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Perché gli accoltellamenti a Gerusalemme?

di Oscar Puntel
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Nel sud del Paese l'ennesimo attentato con i coltelli contro un autobus israeliano. Pochi giorni fa l'attacco alla tomba di Giuseppe. Intanto Gerusalemme alza un muro tra il quartiere ebraico vittima degli ultimi attentati e quello arabo. Ma cos'è successo nelle ultime settimane tra israeliani e palestinesi? Perché ora l'Intifada è passata dalle pietre ai coltelli?

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Nel sud del Paese l'ennesimo attentato con i coltelli contro un autobus israeliano. Pochi giorni fa l'attacco alla tomba di Giuseppe. Intanto Gerusalemme alza un muro tra il quartiere ebraico vittima degli ultimi attentati e quello arabo. Ma cos'è successo nelle ultime settimane tra israeliani e palestinesi? Perché ora l'Intifada è passata dalle pietre ai coltelli?

Ancora accoltellamenti, lanci di sassi e violenze fra israeliani e Palestinesi. L'ultima notizia che ci raggiunge è quella di coltelli e sassi contro un autobus nel sud del Paese. Una escalation di violenza che pare senza fine, cominciata a metà settembre. In una "giornata della rabbia", venerdì 16 ottobre, è stata bruciata anche la tomba di Giuseppe. Molti di questi attacchi sono solitari, Condotti da giovani palestinesi armati di coltello. E cui Israele risponde col fuoco. Per questo l'ondata di aggressioni è stata definita "Intifada dei coltelli".

Mercoledì 21 ottobre, il premier israeliano Netanyahu incontra a Berlino il segretario di Stato Usa, John Kerry, che vorrebbe un vertice in Giordania, anche con il presidente palestinese Abu Mazen. Obiettivo: ridurre le tensioni. Cosa sta succedendo in quelle terre del Medio Oriente?

I luoghi sacri.

Nella parte vecchia di Gerusalemme c'è una area sacra per musulmani, ebrei e cristiani. Gli arabi la chiamano «Spianata delle moschee», dove si trova la nota moschea di Al-Aqsa. Per gli Ebrei invece è il «Monte del Tempio» perché è lì che sorgeva l'antico tempio di Gerusalemme, di cui resta oggi, il Muro del pianto. Questi luoghi sacri sono oggetto di contesa: un accordo ha garantito ai musulmani la sovranità religiosa sul sito, consentendo a Israele il controllo dell'accesso all'area.

Perché le tensioni

Agli inizi di settembre, il ministro israeliano della difesa ha emesso un decreto con cui vietava l'accesso al «Spianata» ad alcuni gruppi musulmani. L'intento era di evitare il contatto con ebrei in visita al Muro del Pianto (che sorge nello stesso sito) in occasione del Capodanno ebraico. In risposta, un gruppo di palestinesi si è barricato nella moschea di Al-Aqsa provocando la reazione delle forze di sicurezza israeliane, su un suolo sacro per l'Islam. Israele ha deciso alcune restrizioni per certe aree. E questo ha innescato altre violenze. Oggi, molti giovani che attaccano con pietre e coltelli chiedono proprio la liberazione del sito di Al-Aqsa e accusano Israele di volerla occupare.

Le colonie

Le colonie sono insediamenti, villaggi israeliani in territorio palestinese, spesso protetti da alti muri difensivi. Israele ritiene sua quella terra e i palestinesi contestano l'illegittimità di quella occupazione, visto che si tratta di territori assegnati agli arabi da organismi internazionali. Dal 1948 a oggi, Israele ha costruito moltissime colonie alla periferia di Gerusalemme e in Cisgiordania. E questo è un altro punto di scontro fra i due popoli. Non è un caso che il primo accoltellamento sia avvenuto proprio ai danni di una coppia di coloni, nel nord della Cisgiordania.

Intifada

È un termine arabo che significa «rivoluzione», «sollevazione». Indica quindi una rivolta organizzata da gruppi di palestinesi per indebolire Israele. La prima risale alla fine degli anni Ottanta, la seconda nei primi anni del Duemila. Le rivolte di questi giorni parlano di «terza Intifada», ma molti analisti contestano il termine proprio perché accoltellamenti, lanci di pietra e aggressioni palestinesi ai danni di israeliani sono per lo più iniziative di singoli, che non si riconoscono in alcun gruppo politico o organizzazione militare.

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