L’Islam, le donne e i bambini migranti

Credits: EPA
epa02929332 Women wearing niqabs in conversation as police officers stand watch in front of the courthouse in Meaux, near Paris, France, 22 September 2011. The Meaux court, on 22 September, convicted two women for wearing Islamic veils in public - the first conviction since a ban on wearing the veils came into effect in April. The court in the town of Meaux, about 40 kilometres east of Paris, fined Hind Ahmas, 32, and another woman for appearing outside the local town hall in niqabs - a veil that covers the hair and face leaving a slit for the eyes, their lawyer Gilles Devers told the German Press Agency dpa. Devers said Ahmas was fined 120 euros and the other woman 80 euros. EPA/IAN LANGSDON
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di

Monica Triglia

Il caso delle donne molestate in Germania da uomini arabi ha aperto una questione complessa. La capacità del mondo occidentale di difendere la libertà delle donne senza rinunciare all'accoglienza dei migranti. Che, primi tra tutti i bambini, troppo spesso muoiono nella fuga dai Paesi in guerra
Un'opinione di:
Nata a Casale Monferrato, è vicedirettore di Donna Moderna. Ama viaggiare, leggere, gli animali. Ha...

Era settembre dell’anno scorso quando la foto di Aylan fece il giro del mondo.

Aveva 3 anni, era siriano di Kobane, e con la famiglia si era imbarcato con altri migranti su un gommone per fuggire dal suo Paese in guerra. È morto annegato nelle acque della Turchia e la sua immagine di bambino riverso sulla spiaggia come se dormisse aveva scioccato tutti. Una foto crudele dissero in tanti, che non andava pubblicata.

Io ho sempre pensato il contrario.

Ho sempre pensato che la foto di Aylan non solo andasse mostrata nei giorni del naufragio. Ma che fosse da ripubblicare settimane dopo, e ancora mesi dopo. Perché nessuno dimenticasse il simbolo di una delle peggiori tragedie dei nostri tempi.

PRESTO IN CALABRIA UN CIMITERO INTERNAZIONALE Credits: EPA
epa02929332 Women wearing niqabs in conversation as police officers stand watch in front of the courthouse in Meaux, near Paris, France, 22 September 2011. The Meaux court, on 22 September, convicted two women for wearing Islamic veils in public - the first conviction since a ban on wearing the veils came into effect in April. The court in the town of Meaux, about 40 kilometres east of Paris, fined Hind Ahmas, 32, and another woman for appearing outside the local town hall in niqabs - a veil that covers the hair and face leaving a slit for the eyes, their lawyer Gilles Devers told the German Press Agency dpa. Devers said Ahmas was fined 120 euros and the other woman 80 euros. EPA/IAN LANGSDON

Nel 2015 700 bambini migranti sono annegati nel Mediterraneo.

Khalid, 2 anni, raccolto senza vita nelle acque dell’Egeo, è stata la prima vittima del 2016. E ce ne sono già altre. Leggiamo di bambini che muoiono di freddo nei campi profughi. O di fame in Siria, dove le mamme cercano di placare la fame dei figli cucinando le foglie degli alberi. Leggiamo queste notizie, e scopriamo che l’orrore di Aylan si ripete. Ma sembra perdere il suo impatto emotivo.

Funeral of  drowned three-year-old boy Aylan Kurdi Credits: EPA


Per questo io credo nella forza delle immagini.

Nelle foto che possono essere schiaffi in faccia. Ma che tengono alte l’indignazione e la richiesta di intervenire per aiutare chi ha davvero bisogno, chi rischia la vita nel tentativo di raggiungere Paesi sicuri.

Sono per l’accoglienza.

Fossimo nati in certe parti disgraziate del mondo cercheremmo tutti di fuggire a bordo dei barconi. Ma questo non toglie che sia d’accordo con chi chiede che si apra un confronto su ciò che è accaduto a Colonia e in altre città tedesche la notte di capodanno quando un centinaio di donne sono state molestate da uomini arabi.

Germania: salgono a 90 denunce delitti sessuali a Colonia


Ne parla Michela Murgia nella sua rubrica su Donna Moderna 4 in edicola dal 12 gennaio. Io penso che abbia ragione chi dice che – a fronte di un’accoglienza legittima e giusta - non sia più rinviabile una riflessione sul rapporto tra l’Islam e le donne.

È complicato affrontarlo con equilibrio, me ne rendo conto. Ma in società multietniche come quelle in cui sempre più ci troveremo, si può convivere solo se il rispetto dei diritti e della libertà delle donne resteranno un punto fermo. E non verranno messe in discussione mai.

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