, si è ribellato alla vita da piccolo schiavo a Milano e ha così fermato un vergognoso traffico di minori. Ecco il suo racconto, amaro e toccante

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C'era una volta, e c'è ancora, un bambino rumeno che è stato ceduto dai genitori ai trafficanti di uomini. C'era una volta, e c'è ancora, un ragazzino di 13 anni, esile, minuto e con un pacchetto di sigarette in tasca, costretto con le botte a fare borseggi alla stazione di Milano. Ora che tutto è finito, lui parla a fatica di quel che gli è successo, tenendo gli occhi bassi come se si vergognasse.

Con il suo racconto Dragos (ha scelto lui, come nome di copertura, quello del suo migliore amico) ha permesso l'arresto degli sfruttatori, avvenuto l'11 dicembre tra Italia e Romania, e la liberazione di 34 ragazzi ridotti in schiavitù. Mettendo così fine a una terribile fiaba alla rovescia, uno scandalo che lo accomuna a centinaia di bambini dell'Est. Ma, a differenza delle fiabe, nessuno può dire, per ora, se il piccolo protagonista vivrà felice e contento.

Dragos in queste settimane è in Romania, in un centro per il recupero dell'infanzia abusata. Il padre lo ha raggiunto ma si vede che tra i due il rapporto non va. Il figlio è inquieto e sempre in allarme, come se da suo papà potesse arrivare in qualsiasi momento una minaccia. E solo quando abbassa le difese Dragos torna a essere vivace e intelligente come i bambini che hanno conosciuto la strada. Gli educatori rumeni sono convinti che abbia le qualità per rinascere.

Dragos, come sei finito in Italia?

"Mio padre e mia madre mi hanno dato a uno sfruttatore rom. Hanno firmato dal notaio un permesso, una procura, con cui l'uomo poteva portarmi in Italia con mio fratello di 16 anni".

Sei stato venduto?

(Dragos non capisce la domanda. Non vuole? La polizia rumena spiega che quasi sempre, in casi simili, le famiglie ricevono denaro).

Quanto tempo sei rimasto nel nostro Paese?

"Cinque giorni". (Le indagini hanno accertato che sono stati cinque mesi. Gli educatori rumeni spiegano che le vittime del traffico di esseri umani si vergognano di quel che hanno patito e tendono a minimizzare).

Dove ti hanno portato?

"A Milano, vicino alla stazione Centrale. Dovevo "furare", rubare i soldi alle persone che attraversano la piazza".

Gli sfruttatori ti hanno obbligato?

"Sì. Il primo giorno mi hanno detto: "Vai a rubare". Ho risposto che non sapevo farlo. Pensavo di essere arrivato a Milano per vedere l'Italia. Allora mi hanno picchiato (Dragos porta la mano alla cintura dei pantaloni). Colpi sulla schiena e dietro la testa".

E tu cosa hai fatto?

"Sono scappato. Ma dove potevo andare? Così sono tornato e ho obbedito per quattro giorni. Poi ho detto agli sfruttatori che ero stanco e prima o poi la polizia mi avrebbe preso. Allora mi hanno lasciato riposare per 48 ore".

Come facevi a rubare?

"L'ho imparato guardando gli altri bambini. Eravamo in due. Scegli la vittima, la segui alle spalle e infili le mani nella borsa o nei vestiti. Abbiamo le mani piccole e non si accorgono di niente".

La polizia non ti ha mai fermato?

"Ero più veloce io. Per precauzione passavo la refurtiva a un altro ragazzo, così se mi bloccavano non c'erano prove".

Quanti soldi riuscivi a raccogliere?

"Anche 1.000 euro al giorno".

Tenevi un po' di soldi per te?

"Sì. 50, 100 o 200 euro. Ma non dicevo niente, altrimenti gli sfruttatori mi picchiavano. Nascondevo i soldi in una buca scavata nella terra".

Come spendevi il denaro?

"Compravo da mangiare. Gli sfruttatori mi davano cibo solo quando c'era mio fratello, che è più grande e si fa valere".

Volevi mandare i soldi a casa?

"Non ci ho pensato. Ma la prima volta che ho guadagnato 1.000 euro ho comprato un walkman e una cassetta con musica rumena. L'ascoltavo con mio fratello, la notte, nella nostra stanza".

Dove vivevi?

"In un posto brutto, "mare" (grande), un palazzo con tanti appartamenti, macchine, moto, bici e miseria".

La polizia italiana dice che i ragazzi erano legati a catene: è così?

"Legavano i bambini cattivi. A me non è mai successo, ma ho visto un ragazzo chiuso per giorni in una stanza, tipo una prigione con le sbarre alle finestre. Aveva cercato di scappare".

Dovevi avere molta paura in quell'ambiente pieno di gente cattiva.

"Sì, erano violenti e avevano coltelli e pistole. Per fortuna c'era mio fratello. Ma avevo paura che la polizia lo prendesse: sarei rimasto solo".

C'era droga?

"I ragazzi più grandi fumavano hashish. Io no, solo sigarette normali".

Eri poco più di un bambino, non ti mancava tua mamma?

(Bisogna ripetere due volte la domanda, Dragos non parla volentieri dei genitori). "No. Non so perché, ma non ho sentito la mancanza di mia mamma".

C'era qualcuno che ti voleva bene?

"Uno degli sfruttatori rom. Gli stavo simpatico e voleva farmi tornare in Romania. Ma il capo ha detto di no".

I ragazzi della tua età dovrebbero vivere in un altro modo, giusto?

"Non rimpiango niente di quello che è successo. Io non volevo rubare".

Eri tu la vittima. Non pensi che gli sfruttatori ti abbiano rubato qualcosa?

"Non lo so".

Come sei tornato in Romania?

"Mia mamma, non vedendomi tornare, ha fatto una denuncia. Così la polizia italiana, quando mi ha portato in caserma, ha potuto riconoscermi".

Cosa fai nel centro di recupero, dove ti trovi da alcuni mesi?

"Sto imparando a scrivere e a leggere. Prima a scuola andavo ogni tanto, soprattutto per giocare a calcio. Vorrei anche adesso, ma non ho un pallone".

Hai già un'idea di cosa vuoi fare da grande?

"Voglio guidare un taxi".

Lo sai che con il tuo racconto hai fatto catturare gli sfruttatori?

"Sì, me lo hanno detto, sono felice".

Cosa diresti agli sfruttatori, se potessi incontrarli?

"Che vorrei sfruttarli come loro hanno fatto con me".

Perché ora non vivi con la tua famiglia?

"Mio papà è senza lavoro e ha molti problemi. Mia mamma adesso è in Italia, con un uomo che non vuole farmi parlare con lei al telefono".

Pensi che i tuoi genitori dovevano proteggerti di più?

"Credo che non dovevano firmare il documento di procura".

Secondo te perché lo hanno fatto?

"Siamo molto poveri".

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