Il coraggio di Nadja che arriverà alle Olimpiadi (nonostante il cancro)

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    Credits: Nadja Casadei, campionessa svedese di heptathlon, si è ammalata l'anno scorso. Il fotografo Peter Holgersson l'ha seguita durante le terapie. Un reportage che non ha precedenti e che è stato premiato al World press photo.
    © Peter Holgersson, Svezia.
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    Credits: La macchina fotografica accompagna Nadja anche nei momenti più duri. Qui l'atleta si fa rasare il capo durante i cicli di chemioterapia.
    © Peter Holgersson, Svezia
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    Credits: Nadja non ha mai smesso di allenarsi. "Ha affrontato la malattia come un grave infortunio da cui riprendersi" ha spiegato Holgersson intervistato dal World press photo.
    ©Peter Holgersson, Svezia
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    Credits: Nadja in un momento di fatica, durante gli esercizi in palestra. Queste foto e una selezione delle 154 premiate dal World press photo si possono ancora vedere fino all'8 giugno alla Galleria Sozzani di Milano (www.galleriasozzani.org). Durante l'estate saranno in tour in tutto il mondo. E il prossimo novembre arriveranno a Lucca.
    ©Peter Holgersson, Svezia
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    Credits: In molte immagini c'è la forza di un'illusione. Anche in questo scatto, eletto foto dell'anno. Chi sono questi uomini? Turisti? Astronomi? In realtà siamo su una spiaggia lungo il Mar Rosso, tra migranti africani. «Erano somali in cerca del segnale. Stavano cercando di collegarsi con i loro cari» racconta il fotografo John Stanmeyer nel libro sul World press photo 2014, appena pubblicato da Contrasto.
    © John Stanmeyer, USA, VII per National Geographic
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    Credits: Mentre guardavo questa immagine ho tenuto il fiato in sospeso. Ho letto tutta la didascalia. Non riuscivo a capire il destino di questa madre e dei suoi due bambini. Cercavano di proteggersi dalla furia dei terroristi che lo scorso novembre hanno scatenato l'inferno in un centro commerciale di Nairobi. Loro tre ce l'hanno fatta, si sono salvati. Ma il bilancio finale è stato di 60 vittime. Il reporter Tyler Hick è stato premiato per la sua incredibile testimonianza.
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di

Donatella Gianforma



Ogni anno quando visito la mostra dedicata ai vincitori del World press photo, il più grande concorso di fotogiornalismo, ne esco con la coscienza ammaccata. E' un viaggio tra gli ultimi della Terra, da cui è difficile tornare. Si fatica a staccare lo sguardo dall'abbraccio di una madre che in Kenia cerca di proteggere i figli dalla follia dei terroristi. Si trattengono le lacrime guardando i vestiti bruciati di tanti ragazzini, vittime della guerra tra bande nel Salvador.  Quest'anno però un reportage e una donna molto speciali mi hanno regalato anche una sensazione diversa, fatta di forza. E di speranza.
L'atleta Nadja Casadei ha 30 anni ed è un'amazzone 2.0. Ha il fisico di una gazzella, la forza di un guerriero, il fascino di una donna giovane e sportiva. E ha il cancro.
Il fotografo Peter Holgersson ha vissuto con lei e la sua famiglia per settimane. Le sue foto sono la testimonianza di come con la malattia più odiata del nostro tempo (e con molto coraggio) oggi ci si può perfino preparare per le Olimpiadi.
Da quando, la scorsa estate, le è stato diagnosticato un tumore del sistema linfatico, Nadja non ha smesso di allenarsi. Perché l'heptathlon, la disciplina a cui dà corpo e anima da sempre, è uno sport estenuante:  le gare durano due giorni e includono cose pazzesche come il salto in alto e il lancio del peso e del giavellotto. E lei vuole qualificarsi per Rio 2016.
Peter ha seguito Nadja in ospedale, mentre tra le lacrime si faceva rasare il capo. L'ha ripresa quando, piegata dalla fatica, faceva esercizio in palestra, con il tubicino per le infusioni della chemio in bella vista. Questa donna si dà alla macchina fotografica senza vergogna. Non nasconde le sue cicatrici né la sua sofferenza.  “Gli atleti hanno una forza speciale" mi spiega la mia collega Barbara che da anni intervista sportivi di ogni disciplina. “Il corpo è la loro intelligenza e la loro mente dialoga in modo intimo con le cellule”. Io penso però che la forza di Nadja non le arrivi solo da anni di sport, ma che sia nell'anima di una nuova generazione di donne che hanno imparato a combattere la paura del tumore prima ancora del tumore stesso. Che non si fanno scippare i loro sogni dalla malattia e che non si nascondono ma anzi si sostengono a vicenda.

Molte, come  racconta Annaleni nel suo post, esorcizzano il dolore scrivendo un blog. Nadja ha scelto di condividere questo momento difficile con un fotografo. Che le ha fatto da specchio. Le ha fatto toccare con mano  non solo la sua sofferenza, anche la sua forza. Ogni volta che guardo queste foto vorrei poter abbracciare Nadja. Succede anche a voi? Cosa pensate della sua storia e del modo in cui ha affrontato la malattia? Io che non sono un'appassionata di atletica so che quando arriverà sulle piste di Rio, sarò a fare il tifo per lei. A urlare lo slogan condiviso da 4000 fan sulla pagina di Facebook dedicata al suo coraggio: Fuck cancer with Nadja.

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