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C’è un silenzio pesante su troppe guerre

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Giornali e televisioni non ne parlano mai, la gente le ignora e i soccorsi umanitari sono difficilissimi. Come denuncia Medici senza Frontiere nel suo decimo rapporto sulle crisi dimenticate

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Giornali e televisioni non ne parlano mai, la gente le ignora e i soccorsi umanitari sono difficilissimi. Come denuncia Medici senza Frontiere nel suo decimo rapporto sulle crisi dimenticate

 

«Non dimenticherò mai quando sono atterrata nell'aeroporto di Bangui, ormai  trasformato in un campo profughi. Per la prima volta in vita mia ho  pianto. Né dimenticherò le due bambine arrivate al centro sanitario accompagnate dallo zio: erano  ferite e non parlavano ma i loro occhi raccontavano gli orrori della  guerra. Siamo riusciti a capire che avevano visto morire i genitori durante un assalto al loro villaggio, completamente distrutto, e che  avevano camminato da sole per quattro giorni. Quello che spesso non arriva all'opinione pubblica, perché i media non ne  parlano, è che queste persone sono proprio come noi, con gli stessi  sentimenti, le stesse paure, e l'unica differenza di vivere in un Paese in guerra ormai da anni, senza prospettive e speranze per un futuro  migliore». È il racconto di Teresa Graceffa, infermiera di Medici senza Frontiere appena rientrata dalla Repubblica Centroafricana.

Ci sono guerre che vediamo quasi ogni giorno in tv: in Iraq e in Afghanistan, in Medioriente e in Siria, per esempio. Ci sono quelle su cui siamo informati “a singhiozzo”: il conflitto in Sud Sudan ha conquistato sì le prime pagine di tutto il mondo, ma grazie alle proteste di personaggi come George Clooney. E poi ci sono certe situazioni invisibili, su cui c’è solo silenzio. Proprio come la Repubblica Centroafricana, a cui i tg italiani hanno dedicato due-servizi-due in dieci anni.



A queste guerre che si combattono ignorate dal mondo (e dai media) è dedicato il decimo rapporto sulle crisi dimenticate che Medici Senza Frontiere, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, ha presentato qualche giorno fa al Festival della Letteratura di Mantova. Un’indagine che prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari televisivi (tre della tv pubblica e quattro delle reti private) di prima serata.

I risultati: negli ultimi dieci anni lo spazio per questi temi è crollato dal 16,5% nel 2004 al 2,7% nel primo semestre del 2014. «Eppure un’indagine Eurisko ricorda che il 63% degli italiani vorrebbe ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie» commenta Gabriele Eminente, direttore generale di Msf Italia.

I riflettori si accendono solo quando ci sono atti terroristici (il 65,5% delle notizie sulle crisi), e se sono coinvolte persone occidentali. Oppure se ci sono allarmi internazionali, come è stato per l’ebola quest’estate.

Sul resto, a partire da povertà e malnutrizione, è il nulla.

Un  operatore umanitario che si trova a lavorare in un contesto di guerra dimenticata vede ogni giorno, nel silenzio assoluto dei media e dell'opinione pubblica, sfilare davanti a sé storie terribili.  «Il Sud Sudan è il Paese più giovane del mondo ma è anche il più  dimenticato» dice Silvia Mancini, epidemiologa ed esperta di salute pubblica per Msf. «Ha tassi altissimi di malnutrizione infantile e un conflitto mai sedato. La prima volta  che ci sono stata ho avuto veramente la sensazione di essere  tagliata fuori dal mondo. Il senso di isolamento che vive la sua  popolazione è fortissimo».

«Per un medico come me parlare di crisi dimenticate significa parlare di malattie  dimenticate» dice Barbara Maccagno. «La tubercolosi multiresistente, la malattia del  sonno o la malattia di Chagas, per esempio. Malattie per le quali non vengono raccolti fondi né si fa ricerca: in  Europa non esistono più o non sono mai esistite ma ogni anno  continuano a mietere milioni di vittime in tutto il mondo».



Dar voce a chi non ne ha, accendere la luce su chi vive al buio, è fondamentale. «Quando una notizia non è nei Tg, non lo sono neanche le popolazioni vittime di violenze, sfollamenti, fame e malattie» dice Gabriele Eminente. Che aggiunge: «Negli ultimi anni, Medici senza Frontiere ha aumentato gli interventi nelle aree di crisi più dimenticate: in molti casi siamo l’unica organizzazione ad aiutare persone che altrimenti non avrebbero nessun tipo di attenzione. Per questo continuiamo a chiedere ai media di parlare delle crisi umanitarie che rimangono nascoste agli occhi del pubblico, perché siamo sempre più convinti che la pressione dei mezzi di comunicazione e dell'opinione pubblica su governi, autorità, attori umanitari e politici possa fare la differenza e spingere ad agire anche in Paesi remoti, per aiutare chi è in difficoltà».

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