Ong e migranti: le domande aperte

Credits: Un migrante nel porto di Palermo, 18 aprile 2017. Foto di Alessandro Fucarini/AFP/Getty Images
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Isabella Colombo

Sono quelle che ci facciamo tutti dopo che il procuratore di Catania ha accusato alcune organizzazioni umanitarie di collaborare con i trafficanti. Rispondono gli esperti

L'ombra nera del business si allunga sul Mediterraneo, in quella zona di mare-cimitero dove in questo 2017 hanno già perso la vita oltre 1.000 persone. Alcune organizzazioni umanitarie, che prestano soccorso con le loro navi, sono state accusate dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro di collaborare con i trafficanti, che le finanzierebbero per portare i migranti in Italia. Dichiarazioni forti, ma non ancora provate, che hanno fatto montare le polemiche politiche e la confusione sul fenomeno dei salvataggi. Si parla per esempio di intralcio da parte delle Ong alle operazioni in mare (però la Marina militare smentisce). E si è tirato in ballo, con varie interpretazioni, il rapporto Frontex, l’Agenzia europea che tutela i confini europei. Noi abbiamo chiesto agli esperti di aiutarci a fare chiarezza, per capire cosa sta succedendo davvero nel canale di Sicilia e se è possibile lucrare sulla pelle di chi fugge da guerra e povertà per rischiare un’altra morte.

Che ruolo hanno le Ong nei salvataggi dei migranti in mare?

«In questi ultimi anni le Ong si sono insediate in una zona grigia: operano in quel vuoto creato dal gap tra le politiche dichiarate dei governi europei e la realtà» spiega Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni all’università degli Studi di Milano e direttore della rivista Mondi migranti. «Da una parte gli Stati e i politici vogliono impedire gli arrivi, perché è su questo che oggi si vincono e si perdono le elezioni. Dall’altra, i migranti ci sono e qualcuno deve pur aiutarli. Così le navi militari arretrano e arrivano le Ong». Il loro ruolo si è rafforzato dopo le tragedie del 2015.

La risposta di Medici senza Frontiere

«In un caso su 4 i soccorsi venivano gestiti da navi mercantili di passaggio allertate dalla Guardia costiera perché vicine al disastro. Però non erano attrezzate: sono così scaturiti incidenti che hanno provocato più vittime. Quindi abbiamo assunto noi quel compito: se prima gestivamo il 13% dei salvataggi, oggi siamo al 28» spiega Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza frontiere, una delle principali Ong, che con 3 navi presidia il tratto di mare tra Libia e Italia. «Le navi dell’operazione europea Sophia, che ha lo scopo di contrastare le rotte dei trafficanti, non si possono occupare solo di soccorsi. Per quello servirebbe una flotta dedicata. In attesa che l’Europa la predisponga, ci siamo noi lì a salvare le vite».

In foto: migranti nel porto di Catania, 21 marzo 2017

Credits: Giovanni Isolino/AFP/Getty Images

È possibile che le Ong operino senza controllo?

«Le segnalazioni di migranti in mare possono arrivare dai nostri avvistamenti o da quelli della Guardia costiera» dice Bertotto. «In entrambi i casi c’è un coordinamento continuo: le forze dell’ordine ci dicono dove andare e cosa fare, dove stazionare, quale tratto di mare presidiare. Senza le loro istruzioni non ci muoviamo». Il dubbio, sollevato dal procuratore Zuccaro, che le navi possano agire autonomamente, persino in accordo con i trafficanti, riguarderebbe alcune Ong con bandiere straniere e finanziate non si sa da chi. «Ma nella realtà è improbabile che possano agire di nascosto: il Mediterraneo è un mare ben presidiato, con un monitoraggio continuo e linee di comunicazione aperte» aggiunge Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione Ong italiane.

Perché i salvataggi avvengono sempre più a Sud, quasi al confine con le acque libiche?

«Era così anche prima che le Ong intervenissero» assicura Bertotto. «Lo dicono i rapporti della missione di salvataggio Mare Nostrum della Marina, già nel 2014». La causa va cercata in Libia, dove si imbarcano i clandestini. «I trafficanti non usano più i barconi, ma mettono più gente possibile su natanti fragili e affidano timone e telefono satellitare agli stessi profughi» afferma Ambrosini. «È ingenuo pensare a un complotto ordito tra scafisti e Ong ai danni dell’Europa, quello che accade è solo una logica concatenazione di eventi: dalle barche i migranti chiamano i soccorsi prima di varcare le acque internazionali e affrontare la parte più pericolosa del viaggio».

In foto: bambini nel centro di detenzione di Zawiyah, 45 km ad ovest di Tripoli, in Libia, 18 aprile 2017

Credits: Mahmud Turkia/AFP/Getty Images

Cosa consentirebbe davvero lo smantellamento della rete dei trafficanti?

«Permettere ai rifugiati politici di venire legalmente in Europa a fare domanda di asilo. Un sistema già sperimentato con i cosiddetti “corridoi umanitari” gestiti per esempio dalla comunità Sant’Egidio: i migranti confluiscono in zone sicure di raccolta, vendono provvisti di documenti e messi su un aereo» dice Ambrosini. E per chi fugge dalla povertà? «Servono politiche di cooperazione internazionale che isolino i dittatori e investano dove serve» aggiunge Stilli. «Gli accordi fatti con la Libia hanno solo inasprito il dramma: alcune tribù non li hanno ratificati e a causa della corruzione delle loro autorità costiere i trafficanti si arricchiscono».

È possibile che alcune Ong siano finanziate dalle cooperative di accoglienza, che ricevono fondi in base al numero dei migranti di cui si occupano?

«C’è un controllo sui flussi di denaro che le cooperative gestiscono. Ma non solo: le cooperative e le Ong che operano in mare sono realtà che agiscono in ambiti diversi e senza correlazione diretta. In mezzo c’è tutto un sistema statale di smistamento dei migranti che non permette certo di stabilire accordi tra navi e centri di accoglienza» assicura Stilli. «È vero che in un Paese come il nostro, che ci ha abituati a scandali anche in questo ambito, come gli appalti truccati al Cara di Mineo, il più grande centro d’accoglienza d’Europa, il rischio di speculazioni c’è. Più sulla terraferma però: per esempio, molti Comuni assegnano il ruolo di accoglienza diffusa anche a operatori profit che non sono preparati, come albergatori con stanze a disposizione che, in questo sistema, intravedono un business. Ma per chi opera come si deve, con mediatori, corsi di italiano e supporto psicologico, non c’è alcun margine per una cresta sui 35 euro che lo Stato dà al giorno per ogni immigrato».

In foto: migranti nel porto di Catania, 21 marzo 2017

Credits: Alessandro Fucarini/AFP/Getty Images

I numeri del fenomeno

44.776 I migranti arrivati via mare in Europa da gennaio a fine aprile del 2017. 24.000 I migranti arrivati via mare in Italia nei primi mesi di quest’anno. 1.090 I morti durante la traversata già accertati nel 2017. 14 Il numero dei morti in media al giorno nel 2016 tra i migranti diretti in Italia. 4 I Centri di primo soccorso e accolgienza (Cpsa). 14 I Centri di accoglienza (Cda) e Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). 5 I Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Fonti: Ministero dell'Interno, Alto Commissariato dell'ONU per i Rifugiati UNHCR.

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