del

Il coraggio di Nadja che arriverà alle Olimpiadi (nonostante il cancro)

di Donatella Gianforma
Vota la ricetta!

Un caffè con Donna Moderna



Ogni anno quando visito la mostra dedicata ai vincitori del World press photo, il più grande concorso di fotogiornalismo, ne esco con la coscienza ammaccata. E' un viaggio tra gli ultimi della Terra, da cui è difficile tornare. Si fatica a staccare lo sguardo dall'abbraccio di una madre che in Kenia cerca di proteggere i figli dalla follia dei terroristi. Si trattengono le lacrime guardando i vestiti bruciati di tanti ragazzini, vittime della guerra tra bande nel Salvador.  Quest'anno però un reportage e una donna molto speciali mi hanno regalato anche una sensazione diversa, fatta di forza. E di speranza.
L'atleta Nadja Casadei ha 30 anni ed è un'amazzone 2.0. Ha il fisico di una gazzella, la forza di un guerriero, il fascino di una donna giovane e sportiva. E ha il cancro.
Il fotografo Peter Holgersson ha vissuto con lei e la sua famiglia per settimane. Le sue foto sono la testimonianza di come con la malattia più odiata del nostro tempo (e con molto coraggio) oggi ci si può perfino preparare per le Olimpiadi.
Da quando, la scorsa estate, le è stato diagnosticato un tumore del sistema linfatico, Nadja non ha smesso di allenarsi. Perché l'heptathlon, la disciplina a cui dà corpo e anima da sempre, è uno sport estenuante:  le gare durano due giorni e includono cose pazzesche come il salto in alto e il lancio del peso e del giavellotto. E lei vuole qualificarsi per Rio 2016.
Peter ha seguito Nadja in ospedale, mentre tra le lacrime si faceva rasare il capo. L'ha ripresa quando, piegata dalla fatica, faceva esercizio in palestra, con il tubicino per le infusioni della chemio in bella vista. Questa donna si dà alla macchina fotografica senza vergogna. Non nasconde le sue cicatrici né la sua sofferenza.  “Gli atleti hanno una forza speciale" mi spiega la mia collega Barbara che da anni intervista sportivi di ogni disciplina. “Il corpo è la loro intelligenza e la loro mente dialoga in modo intimo con le cellule”. Io penso però che la forza di Nadja non le arrivi solo da anni di sport, ma che sia nell'anima di una nuova generazione di donne che hanno imparato a combattere la paura del tumore prima ancora del tumore stesso. Che non si fanno scippare i loro sogni dalla malattia e che non si nascondono ma anzi si sostengono a vicenda.

Molte, come  racconta Annaleni nel suo post, esorcizzano il dolore scrivendo un blog. Nadja ha scelto di condividere questo momento difficile con un fotografo. Che le ha fatto da specchio. Le ha fatto toccare con mano  non solo la sua sofferenza, anche la sua forza. Ogni volta che guardo queste foto vorrei poter abbracciare Nadja. Succede anche a voi? Cosa pensate della sua storia e del modo in cui ha affrontato la malattia? Io che non sono un'appassionata di atletica so che quando arriverà sulle piste di Rio, sarò a fare il tifo per lei. A urlare lo slogan condiviso da 4000 fan sulla pagina di Facebook dedicata al suo coraggio: Fuck cancer with Nadja.

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna