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Perché le bombe in Turchia?

di Oscar Puntel
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Sabato 10 ottobre ad Ankara due bombe hanno ucciso 128 persone e ferite quasi 250. La Turchia è un Paese politicamente instabile, lacerato da tensioni interne, alle soglia di delicate elezioni e con un vicino molto scomodo: la Siria. Un'esperta ci spiega il significato di questo attentato, il peggiore nella storia della Turchia

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Sabato 10 ottobre ad Ankara due bombe hanno ucciso 128 persone e ferite quasi 250. La Turchia è un Paese politicamente instabile, lacerato da tensioni interne, alle soglia di delicate elezioni e con un vicino molto scomodo: la Siria. Un'esperta ci spiega il significato di questo attentato, il peggiore nella storia della Turchia

La Turchia è stata scossa, sabato 10 ottobre, dal più cruento attentato della sua storia. Due bombe, ad Ankara, contro una manifestazione per la pace di sindacati e organizzazioni sociali, tra cui il partito filocurdo Hdp. I manifestanti chiedevano la fine dell'offensiva scatenata a luglio dal governo contro il Pkk, da 30 anni in lotta per la creazione di uno Stato proprio all'interno della Turchia. “Questo Paese sta vivendo un periodo di tensione politica sul piano interno e su quello regionale, che va avanti da diversi mesi. Una crisi che ha una precisa chiave di lettura” ci spiega Valeria Talbot dell'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale. Vediamo quale.

L'instabilità politica interna “La Turchia vive un periodo di forte lacerazione interna. Il 7 giugno ci sono state elezioni politiche che non hanno portato a un governo stabile. Dalle urne, a farne le spese è stato l'Akp, il partito del presidente Erdogan, e per la prima volta in Parlamento è entrata la minoranza curda, con il Partito del popolo democratico (Hdp), formazione giovane e moderata” spiega Valeria Talbot. L'exploit di questo partito ha mandato 80 deputati all'Assemblea, con uno storico 13%. “E questo significa che i voti sono arrivati sì dalla minoranza curda (circa 15 milioni di persone), contro cui Erdogan ha scatenato a luglio una nuova campagna, ma anche dagli scontenti dei partiti tradizionali”. Dopo 13 anni di monocolore Akp, l'erosione dei seggi non ha permesso al partito di Erdogan neppure la formazione di un governo di coalizione. E secondo alcun analisti, le bombe di Ankara avrebbero lo scopo di far arrivare i curdi allo scontro totale con il governo, impedendo qualsiasi accordo.

I confini in guerra Tutto il confine sud della Turchia è rovente. “Damasco da più di 4 anni è alle prese con una guerra civile e Ankara, schierata contro il regime del siriano Bashar al-Assad, ha avuto in passato un atteggiamento molto ambiguo, perché ha sostenuto un variegato e discutibile fronte di opposizione siriana, milizie del Califfato islamico incluse” dice l'esperta dell'Ispi. Si aggiungano poi i raid aerei turchi contro i curdi del Pkk, attaccati a Nord dell'Iraq e della Siria, per impedire la nascita di uno stato autonomo per questa minoranza.

Rischio escalation Ankara è ai ferri corti anche con la Russia, sebbene sia il suo primo fornitore di gas. “Il regime siriano – ricorda Talbot - è sostenuto da Iran e dalla Russia che, intervenuta militarmente, è accusata di aver colpito ribelli anti-Assad ma non jihadisti, oltre che di violazione dello spazio aereo. In questo clima di tensione, il primo novembre la Turchia tornerà alle urne. E le due bombe scoppiate ad
Ankara non servono ad altro che ad acuirlo”.

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