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Avremo meno privacy in nome della sicurezza?

di Francesco Magnani
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L’Isis usa la Rete per fare propaganda e pianificare attentati e, proprio per fronteggiare la minaccia del terrorismo, i governi europei chiedono più controlli sul web

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L’Isis usa la Rete per fare propaganda e pianificare attentati e, proprio per fronteggiare la minaccia del terrorismo, i governi europei chiedono più controlli sul web

Dobbiamo quindi accettare che qualcuno legga le nostre mail e persino – come annunciato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando – le conversazioni sulle console dei videogame? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Sartor, ordinario di Informatica giuridica e direttore del master di Diritto delle nuove tecnologie all’università di Bologna.

Oggi la riservatezza sul web è a rischio? «Dopo l’attentato alla rivista Charlie Hebdo, a gennaio 2015, i governi europei hanno deciso di prolungare i tempi di conservazione dei metadati on line e telefonici da 6 mesi a 2 anni. Significa che non viene archiviato cosa scriviamo sul web o cosa diciamo al cellulare, ma con chi, quando e per quanto tempo lo facciamo».

È giusto, davanti alla minaccia del terrorismo, sacrificare una parte della nostra riservatezza sul web? «Con i metadati si può risalire alla rete di contatti di un sospettato anche prima che iniziasse a essere pedinato. In una fase così delicata, ritengo sia opportuno mettere a disposizione delle autorità una fonte in più di informazioni, purché si tratti di una misura provvisoria».

Con i nuovi controlli sul web, la polizia leggerà tutte le mail? «La polizia può oggi indagare sui nostri dati pubblici: per esempio, i post sui social network o i blog. Secondo le attuali norme italiane, però, solo un giudice la autorizza a intercettare mail e chat o ad accedere ai nostri archivi personali, sul pc o in Rete».

Il ministro Orlando parla anche di controlli su chat e videogiochi. «Per il momento si tratta di un annuncio. Se si traducesse in provvedimenti come quelli adottati in Francia, che consentono alla polizia l’accesso senza l’autorizzazione del giudice a tutti i tipi di messaggi elettronici per individuare potenziali sospetti, si tratterebbe di una forte interferenza nella libertà personale».

Ci sono strumenti per rafforzare la nostra privacy on line? «Chiunque può usare strumenti crittografici, che permettono di inviare messaggi cifrati leggibili solo dal destinatario. Sono software utilizzati anche dai terroristi e in Europa si discute se limitarne l’uso. Io credo che vietare la crittografia sarebbe una grave limitazione della libertà di comunicazione, oltre che difficilissimo da applicare».

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